‘Metodo Trump & Co’ con tanta paura del mercato

Dal blog https://www.remocontro.it

23 Gennaio 2026 Valerio Sale

Dazi, minacce, tregue improvvise e concessioni tattiche non sono inciampi, ma parte integrante del metodo della Trump & Co. Eppure, nonostante la retorica muscolare e l’apparente disprezzo per le regole multilaterali, c’è un attore che Trump continua a temere davvero: il mercato.

30 trilioni di dollari di debito pubblico americano

L’ultima lezione che arriva da Davos è che la politica può spingersi molto oltre i limiti tradizionali senza incontrare resistenze immediate. Le ritorsioni commerciali sono lente, la diplomazia è prudente, gli alleati divisi. Ma i mercati no. I mercati reagiscono, anticipano, puniscono. E quando lo fanno, come dopo le dichiarazioni belliciste sulla Groelandia quando le Borse sono andate a picco bruciando circa 1000 miliardi, costringono Taco-Trump alle marce indietro.

Ma alla fine vincono i mercati

Questa lettura, tuttavia, è pericolosamente incompleta- evidenzia Reuters Economic. È vero che Trump reagisce ai mercati, ma non è vero che i mercati neutralizzino automaticamente i suoi effetti. Al contrario: mentre Wall Street riprenda la sua corsa alimentata dal boom dell’intelligenza artificiale, le fratture strutturali si allargano. Le catene globali del valore si stanno riconfigurando, il commercio mondiale si regionalizza, e il peso degli Stati Uniti negli scambi globali è destinato a ridursi nel tempo, afferma Liza Tobin su Foreign Affairs.

Titoli di Stato metro di misura

I mercati possono fermare Trump solo quando colpiscono il punto giusto. E quel punto non è rappresentato dall’obesità delle azioni di Wall Street, e che hanno ampi margini di dimagrimento, ma dai titoli di Stato, dove insiste il vero vincolo del presidente americano: il debito. Finché il dollaro resta valuta di riserva globale il gioco regge. Ma questa fiducia non è infinita. Il segnale arriva dal Giappone. L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato giapponesi, in un paese con il più alto debito al mondo e che per decenni lo ha alimentato a costo zero, è un segnale che i mercati iniziano a perdere pazienza con gli squilibri fiscali cronici. È qui che i mercati smettono di essere un rumore di fondo e diventano un vincolo politico.

Pechino più e prima

«Pechino, più di chiunque altro, ha compreso questa dinamica» aggiunge la Tobin. Infatti, la Cina non risponde più alle minacce americane sul piano retorico, ma su quello industriale e finanziario. Le restrizioni sulle terre rare, la gestione selettiva delle licenze di esportazione, l’uso chirurgico delle catene di approvvigionamento sono strumenti pensati per colpire l’economia reale senza provocare un crollo immediato dei mercati globali. Il risultato è che Trump può dichiarare vittoria, ma spesso lo fa dopo aver concesso molto. La tregua commerciale, il rinvio dei dazi, l’allentamento dei controlli sulle esportazioni tecnologiche: tutte mosse presentate come successi negoziali, ma che segnalano una realtà più semplice: quando il rischio sistemico cresce, Trump è costretto a stabilizzare i mercati e a non forzare lo scontro.

Se tutta l’Europa vende i titoli di Stato Usa

In seguito a un principio di raddrizzamento della schiena dei leader europei a traino del presidente canadese Carney, a Davos circola l’idea che una ritorsione finanziaria – la vendita di asset americani – potrebbe far abbassare la cresta a Washington. È un’illusione – affermano gli analisti di Reuters Econ World. I flussi verso gli asset statunitensi continuano ad aumentare, nonostante Trump, grazie al traino dell’innovazione tecnologica. L’unica vera riduzione dell’esposizione è sul dollaro (derisking) , che si è deprezzato, ma senza generare una crisi. Non è la capacità o la volontà politica che potrà imporre un costo immediato a Trump. Solo una perdita di fiducia diffusa e autonoma dei mercati può farlo. Non per ragioni morali o strategiche, ma per puro interesse economico.

Mercati tigre e il domatore pazzo

Trump governa come se i mercati fossero una tigre da domare, a partire dalla Fed. In realtà, sono il suo freno perché reagiscono quando percepiscono che il rischio supera il rendimento. Negli ambienti degli analisti economici sono aperte le scommesse: se il mercato obbligazionario dei titoli di Stato subirà urti, ci saranno movimenti tellurici sotto la montagna di oltre 30 trilioni di dollari di debito pubblico, e Trump saluterà.

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