Da una email di www.rete-ambientalista.it
Dunque, class actions anche in Italia: contro i Pfas della Solvay.
Dunque si avviano class actions anche in Italia: contro i Pfas, contro Solvay Syensqo di Spinetta Marengo: https://www.rete-ambientalista.it/2026/02/01/perche-le-class-actions-risarcimenti-milionari-per-la-popolazione-di-alessandria/ .
Se clicchi sul titolo
hai una panoramica sulle azioni collettive in Francia contro Arkema e Daikin Chemical; in Belgio e Olanda contro 3M; e in Usa contro Solvay, Chemours, DuPont, Corteva e 3M, per risarcimenti che arrivano anche a 1,2 miliardi di dollari.
A maggior ragione dopo lo scandalo dei patteggiamenti.
E’ così perché, mentre a Vicenza nel processo per l’avvelenamento doloso della Miteni di Trissino il tribunale ha riconosciuto al ministero dell’Ambiente un pur esiguo risarcimento di 58 milioni di euro per i costi sostenuti dal 2013, invece, addirittura per la Solvay di Spinetta Marengo, dopo che il complice e inerte Ministero aveva disatteso perfino la Cassazione omettendo richiesta risarcitoria al tribunale civile, il governo sta concludendo un patteggiamento con la multinazionale Syensqo di Alessandria, unica produttrice italiana dei Pfas tossici e cancerogeni.
Questo patteggiamento “riservato” è entrato nel solco di quello del Comune di Alessandria (una elemosina di 100mila euro destinati al taglio dell’erba dei cimiteri) e sarà appresso con quello della scalpitante Regione Piemonte; alle quali tre compra-svendite si allineeranno i mercanteggiamenti delle associazioni ambientaliste (che meritano un commento etico a parte). In Italia i risarcimenti di Solvay sono oboli per tutti. Così, a tacere la Regione, sarà, siamo facili profeti, con il ministero dell’Ambiente: non si avvicinerà ai 393 milioni di dollari sborsati da Solvay nel New Jersey per la bonifica di quei pfas C6o4 e ADV che pur furoreggiano sul territorio di Alessandria. Tant’è che Gilberto Pichetto Fratin ha già “assolto” Solvay non inserendo Spinetta Marengo fra i Siti di interesse nazionale, zone contaminate da sanare sotto la supervisione del ministero, cioè non chiedendo la bonifica.
Va da sé che, dopo queste mali-intese economiche, le parti civili lasciano il processo. Per legge, il Patteggiamento definitivo avviene tra imputati, procura e giudice. E’ augurabile ma è abbastanza impensabile che la Procura di Alessandria si “ostini” ad impedire un patteggiamento quando praticamente le parti civili sono d’accordo. E va da sé che il GUP ne prenda atto. Anche perché sia la Procura che il GUP sono esordienti e hanno avuto appena il tempo di scorgere gli atti del processo.
Così, anche senza ricorrere a rito abbreviato, di rinvio in rinvio, di slittamento in slittamento, si celebrerà la strategia processuale del nuovo avvocato di Solvay Syensqo, Guido Carlo Alleva, già celebre difensore della celebre famiglia Schmidheiny nel processo Eternit, il quale con l’inerte Pichetto Fratin dialoga in piemontese.
Così, verosimilmente a breve, con quattro soldi la multimiliardaria Syensqo uscirà senza ossa rotte dal secondo pur blando processo di Alessandria. A meno che (il diavolo non sempre riesce a coprire le pentole con i coperchi) l’ex avvocato della multinazionale, Luca Santa Maria, non riesca a coinvolgere le responsabilità di Solvay nel processo Miteni, e mandare di traverso gli spumeggianti calici della sfarzosa viticoltura monferrina di Alleva. Ma è l’avvio delle class actions che forse non sarebbe estraneo alle dimissioni della CEO Ilham Kadri.
Di sicuro, i quattro soldi si moltiplicheranno se andranno in porto le class actions: in primo luogo, avanti di risarcire, Solvay sarebbe costretta a chiudere le produzioni inquinanti di Spinetta Marengo in quanto non è in grado di andare oltre la mera insufficiente messa in sicurezza (le incontenibili barriere idrauliche), in quanto non intende finanziariamente concludere la bonifica. Infatti, non avendo illecitamente ottemperato alla sentenza di “ripristino delle risorse naturali danneggiate da cromo esavalente, cloroformio, pfas eccetera”, anzi -nascondendosi dietro venti anni di piani di caratterizzazione e analisi di rischio, ovvero nascondendosi dietro il Comune- ha procurato il doloso risultato di peggiorare acqua+aria+suolo sia all’interno che all’esterno del Sito, immettendo addirittura nuovi cancerogeni (neppure dichiarati alla complice Provincia).
