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20 Gennaio 2026 Enrica Perrucchietti
«In 5 anni il valore dei patrimoni dei miliardari globali è cresciuto dell’81% e, da soli, 12 tra gli individui più ricchi del pianeta detengono più ricchezza del 50% più povero dell’umanità». Il Rapporto Oxfam 2026, presentato in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum a Davos, fotografa un salto storico nella polarizzazione economica mondiale: per la prima volta, i miliardari sono oltre 3.000. Le loro fortune complessive valgono più di 18 trilioni di dollari, una ricchezza che supera di otto volte il Pil italiano. Dodici individui concentrano più risorse della metà più povera dell’umanità, mentre miliardi di persone restano intrappolate nella precarietà, in un mondo in cui l’accumulo estremo di capitale ridisegna i rapporti di potere, trasformando il mondo in un’arena oligarchica.
Da marzo 2020 a oggi, i patrimoni dei miliardari sono cresciuti dell’81% in termini reali. Solo nell’ultimo anno, l’incremento è stato di 2,5 trilioni di dollari con un tasso di crescita annuo del 16,2%, tre volte superiore alla media del quinquennio precedente.
Il divario è ormai strutturale: in media, l’1% più ricco del pianeta controlla il 43,8% della ricchezza globale e dispone di una ricchezza superiore di 8.251 volte rispetto a quella di una persona collocata nella metà più povera dell’umanità.
È una forbice che non si limita a descrivere l’ingiustizia: la produce.
Secondo il rapporto, «Il 65% della ricchezza accumulata dai miliardari nell’ultimo anno equivale alle risorse necessarie a porre fine alla povertà globale». E aggiunge: «La loro ricchezza aggregata vale 26 volte l’ammontare necessario a riportare alla soglia di 3 dollari al giorno chiunque viva sotto tale livello di povertà estrema».
Eppure, mentre i super-ricchi prosperano, secondo la Banca Mondiale, quasi 3,8 miliardi di persone vivono in condizioni di povertà e le prospettive non migliorano: senza un cambio di rotta, nel 2050 un terzo della popolazione mondiale resterà intrappolato nella deprivazione.
Anche l’Italia segue questa traiettoria. Oxfam la definisce «il Paese delle fortune invertite»: «la ricchezza è sempre più concentrata in alto, mentre la metà più povera della popolazione registra da anni un calo della propria quota».
È un movimento costante: chi dispone di capitali, immobili e rendite consolida il proprio vantaggio, mentre chi vive di lavoro perde terreno.
Il 10% più ricco delle famiglie controlla il 59,9% della ricchezza nazionale, mentre la metà più povera si ferma al 7,4%.
Tra giugno 2024 e giugno 2025 il patrimonio complessivo è cresciuto del 3,6%, ma quasi due terzi dell’aumento sono finiti al 5% più ricco, alla metà inferiore è arrivato appena il 4,6%.
I 79 miliardari italiani, nello stesso periodo, hanno guadagnato 54,6 miliardi in termini reali, con fortune in larga parte ereditarie.
La vulnerabilità si espande «a macchia di leopardo» e non riguarda più soltanto le periferie sociali, ma attraversa lavoratori, giovani, famiglie monoreddito. Le opportunità si divaricano: «chi sta meglio ha migliori chance educative e lavorative e migliore accesso al credito».
La crescita dell’occupazione non basta a compensare la bassa qualità del lavoro, la sottoccupazione di giovani e donne, i salari fermi e l’aumento del lavoro povero. Anche avere un impiego non mette più al riparo dalla povertà: affitti, energia e beni essenziali erodono redditi già fragili. In questo quadro, le politiche pubbliche «riconoscono meriti e premialità a gruppi sociali e territori in condizioni di relativo vantaggio» e «non sono inclini a ricucire i divari economici e le profonde fratture sociali del Paese».
Per questo Oxfam è netta:la disuguaglianza «non è un fenomeno casuale e ineluttabile, è frutto di scelte politiche».
Il Rapporto Oxfam descrive un mondo in cui l’estrema ricchezza cresce molto più rapidamente della capacità collettiva di ridurre la povertà. «Se l’incremento di ricchezza dei miliardari nel 2025 fosse distribuito tra tutti i cittadini del pianeta – 250 dollari a persona – i miliardari sarebbero comunque più ricchi di oltre 500 miliardi rispetto all’anno precedente». L’accumulazione procede anche quando viene “simulata” la redistribuzione. Il paradosso è evidente: mentre pochi concentrano capitali equivalenti a intere economie nazionali, miliardi di persone restano esposte a fame, precarietà abitativa, accesso incerto a sanità e istruzione.
Oxfam propone un cambio di rotta: tassazione progressiva dei grandi patrimoni, contrasto alle scappatoie fiscali, rafforzamento dei servizi pubblici, politiche salariali dignitose.
Nel rapporto trova spazio anche il “limitarismo” di Ingrid Robeyns: fissare per legge una soglia massima alla ricchezza individuale – attorno ai 10 milioni di euro o dollari – oltre la quale i patrimoni verrebbero fortemente tassati a beneficio dell’interesse collettivo. Non per livellare le disuguaglianze, ma per spezzare una dinamica che rende la ricchezza sempre più ereditaria e la povertà permanente. In un mondo in cui 3.000 persone concentrano capitali superiori a quelli di intere nazioni, il problema non è la scarsità: è la distribuzione.

Enrica Perucchietti
Laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.