L’1% della spesa militare globale basterebbe a sconfiggere la fame nel mondo

Dal blog https://www.lindipendente.online

26 Gennaio 2026 Stefano Baudino

Nel mondo si spendono ogni anno somme record per la difesa: miliardi destinati a armi, basi e operazioni che superano la soglia dei trilioni di dollari. Contestualmente, statistiche alla mano, studi internazionali e agenzie umanitarie sostengono che una frazione minima di quei bilanci — anche solo l’1% della spesa militare mondiale — sarebbe sufficiente per finanziare programmi alimentari e di protezione sociale in grado di cancellare fame e malnutrizione su scala globale. La questione, sollevata dall’ONU, non è solo aritmetica, ma istituzionale e morale, e svela le grandi contraddizioni che stanno segnando l’azione politico-economica delle grandi potenze del mondo e dei loro alleati.

I dati parlano chiaro: nel 2024 le persone che hanno sofferto di fame acuta erano 295 milioni, ben 14 milioni in più rispetto ai 12 mesi precedenti.

Il Programma alimentare mondiale (WFP) dell’Onu stima che, nell’arco del 2026, le persone che soffriranno la fame saranno 318 milioni, il doppio rispetto a quanto registrato nel 2019.

Come evidenzia il nuovo rapporto dell’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma (SIPRI), a crescere fortemente è anche la spesa militare mondiale, che ha ormai raggiunto livelli record: nel 2024, ha raggiunto i 2.718 miliardi di dollari, registrando un aumento rispetto all’anno precedente del 9,4%, il più consistente dal lontano 1988.

Il valore risulta in crescita per il decimo anno consecutivo, con un peso della spesa militare sul PIL globale salito al 2,5%, mentre la spesa pro capite ha raggiunto i 334 dollari, la quota più alta da 35 anni a questa parte.

L’1% di questi importi si traduce in decine di miliardi l’anno: risorse che, se reindirizzate verso programmi alimentari, sistemi di protezione sociale e agricoltura sostenibile, avrebbero un impatto immediato su milioni di persone affamate o vulnerabili.

Ad attestarlo sono direttamente le stime dell’Onu.

L’organizzazione afferma infatti che mettere fine alla fame entro la fine del decennio avrebbe un costo di 93 miliardi di dollari all’anno. Una quota addirittura inferiore all’1% dei 21,9 trilioni di dollari che negli ultimi 10 anni sono stati riversati nel riarmo. «Il WFP offre un’ancora vitale fondamentale alle persone in prima linea di conflitti e disastri meteorologici, così come a chi è costretto a lasciare le proprie case, e stiamo trasformando il nostro modo di investire in soluzioni a lungo termine per affrontare l’insicurezza alimentare», ha dichiarato la Direttrice Esecutiva del WFP Cindy McCain, aggiungendo che «il mondo sta affrontando carestie simultanee a Gaza e in alcune parti del Sudan», una situazione «completamente inaccettabile nel ventunesimo secolo».

Questa contraddizione investe direttamente anche il nostro Paese.

Secondo i dati raccolti da Milex (Osservatorio indipendente sulle spese militari italiane), la spesa militare italiana continua a segnare record storici, con le risorse destinate agli armamenti che nel 2026 sfioreranno i 34 miliardi di euro.

L’incremento è di circa un miliardo rispetto all’anno in corso. Le statistiche riguardano specificamente la «spesa militare “pura”, cioè riferita esclusivamente alle forze armate» e mostrano un consolidamento della crescita che ha portato i fondi per i militari ad aumentare di oltre il 45% nell’ultimo decennio.

La cifra stimata da Milex non include le uscite per la sicurezza nazionale in senso più ampio, la quota complementare che la NATO inserisce nel target complessivo del 5% del PIL. Proprio per questo, alcune possibili fonti aggiuntive (tra cui cybersicurezza, sicurezza infrastrutturale e mobilità militare) restano complesse da contabilizzare.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

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