Groenlandia, i tecno-miliardari spingono Trump

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Lois Parshley 20 Gennaio 2026

Dietro le mire sulla nazione artica c’è il peso delle grandi imprese tecnologiche, come Palantir, ma anche dell’estrazione di minerali, petrolio e terre rare. Un’operazione di stampo coloniale a cui i groenlandesi potrebbero reagire rivendicando l’indipendenza

Il presidente  Donald Trump ha iniziato il suo secondo mandato con gli occhi puntati sulla Groenlandia. Quando ha proposto per la prima volta di acquistare la nazione artica durante la sua prima amministrazione, la proposta fu considerata una presa in giro. Ma ha dimostrato di voler raddoppiare gli sforzi per conquistare l’obiettivo. 

Sebbene l’isola non sia in vendita, il presidente  ha sottolineato l’importanza della Groenlandia per la sicurezza nazionale degli Stati uniti. Non ha detto però che un’acquisizione da parte degli Usa potrebbe indebolire le leggi minerarie del paese e il divieto di proprietà privata, favorendo i piani dei donatori di Trump di trarre profitto dai giacimenti minerari dell’isola e costruire una tecno-città liberista.

Trump, che ha riassunto la sua politica sulle risorse naturali con «drill, baby, drill» (trivella, tesoro, trivella), probabilmente gestirebbe le risorse naturali dell’isola in modo molto diverso dall’attuale governo, finora in opposizione ai grandi progetti estrattivi.

Nel 2019, l’ambasciatore di Trump in Danimarca e Groenlandia visitò  un importante progetto di estrazione di terre rare sull’isola, poco prima dei primi annunci per l’acquisto del paese. L’opposizione allo sfruttamento delle miniere portò al potere due anni dopo il partito politico liberale Inuit Ataqatigiit, che bloccò la miniera e vietò  qualsiasi futuro sfruttamento petrolifero. La rinnovata intenzione di Trump di impossessarsi della Groenlandia ha riacceso i dibattiti sulla sua sovranità, mentre il paese si confronta con il compromesso tra opportunità economiche e indipendenza dalla Danimarca. Con lo scioglimento dei ghiacciai, il paese si trova anche ad affrontare radicali trasformazioni causate dal clima, che minacciano le attività tradizionali come la pesca e la caccia e mettono a rischio preziose risorse minerarie.

Questi cambiamenti hanno suscitato l’interesse di personaggi di spicco legati a Trump. I magnati della tecnologia in prima fila al suo insediamento, come Mark Zuckerberg e Jeff Bezos, sono anche investitori in una start-up che mira a estrarre dalla Groenlandia occidentale materiali cruciali per il boom dell’intelligenza artificiale.

L’azienda, KoBold Metals, utilizza l’intelligenza artificiale per localizzare ed estrarre minerali di terre rare. Il loro algoritmo proprietario analizza rilievi geologici finanziati dal governo e altri dati per individuare giacimenti significativi. Il programma ha individuato la costa frastagliata della Groenlandia sud-occidentale, dove l’azienda detiene ora una partecipazione del 51% nel progetto Disko-Nuussuaq, alla ricerca di minerali come il rame.

Solo due settimane prima che alcuni dei suoi investitori si presentassero ai festeggiamenti del Campidoglio, KoBold Metals ha raccolto 537 milioni di dollari nella sua raccolta di finanziamenti, portando la propria valutazione a circa 3 miliardi di dollari. Tra i finanziatori anche una delle principali società di venture capital fondata da Marc Andreessen, uno dei primi imprenditori della Silicon Valley che ha contribuito a definire le politiche tecnologiche dell’amministrazione, tra cui la consulenza al Dipartimento per l’Efficienza Governativa di Trump  in qualità di autoproclamato  «stagista non retribuito».

«Crediamo nell’avventura», ha scritto Andreessen in un lungo manifesto del 2023 in cui delineava le sue critiche al governo centralizzato, sostenendo che i tecnologi avrebbero dovuto prendere il controllo, «ribellandosi allo status quo, mappando territori inesplorati, sconfiggendo draghi e portando a casa il bottino per la nostra comunità». Connie Chan, socio accomandatario della società di venture capital Andreessen Horowitz, è indicato come direttore di KoBold nel documento del 2022 alla Securities and Exchange Commission. Oltre a KoBold, Andreessen ha sostenuto anche altre iniziative che hanno come target la nazione artica: è un importante investitore in Praxis Nation, un progetto che mira a utilizzare la Groenlandia per stabilire uno «Stato crittografico», una comunità sperimentale e autonoma costruita attorno a ideali libertariani e tecnologie come la criptovaluta. L’iniziativa è finanziata in parte anche da Pronomos Capital, un gruppo di venture capital fondato dal nipote dell’economista Milton Friedman e finanziato da figure libertariane come Peter Thiel, la cui famiglia avrebbe gestito una  miniera di uranio in Namibia. Pronomos mira a creare città private e favorevoli alle imprese come Praxis, spesso in paesi in via di sviluppo, dove gli investitori potrebbero scrivere le proprie leggi e regolamenti.

