Intelligenza Artificiale e mercato del lavoro

Dal blog https://www.remocontro.it/2

  • 03 Febbraio 2026 Valerio Sale

L’immagine evocata è quella delle lunghe code di disoccupati davanti ai centri di raccolta durante la grande depressione del 1929. Scenari da incubo trasportati ai giorni nostri da uno tra i maggiori protagonisti dell’intelligenza artificiale. Dario Amodei, classe 1983, figlio di italiani arrivati negli Stati Uniti negli anni ottanta, oggi amministratore delegato di Anthropic, ha inventato Claude, il modello di intelligenza artificiale (AI) concorrente di OpenAI.

Tecno-ottimisti e real-pessimisti

Dario Amodei, di recente ha pubblicato un saggio di 38 pagine (The Adolescence of Technology) dove avverte che l’arrivo di sistemi con capacità superiori a quelle umane potrebbe produrre danni enormi, se governi e aziende non interverranno in modo rapido e coordinato.  Amodei, uno dei massimi esperti mondiali, è tra coloro che ritengono che nel giro di pochi anni l’AI potrebbe superare gli esseri umani in quasi tutte le attività intellettuali rilevanti. Nel dibattito in corso tra tecno-ottimisti e real-pessimisti la sua non è una previsione certa, precisa lui stesso, ma una possibilità supportata dai dati sull’evoluzione dei modelli.

Lavoro qualificato addio

Tra gli effetti più immediati il saggio di Amodei indica l’impatto sul lavoro qualificato. Un’enorme quota di posizioni impiegatizie di ingresso potrebbe essere automatizzata in tempi brevi.

Ora conta la capacità di coordinare, simulare e innovare a distanza — con i dati che viaggiano tra macchine, non tra persone.

Gli investimenti dei grandi gruppi industriali e di servizi, stanno investendo massicciamente sui software di apprendimento automatico ML (Machine Learning).

Il paradosso dei grandi gruppi bancari, ad esempio, è che gli impiegati stanno alimentando il sistema mediante apposite procedure di programmi ML che una volta addestrati diventeranno Intelligenza Artificiale, sostituendo l’impiegato stesso.

Lo stesso accade per altri settori dei servizi del terziario come nel settore legale e della consulenza. Attualmente, un buon uso delle domande (prompt) rivolte ai programmi come Claude o Open AI, può fornire informazioni complete su questioni fiscali eliminando il contatto diretto, e a pagamento, con i tradizionali fornitori.

Contabilità industriale e crescita

Nella manifattura dove la contabilità industriale scandisce i tempi della crescita o della recessione, l’AI è ormai l’elemento produttivo principale.  

La materia prima è rappresentata dai Dati che vengono trasformati in Algoritmi che a loro volta forniscono il valore tramite l’Output cognitivo che fino a prima era prodotto dal lavoratore. In termini economici questo processo genera il fatturato che determina l’utile d’impresa.

‘Colletti blu’ a rischio

La prospettiva di una rapida e massiccia espulsione di lavoratori, in maggioranza colletti blu, è secondo Amodei più che concreta.

Ma il suo monito è una sveglia brutale che in pochi vogliono sentire nel mondo dell’impresa e nella politica. «La governance delle società che sviluppano AI – scrive il fondatore di Antrophic – dovrebbe essere sottoposta a un controllo pubblico molto più stringente».  

Il documento non avverte solamente del pericolo economico e sociale rappresentato da un’espulsione di massa di milioni di lavoratori, ma mette a nudo la fragilità delle stesse democrazie di fronte a una rivoluzione che corre senza freni. Sono attualmente disponibili sistemi artificiali capaci di operare al livello dei migliori premi Nobel in campi come chimica, ingegneria o biologia, lavorando in modo autonomo e continuo. Sono sistemi accessibili a entità private di qualsiasi specie, con le migliori o peggiori intenzioni.

Ciò potrebbe rappresentare un potere paragonabile, se non superiore, a quello di uno Stato, con i conseguenti problemi legati alla sicurezza nazionale.

Tra tecnologia e ‘bene comune’

La questione del governo e del controllo sociale di questa innovazione sovra-umana riporta, infine, agli incentivi economici. L’AI – scrive Amodei – promette profitti nell’ordine delle migliaia di miliardi di dollari all’anno. Questo rende politicamente difficile imporre limiti, anche in presenza del rischio di spingere sull’acceleratore della tecnologia in modo potenzialmente pericoloso per l’umanità.

Difficile – aggiungiamo noi – in assenza di un dibattito e di una diffusa consapevolezza sul concetto di bene comune. Senza condivisione del controllo non resta che la paura del cambiamento.

Tags: intelligenza artificiale lavoro

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.