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10 Febbraio 2026 Fulvio Scaglione
Un silente allargamento dell’Unione Europea e della Nato nascosto. La ‘re-integrazione’ della Moldavia nella Romania, Paese Ue Nato. Moldavia che come unico altro confine ha l’Ucraina, mentre una parte del suo territorio è secessionista dal 1990 con il nome di Transnistria, all’ombra di una guarnigione russa e degli interessi strategici del Cremlino. Miscela esplosiva servita, avverte Fulvio Scaglione.

Moldavia tra Europa e scomparire
La Moldavia è uno dei tanti Paesi dalla storia tormentata, con alcuni capitoli esaltati come luminosi. Il regno di Stefano il Grande, per esempio, dal 1457 al 1504. O quello di Alexandru Ioan Cuza, che riunì i principati di Valacchia e Moldavia e fece nascere (1862) la moderna Romania. Prima e dopo furono gli stranieri: i turchi, i polacchi, gli austriaci, i russi. Nel 1940, dopo il Patto Molotov-Von Ribbentrop, arrivò l’Armata Rossa, che doveva prendersi la Bessarabia e invece non esitò ad allargarsi e se ne andò nel 1941, quando la Romania entrò in guerra a fianco delle potenze dell’Asse. Nel 1944 il ritorno dei sovietici, che diedero alla Repubblica socialista sovietica moldava i confini del 1940, tagliandola fuori dal mare. Il resto, compresa l’indipendenza del 1990, la rivolta della Transnistria e il conflitto sempre più aperto con Mosca, lo conosciamo tutti.
Dalla storia all’attualità
Il 13 gennaio di quest’anno Maia Sandu, la presidente moldava europeista al secondo mandato, ha dichiarato che «pur di resistere alla Russia, se si facesse un referendum voterei per la riunificazione con la Romania». Molti trovarono strano, allora, che un capo di Stato accogliesse con tanta disponibilità l’ipotesi della dissoluzione del suo stesso Stato. Soprattutto alla luce di un paio di fatti non proprio collaterali. Il primo è che in Moldavia, stando ai sondaggi e alle ammissioni della stessa Sandu, non pare proprio esserci una maggioranza favorevole alla riannessione. Il secondo è che il referendum del 2004 ha dato via libera agli emendamenti alla Costituzione necessari per proseguire sulla strada dell’adesione alla Ue, ma con una maggioranza che definire risicata è poco: 50,46%, ottenuta solo grazie al voto dei moldavi emigrati all’estero. La Sandu e le istituzioni occidentali hanno ovviamente lamentato le ‘ingerenze’ della Russia, che sicuramente non sono mancate. Non inferiori, comunque, alle ‘ingerenze’ degli europei a favore del ‘sì’ al referendum e, in seguito, alla rielezione della Sandu.
Riunificazione nella vita quotidiana
Ma quello che bisognerebbe notare, al di là delle retoriche e delle propagande, è che il processo di riunificazione è andato avanti anche prima che la Sandu ne parlasse con tanta franchezza. Da quando la Sandu è arrivata al potere nel dicembre del 2020, l’allineamento politico con la Romania si è fatto sempre più netto ed evidente. Alla disponibilità moldava la Romania ha reagito offrendo garanzie di sicurezza rispetto alla solita minaccia russa, diventando il primo avvocato dell’ingresso della Moldavia (soprattutto attraverso il presidente Klaus Iohannis) nell’Unione Europea e ipotizzando proprio la riunificazione, anche se rimandata a quando l’ingresso fosse avvenuto. Altra suggestione politica di non poco conto, quella di far riunificare due Paesi già membri Ue.
I fatti concreti in atto, secondo InsideOver
A contare davvero, però, sono gli elementi più terra terra ma concreti. Per esempio, quasi metà della popolazione moldava è già dotato di passaporto rumeno. Tra gli altri, la presidente Maia Sandu e molti politici moldavi di spicco. E’ il frutto della politica di restituzione della cittadinanza rumena ai discendenti di coloro che ne erano stati privati al momento in cui la Moldavia era stata scorporata per diventare parte dell’Urss, politica avviata dal presidente Traian Basescu (2004-20014) e proseguita dal già citato Iohannis (2014-2025). Applicata per decenni, quella strategia ha consentito a un numero crescente di moldavi di entrare nello spazio di Schengen e di muoversi in esso liberamente, respirando l’Europa e stabilendo relazioni.
Banche ed energia rumene in Moldavia
Il secondo elemento è il legame di fatto che la presenza rumena in Moldavia sta costruendo in Moldavia. Costruendo non per modo di dire. Le compagnie rumene sono sempre più presenti in settori fondamentali come quello bancario e quello energetico, che a livello politico è decisivo per allontanare la dipendenza dalle forniture russe, considerata pericolosa non meno dei droni o dei cannoni. E’ stata la Romania ad assicurare alla Moldavia le connessioni necessarie con il mercato europeo, energetico e non. Sono rumene le aziende che stanno avvicinandosi al controllo del porto di Giugiulesti, alla confluenza tra il fiume Prut e il Danubio, uno hub strategico aperto nel 2009. Rumene quelle che costruiscono ponti e strade. E rumene le istituzioni che in Moldavia hanno finanziato la costruzione o la ristrutturazione di scuole, asili e ospedali, oltre che la nascita di decine di centri culturali.
Ma quale Europa sta uscendo?
Le fondamenta della riunificazione sono ormai depositate. Non resta che consolidarle e aspettare il momento propizio. Tenendo presente una cosa: se il percorso di accessione alla Ue, cominciato nel 2022, dovesse farsi troppo impervio, la via della riunificazione offrirebbe una pratica scorciatoia. E qualcosa ci dice…