Questi «broligarchi» ora hanno l’ascolto del presidente. Thiel è stato un importante sostenitore di Trump, investendo  milioni di dollari nel corso della sua carriera politica e presentandolo all’attuale vicepresidente J.D. Vance. In particolare, a dicembre 2024 Trump ha annunciato che il partner di Thiel, Ken Howery, sarebbe stato il suo ambasciatore danese, rendendo esplicitamente chiare le sue intenzioni.

Un prezzo troppo alto

Per secoli, la lotta per il controllo della Groenlandia ha ruotato attorno alle sue risorse naturali. Il paese, stretto tra i ghiacci, fa parte della Danimarca dal 1721, quando una spedizione missionaria sostenuta da mercanti cercò di diffondere il cristianesimo tra la popolazione Inuit e di espandere la caccia alle balene e le rotte commerciali. La Groenlandia ottenne l’autonomia nel 1979, sebbene i danesi continuassero a controllarne le relazioni estere e la difesa, consentendo agli Stati uniti di costruire e gestire basi militari. In un referendum del 2008, i groenlandesi votarono per una maggiore indipendenza, che consentisse loro di assumere il controllo delle proprie risorse naturali e di altre funzioni statali. Nello stesso anno, l’Us Geological Survey scoprì che il paese possedeva una delle maggiori riserve potenziali di petrolio e gas al mondo. Stime più recenti suggeriscono che l’Artico potrebbe contenere il 13% del petrolio non scoperto al mondo e il 30% del gas naturale non scoperto. Il rapporto attirò l’attenzione di importanti compagnie petrolifere come ConocoPhillips, Chevron e BP, che iniziarono ad acquisire licenze di esplorazione e a condurre indagini in Groenlandia e nelle sue aree offshore.

Ma produrre petrolio in condizioni così estreme è difficile e costoso a causa degli elevati costi di trasporto e delle limitazioni infrastrutturali. ExxonMobil, ad esempio, ha ritirato la sua richiesta nel 2013, poiché la tendenza al ribasso dei prezzi del petrolio ha reso economicamente impraticabile un ulteriore sviluppo. Quando Siumut, un partito politico indipendentista, salì al potere all’inizio di quell’anno, il leader Aleqa Hammond dichiarò che il paese avrebbe invece intrapreso la transizione verso l’estrazione mineraria,  affermando: «Se vogliamo una maggiore autonomia dalla Danimarca, dobbiamo finanziarla noi stessi. Questo significa trovare nuove fonti di reddito». Nel 2014, il governo ha annunciato un piano nazionale quadriennale per creare «nuove opportunità di reddito e occupazione nel settore delle risorse minerarie». Tuttavia, poiché i vasti giacimenti minerari della Groenlandia contengono spesso uranio, la fiorente industria mineraria è entrata rapidamente in conflitto con la rigida politica danese contro l’estrazione di materiali radioattivi. La Danimarca  ha scelto di non sviluppare l’energia nucleare negli anni Ottanta e ha normative relativamente severe in materia di radioprotezione.

Una delle misure adottate dal governo guidato da Siumut nel 2014 è stata la proposta di un disegno di legge che avrebbe limitato  l’accesso del pubblico alle informazioni ambientali e ai processi decisionali relativi all’estrazione mineraria. Ha inoltre abbassato gli standard ambientali per l’estrazione dell’uranio. Il disegno di legge  non fu approvato ma, con il sostegno di Siumut, un progetto internazionale che mirava all’estrazione di uranio e terre rare ottenne  l’approvazione preliminare. La società australiana Greenland Minerals (ora Energy Transition Minerals) trovò il sostegno della cinese Shenghe Resources Holdings e portò l’ambasciatrice di Trump in Groenlandia, Carla Sands, sul posto per una visita nel luglio 2019. Il mese successivo, Trump annunciò di voler acquistare l’isola,  paragonandola a «un grande affare immobiliare».