E tutto ciò: ancora dopo dieci anni dalla condanna del primo processo: avviato con il capo di imputazione di avvelenamento doloso delle acque (analogo alla odierna sentenza Miteni). Sono dati di fatto e atti processuali che attestano incontrovertibilmente -per il maggiore disastro sanitario e ambientale nazionale da Pfas e non solo- sia la riconosciuta responsabilità di una contaminazione pregressa e attuale, sia il correlato obbligo di provvedere al ripristino dei danni cagionati, che non potrà avvenire in sede penale bensì tramite class actions
Le associazioni ambientaliste all’esame dell’etica.
Nell’occasione che una procura avvii un processo per inquinamento, come avvoltoi si costituiscono parti offese glienti locali: per salvare la faccia e fare cassa, quando piuttosto dovrebbero anche i loro amministratori sedere sul banco degli imputati per essere stati inermi o conniventi, e dovrebbero per primi essere chiamati a risarcire i cittadini inquinati. Il passato e il presente, nei processi Solvay ad Alessandria, lo dimostrano.
Avviene la stessa cosa quando si presentano come parti civili associazioni ambientaliste che in precedenza non avevano mosso una foglia contro l’inquinamento, e che assisteranno il processo come silenti spettatori in attesa del risarcimento che per prassi ogni sentenza loro riconosce. I trascorsi passati lo dimostrano.
Le presunte parti offese, tutte lì per fare cassa, sono assistite da avvocati le cui parcelle saranno adeguatamente beneficiate dal tribunale. Gli inquinatori non pagano né con la galera né con la bonifica, anzi proseguono i danni. Così va il mondo nei processi penali che abbiamo analizzato, in tre ahimè incompleti volumi, su “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia).
Il peggio avviene quando l’inquinatore propone alle parti di mercanteggiare la loro uscita dal processo. Si chiama Patteggiamento: rito speciale che su due piedi chiude il dibattimento penale, offre considerevoli sconti sui danni e sulle pene all’imputato, il quale neppure ammette la colpevolezza e può continuare a inquinare come prima. Il patteggiamento è una lauta veloce occasione, per enti locali associazioni ambientaliste avvocati, per fare cassa. Il patteggiamento è la novità del secondo processo contro Solvay in corso ad Alessandria.
Chi scrive si è assunto in dovere di documentare, protagonista in prima persona con l’emblematico caso di “Medicina democratica”, la deriva perniciosa subìta da associazioni ambientaliste. Per il passato, fanno testo le pagine su “Ambiente Delitto Perfetto” che tracciano il tradimento dell’associazione ai principi del fondatore, lo scienziato Giulio Maccacaro, fino alle scissioni delle Sezioni territoriali (si veda anche “Luigi Mara & Medicina democratica”).
Per il presente, ognuno commenti da sè come, dieci anni dopo il vergognoso rifiuto di tutelare e risarcire le Vittime in sede civile, oggi, nel documento venuto alla luce dopo mesi di opacità: clicca qui, il presidente (da sempre e per sempre “pro tempore”) dell’associazione ammette tranquillamente di aver slacciato -di fatto col patteggiamento- le manette a Solvay in cambio di soldi che servono per coprire le responsabilità di un buco di bilancio. E’ stato inferto un danno incommensurabile alla memoria di Maccacaro, a 50 anni dalla scomparsa. Commenterò quanto prima.
Medicina democratica chiama in correo le altre associazioni ambientaliste. Le vedremo.
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.
Solvay Syensqo patteggia e nega le responsabilità del disastro sanitario e ambientale di Alessandria.
1) Non è vero che non facciamo bonifica: primi (sic) interventi sono in corso nel rispetto delle tempistiche del Comune.
2) Non abbiamo obbligo di bonifica ma solo di messa in sicurezza. Volontariamente facciamo bonifica.
3) Volontariamente partecipiamo alla bonifica esterna allo stabilimento.
4) Monitoriamo i Pfas dal 2019.
Lo afferma Solvay in una sfacciata replica, sull’autorevole “lavialibera”. Casca male Solvay,perché le risponde la migliore giornalista d’inchiesta, Laura Fazzini. Clicca qui.
Lavialibera è una rivista fondata da Libera e Gruppo Abele (don Luigi Ciotti) che comprende un bimestrale cartaceo, un sito costantemente aggiornato e una presenza attiva sui principali canali social. Offre informazione e approfondimento su mafie, corruzione, ambiente e migrazioni. Il lavoro è supportato da un comitato scientifico e da una rosa di commentatori ed editorialisti di primo piano.