Sands, ex chiropratica e attrice di soap opera, ora lavora per l’America First Policy Institute, un think tank conservatore che si occupa, tra le altre questioni nazionaliste, di rafforzare le catene di approvvigionamento minerario degli Stati uniti. La miniera proposta da Energy Transition Minerals ha scatenato enormi polemiche: le preoccupazioni per il potenziale impatto sulle industrie ittiche e sulle forniture alimentari hanno portato il partito Siumut a uscire nel 2021 da un potere occupato da decenni. «Esiste una dialettica generazionale in corso», afferma Barry Zellen, ricercatore senior di Arctic Security presso l’Institute of the North, tra i movimenti pro-sviluppo e pro-sussistenza «che tende a oscillare in modo pendolare».

Quando il partito Inuit Ataqatigiit, più orientato a sinistra, è andato al potere, ha approvato rapidamente una legge che ripristinava i limiti sull’uranio, revocava i permessi dell’Energy Transition Minerals e  vietava tutte le future esplorazioni di petrolio e gas. «Il prezzo dell’estrazione del petrolio è troppo alto», ha scritto il partito in una dichiarazione all’epoca. «Ciò si basa su calcoli economici, ma anche le considerazioni sull’impatto sul clima e sull’ambiente giocano un ruolo centrale nella decisione».

Questo tipo di tutela ambientale è esattamente ciò che Trump intende eliminare dall’industria mineraria americana. Nel suo primo giorno in carica, uno dei suoi tanti ordini esecutivi ha ordinato ai funzionari governativi di rimuovere «oneri indebiti» dal settore, in modo che gli Stati uniti potessero diventare «il principale produttore e trasformatore di minerali non combustibili, compresi i minerali delle terre rare». La spinta per il controllo del paese artico arriva mentre investitori facoltosi come Andreessen sono stati attratti dalle start-up che sperano di costruire enclave sperimentali, convinti dalla promessa di libertà dai vincoli governativi.

Proposte per questi criptostati sono emerse in Honduras, Nigeria, Isole Marshall e Panama, quest’ultima proposta da Trump anche per la conquista militare. Sebbene ogni concetto cambia a seconda della situazione, spesso la strategia di vendita prevede la sostituzione di tasse e regolamenti con criptovalute e blockchain. Per Praxis questi sogni utopici hanno portato alla Groenlandia, spesso erroneamente immaginata come una frontiera disabitata. «Sono andato in Groenlandia per cercare di comprarla», ha scritto il fondatore di Praxis, Dryden Brown, su X a novembre 2024, sottolineando di essersi interessato per la prima volta all’isola «quando Trump si è offerto di acquistarla nel 2019». Una volta a Nuuk, ha appreso che il paese ha a lungo cercato l’indipendenza e che molti groenlandesi sostengono la sovranità, sebbene il paese continui a dipendere dalla Danimarca per il sostegno finanziario. Attualmente riceve 500 milioni di dollari l’anno in sussidi danesi, che rappresentano il 20% dell’economia. «Non vogliono essere “comprati”», ha scoperto tardivamente Brown, concludendo: «Qui c’è un’evidente opportunità». Ha proposto che le tasse di una città gestita in modo indipendente da Praxis potrebbero contribuire a sostituire i sussidi danesi. La Groenlandia, tuttavia, non ammette la proprietà privata, un accordo che storicamente ha dato alle comunità un peso maggiore nel determinare come e se le sue risorse naturali debbano essere sfruttate, e che potrebbe rivelarsi un problema per l’utopia pianificata da Brown. Ma forse questo potrebbe cambiare con un nuovo governo.

In risposta a un post che faceva riferimento ai «progetti di Trump relativi alla Groenlandia», l’account ufficiale X di Praxis si è vantato di «Un nuovo post-Stato nell’estremo Nord».

La «nazione» delle start-up ha raccolto 525 milioni di dollari, anche se Brown, che ha abbandonato la New York University ed è stato  licenziato dal suo ultimo incarico in un hedge fund, non ha condiviso molti dettagli sul sito web di Praxis riguardo alla sua proposta per la Groenlandia. Ma i piani di altri magnati della tecnologia per l’isola sono più concreti.