Dagli annunci ai fatti: le class actions Solvay e Miteni.Su CIVG:
Il 2026 è l’anno maturo per la partenza delle azioni collettive, le class actions. Per la Solvay di Spinetta Marengo: una inibitoria per fermare le produzioni inquinanti, l’altra risarcitoria per la popolazione. Per la Miteni di Trissino, con il meglio di avvocati, comitati e associazioni: è già in corso la raccolta popolare delle adesioni per chiedere il risarcimento dei danni alla salute e alle proprietà immobiliari Leggi tutto
Consigli comunali regionali e provinciali firmano la messa al bando dei Pfas. Per Alessandria: class action.
Sono già 129 i Comuni del Veneto, 95 di questi sono nella provincia di Verona, che nei loro consigli comunali hanno approvato la mozione proposta dalla Rete Zero Pfas per chiedere al Parlamento italiano di attivarsi per una legge che metta al bando i Pfas vietandone la produzione, la commercializzazione e l’utilizzo. La mozione è stata nel frattempo approvata anche dal consiglio regionale del Veneto (oltre che da quelli di Piemonte e Umbria) e dai consigli provinciali di Verona e Vicenza e da qualche comune in Lombardia, Piemonte e Liguria.
In particolare, per Alessandria la messa al bando si può già realizzare, tramite class action inibitoria, con la fermata immediata delle produzioni della Solvay di Spinetta Marengo, unica produttrice in Italia. La Rete sottolinea, infatti, quanto la posizione della Ue -a braccetto del parlamento italiano– vada in tutt’altra direzione: la Commissione intima al Parlamento di non porre limiti alla loro produzione e al loro utilizzo perché comporterebbe “rischi per la competitività globale dell’Europa” in particolare nei settori della produzione di armi, aerospaziale e nella produzione di semiconduttori, ignorando al contempo i gravi effetti sulla salute dei cittadini esposti a queste sostanze.
Cancri da Pfas per maschi e femmine, adulti e bambini.
Complessivamente, si stima che i Pfas nell’acqua potabile contribuiscano a più di 6.800 casi di cancro ogni anno, sulla base dei dati più recenti dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti (Epa).
I ricercatori del Dipartimento di Scienze della Popolazione e della Salute Pubblica presso la Keck School of Medicine hanno studiato che tra il 2016 e il 2021, le contee degli Stati Uniti con acqua potabile contaminata da Pfas avevano una maggiore incidenza di alcuni tipi di cancro, che differivano in base al sesso.
I maschi nelle contee con acqua potabile contaminata avevano una maggiore incidenza di leucemia, così come tumori del sistema urinario, del cervello e dei tessuti molli, rispetto ai maschi che vivevano in aree con acqua non contaminata.
Le femmine avevano una maggiore incidenza di tumori alla tiroide, alla bocca e alla gola e ai tessuti molli.
Recenti valutazioni dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) confermano i Pfas nell’aumento del rischio di sviluppare specifiche forme di:
Cancro al rene (carcinoma a cellule renali): sicuramente dovuto al Pfoa.
Cancro al testicolo: in particolare tra i lavoratori del settore chimico e le popolazioni residenti in aree contaminate.
Cancro alla tiroide: trattato con tiroidectomia e terapia radiometabolica.
Cancro mammario e dell’apparato riproduttivo femminile: tumore al seno e alle ovaie.
Cancro al cervello (glioblastoma): in nell’area dei Vigili del Fuoco.
Melanoma e cancro alla prostata: rischio raddoppiato di melanoma e altre neoplasie.
Infine, studi scientifici recenti dell’Università di Padova, in particolare quelli condotti nella “zona rossa” del Veneto, hanno evidenziato una correlazione significativa tra l’esposizione ai PFAS e:
Aumento del Colesterolo: rischio cardiovascolare doppio rispetto alla media nella zona contaminata del Veneto.
Alterazione della Coagulazione: maggior rischio di trombosi e infarti.
Mortalità Cardiovascolare: inclusi infarti e malattie ischemiche.
Ipertensione e Aterosclerosi: calcificazione coronarica e aortica, e danni vascolari precoci.
I Pfas aumentano il rischio di malattia epatica nei giovani.
Clicca sul titolo per leggere il nuovo studio statunitense condotto da ricercatori della Keck School of Medicine dell’Università del Southern California e dell’Università delle Hawaii
I PFAS aumentano il rischio di diabete in gravidanza e di mortalità dei nascituri.
Clicca sul titolo per l’analisi condotta da ricercatori e ricercatrici della “Icahn School of Medicine del Mount Sinai” e pubblicata da poco su The Lancet eClinicalMedicine.
Una mela al giorno non ti leva il medico di torno. Se contiene Pfas.
Il nuovo report di “Pesticide action network PAN” ha analizzato mele vendute nei supermercati di 14 stati europei. Il 64 per cento dei campioni contiene almeno un pesticida prodotto con i composti cancerogeni pfas, gli “inquinanti eterni”. In Italia la patria delle mele è il Sud Tirolo.
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