«Sono minerali critici»

La Groenlandia si sta riscaldando a un ritmo molto più rapido rispetto al resto del pianeta, causando un veloce scioglimento dei suoi ghiacciai in virtù del quale questi preziosi depositi stanno diventando più accessibili. Un’indagine della Commissione europea del 2023 ha rivelato che la Groenlandia possiede venticinque dei trentaquattro minerali classificati come materie prime critiche, ovvero risorse essenziali per la transizione energetica verde ma ad alto rischio di interruzione delle catene di approvvigionamento. Il paese vanta alcuni dei più grandi giacimenti di nichel e cobalto al mondo e, nel complesso, le sue riserve minerarie equivalgono quasi a quelle degli Stati uniti. Questa ricchezza di risorse ha attirato l’attenzione di aziende come KoBold Metals, i cui sostenitori della Silicon Valley hanno un interesse personale nel fornire materiali per l’industria tecnologica.

KoBold si è posizionata come fornitore di soluzioni cruciali per il cambiamento climatico, facilitando una riduzione globale delle emissioni di gas serra attraverso la fornitura dei materiali necessari per le batterie e altre tecnologie rinnovabili. L’azienda ha elogiato l’utilizzo del Defense Production Act da parte del presidente Joe Biden per incentivare l’attività mineraria nel 2022, insieme alle misure dell’Inflation Reduction Act per sovvenzionare l’estrazione mineraria internazionale di minerali di terre rare. In Groenlandia, le licenze di esplorazione di KoBold Metals si concentrano sulla ricerca di minerali del gruppo del nichel, rame, cobalto e platino, materiali importanti per l’energia verde, ma anche per la rapida crescita dei data center.

Finora, lo sviluppo principale di KoBold è stato lo sfruttamento di una miniera di rame in Zambia, la più grande scoperta del genere in un secolo. Il rame è utilizzato come materiale chiave nella costruzione di data center ed è cruciale per le infrastrutture dell’intelligenza artificiale. Si prevede che il boom dell’intelligenza artificiale raddoppierà quasi la domanda di rame entro il 2050. «Abbiamo investito in KoBold», ha dichiarato Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, «per trovare nuovi giacimenti». Anche la sua iniziativa in Zambia è stata al centro di una lotta di potere globale, poiché l’amministrazione Biden ha sostenuto lo sviluppo di una ferrovia per il trasporto di metalli dalla regione a un porto in Angola. L’iniziativa faceva parte di un più ampio sforzo statunitense per contrastare la crescente presenza della Cina in Africa, offrendo investimenti come alternativa alla sua Belt and Road Initiative, un pacchetto commerciale e infrastrutturale.

Il dirigente di KoBold, tuttavia, preferisce concentrarsi sul litio. «La crescita [della domanda di litio] è piuttosto sbalorditiva», ha affermato Kurt House, Ad di KoBold, in una presentazione del 2023 a Stanford. «È necessario un aumento di 30 volte della produzione globale». Uno dei luoghi a cui gli Stati uniti potrebbero rivolgersi per questo minerale essenziale è la Groenlandia, dove sono stati recentemente scoperti giacimenti promettenti. «Tutti vogliono il litio» per il suo ruolo nella creazione di batterie, afferma Majken D. Poulsen, geologa del Geological Survey of Denmark and Greenland. Spiega che la prima esplorazione per il litio in Groenlandia è stata condotta nell’estate 2024 in collaborazione con il Dipartimento di Stato americano. Sotto la presidenza di Biden, l’agenzia ha anche aiutato il paese a redigere una legge sugli investimenti minerari, volta a incoraggiare gli investimenti in Groenlandia.

Sebbene di tono piuttosto diverso, le dichiarazioni spavalde di Trump sulla Groenlandia condividono obiettivi simili. Charlie Byrd, gestore degli investimenti presso la società di gestione patrimoniale globale Cordiant Capital, è uno dei tanti investitori che ora sperano che la mossa del presidente si traduca in cambiamenti politici più favorevoli agli investimenti esteri. «Non c’è dubbio che ciò porterebbe a un maggiore coinvolgimento istituzionale e a investimenti più strategici», ha dichiarato alla rivista di settore  Institutional Investor. Gran parte di questo interesse è dovuto alle tensioni con la Cina, che attualmente detiene circa il 70% dell’estrazione globale di terre rare e il 90% della loro lavorazione. Ciò conferisce alla potenza asiatica un’enorme influenza sulle catene di approvvigionamento tecnologiche globali. Il controllo sui minerali che alimentano la tecnologia è diventato una delle principali forme di soft power, muovendo fili invisibili nei mercati globali e plasmando alleanze. Questo rende la regolamentazione mineraria in Groenlandia una mossa geopolitica.

Oggi «le normative del governo della Groenlandia sono piuttosto rigide», spiega Poulsen del Geological Survey. «Hanno normative molto severe», afferma, che includono considerazioni sia ambientali che sociali, come «benefici locali come tasse, forza lavoro locale, aziende locali e istruzione». Michael Waltz, il consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, sembra confermare che l’accesso ai minerali del paese stia guidando l’interesse di Trump. «Si tratta di minerali critici; si tratta di risorse naturali», ha dichiarato a Fox News.

Non puoi dare un nome alla terra

Donald Trump Jr. è giunto alla capitale dell’isola, Nuuk, all’inizio di gennaio 2025, con il messaggio del padre: intendiamo prendere il potere. Il tour de force – che includeva  la corruzione di persone per partecipare a servizi fotografici – non è riuscito a convincere molti groenlandesi, afferma Inuuteq Kriegel, residente di Nuuk. «Non vogliamo essere americani. Non vogliamo essere danesi. Siamo groenlandesi», ha detto. Una settimana dopo il viaggio di Trump Jr., il deputato Andy Ogles (R-TN) ha presentato il Make Greenland Great Again Act, dando istruzioni al Congresso di sostenere i negoziati di Trump con la Danimarca per l’acquisizione immediata della Groenlandia. «Potrebbe sembrare folle, e qualcuno potrebbe chiedersi: “Perché mai volere la Groenlandia?”», ha detto Ogles in un  recente video. Stava parlando con Kuno Fencker, un membro del parlamento groenlandese che rappresenta il partito Siumut, che si era recato a Washington, DC. «Il vostro interesse per la sicurezza è il nostro interesse per la sicurezza», ha detto Ogles a Fencker. «La nostra capacità di sfruttare al meglio i vostri minerali, le vostre risorse e le vostre ricchezze, a beneficio del vostro popolo e del nostro, è nel nostro interesse». Fencker, che sostiene che tasse e royalties sui minerali e sui combustibili fossili dell’isola potrebbero aprire la strada all’indipendenza, ha risposto: «Abbiamo altre vaste risorse, come petrolio e gas, ma l’attuale governo ha bloccato tutto. Tuttavia, la mia opinione personale è che dobbiamo utilizzare queste risorse».

Il viaggio di Fencker negli Stati Uniti ha scatenato polemiche a livello locale. In genere, i negoziati internazionali della Groenlandia richiedono il coordinamento e l’approvazione della Danimarca; immaginate qualcuno come la deputata Marjorie Taylor Greene (R-GA) che decide da sola di negoziare con l’Unione europea senza l’approvazione del Congresso. Il partito di Fencker ha affermato che non era autorizzato a discutere di affari esteri della Groenlandia, mentre Fencker ha difeso il suo viaggio come una missione privata a sue spese. La natura sleale dei recenti sviluppi è stata rafforzata da una copertura mediatica dal forte impatto. In Groenlandia, Kriegel afferma che i giornalisti stranieri «spesso parlano con le persone più rumorose – e spesso con le stesse persone – e possono generalizzare un’intera popolazione parlando solo con pochi». I suoi stessi social network sono profondamente a disagio con i tentativi di Trump di comprare il Paese. L’entusiasmo di Trump e dei suoi finanziatori tecnologici per l’appropriazione della Groenlandia, a dispetto della cultura e delle leggi esistenti, è «rappresentativo di una particolare visione del mondo coloniale ed estrattiva»,  ha scritto  Anne Merrild Hansen, professoressa di scienze sociali e studi sul petrolio e il gas artico presso l’Università della Groenlandia. Questo approccio tratta la terra e le risorse come beni da rivendicare, indipendentemente dai diritti o dagli interessi delle persone che vi abitano. Tutto questo sgradito trambusto, tuttavia, è riuscito a produrre un cambiamento: Kriegel afferma che il Paese è ora unito nel voler trovare un percorso verso l’indipendenza dalla Danimarca, anche se non c’è ancora un accordo su come farlo. «Non si può dare un nome alla terra», dice. «La terra appartiene alla gente. È parte di noi, e noi ne facciamo parte».

*Lois Parshley è una giornalista investigativa pluripremiata. I suoi reportage di ampio respiro sono stati pubblicati sul New Yorker, Harper’s, New York Times, Businessweek, National Geographic e altri.Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta da Lever, prestigiosa testate giornalistica indipendente e investigativa. Poi è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione. 

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