Su Gaza le bombe ‘termobariche’ che evaporano i corpi

Dal blog https://www.remocontro.it/

Ennio Remondino 11/02/26

«L’esercito israeliano lavora al piano per un’offensiva a primavera e oggi Netanyahu dirà a Trump che la fase 2 ha fallito e serve la forza», avverte Chiara Cruciati. L’invasione terreste di zone prima non raggiunte: Deir al Balah e la tendopoli di al-Mawasi. Obiettivo dichiarato la distruzione di Hamas, obiettivo finale le elezioni in Israele e la pulizia etnica dei palestinesi. A colpi di bombe ‘termobariche’ che non lasciano corpi.

Netanyahu alla Casa Bianca minaccia Gaza

«Nel suo settimo viaggio oltreoceano in poco più di un anno, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu discuterà con Donald Trump dei due fronti militari apparentemente congelati, solo socchiusi: l’offensiva contro Gaza e la guerra all’Iran. Con Teheran impegnata in un nuovo, fragilissimo, tavolo negoziale con Washington, che più di un osservatore legge come mero rinvio dell’offensiva congiunta, la «tregua» nella Striscia rimane solo una parola, con i raid che proseguono insieme alle demolizioni e al blocco dell’enclave».

Mix di ‘necessità’ elettorali

Tra guerra permanente della destra israeliana e sogni egemonici di lungo termine – gli «equilibri» in Asia occidentale – cadono le rivelazioni del Times of Israel: «l’esercito israeliano sta lavorando al piano per la ripresa dell’offensiva contro la popolazione palestinese di Gaza, una guerra di nuovo ad alta intensità, nel caso in cui Hamas non accetti il disarmo totale. In realtà, da mesi – da quando l’accordo di tregua era all’orizzonte, a inizio autunno – osservatori ed esperti danno per certa la ripresa dell’offensiva militare». Altra parziale conferma da fonti interne israeliane secondo cui oggi Netanyahu intende convincere Trump che la fase 2 «non sta avanzando» e che una rinnovata operazione israeliana è indispensabile alla realizzazione dei progetti trumpiani nella regione.

Il gatto e la volpe e milioni di innocenti

Netanyahu ha sempre considerato la potenza di fuoco israeliana la realtà intoccabile. Con il mancato ritiro dell’esercito che tuttora mantiene il controllo fisico e diretto di oltre la metà dell’enclave palestinese, la fascia orientale oltre la ‘linea gialla’, precisa il manifesto. E Hamas diventa l’alibi per ogni uso. «La questione del disarmo del movimento islamico palestinese diviene così il nuovo asso nella manica dell’ultradestra israeliana: privata di ostaggi da riportare a casa, sfruttati per due anni come giustificazione al proseguimento di un massacro senza precedenti». Il gruppo palestinese si è detto pronto a «congelare» le armi per dieci anni, ma non a consegnarle, ritenendole strumento necessario all’autodeterminazione palestinese e alla sua difesa.

Ancora e sempre Hamas scusa e bersaglio

Chi viola davvero gli accordi di tregua? Hamas la cattiva per tutto l’Occidente? Distratti dimentichiamo le 1.620 violazioni commesse da Israele, con quasi 600 palestinesi ammazzati (300 donne e bambini) e oltre 1.500 feriti da droni o da cecchini, la scarsità di aiuti in ingresso (meno della metà dei 600 camion giornalieri previsti e il blocco di strumenti salvavita a partire da tende e caravan) e la trasformazione del valico di Rafah in ennesimo mezzo di sorveglianza e controllo. «A una settimana di attività di quella porta verso l’esterno, Israele ha autorizzato il transito di appena un quarto delle persone su cui era stato raggiunto un accordo: meno di 400 su 1.600, tra ritorni a casa dall’Egitto ed evacuazioni mediche di malati gravi e feriti».

Tra il dire e il fare

La distruzione di Hamas, obiettivo ritenuto da più parti impossibile da ottenere militarmente. Ma mai cancellato perché necessario alla retorica della guerra a oltranza. «E per il mantenimento del potere politico di Netanyagu e la pulizia etnica del popolo palestinese, attraverso la devastazione delle sue reti sociali ed economiche e la perdita dei mezzi basilari e indispensabili alla sopravvivenza». Anche per questo, aggiunge il Times of Israel citando fonti militari, la ripresa di primavera potrebbe portare i soldati, stivali a terra, in aree finora colpite solo dal cielo (Deir al Balah, al centro, e la tendopoli meridionale di al-Mawasi). E potrebbe essere molto più intensa e devastante delle fasi precedenti. Quelle che la Corte internazionale di Giustizia ha definito un «plausibile genocidio».

Le bombe ‘termobariche’ americane

Le stime della protezione civile, frutto dei soccorsi sul campo e dell’incrocio dei dati. Sono gli effetti delle bombe termobariche di produzione statunitensi: restano solo schizzi di sangue e frammenti di carne. Il genocidio di Gaza assume tante forme. Anche l’assenza: di corpi da seppellire, di identità perdute, di intere famiglie cancellate dai registri pubblici, di persone inghiottite nelle carceri israeliane. A oggi è impossibile fare stime, anche per questo si insiste a dire che il bilancio di 72mila ammazzati in due anni e quattro mesi è conservativo, sottostimato.

Cadaveri sotto le macerie e corpi evaporati

Quanti cadaveri siano sepolti sotto le macerie? Quante anime sono ancora vive e quante si sono spente dentro un campo di tortura? C’è poi un’altra assenza, quella di corpi senza vita ma intatti: secondo le stime della protezione civile palestinese e il lavoro di inchiesta di al-Jazeera, frutto di dati incrociati e pochi, pochissimi resti di carne e sangue, almeno 2.842 palestinesi sono «evaporati». Le vittime delle cosiddette bombe termobariche o «bombe a vuoto», armi convenzionali che sprigionano una palla di fuoco, una nuvola di fiamme che raggiunge i 3.500 gradi. Il loro effetto è l’annientamento: i corpi colpiti evaporano, gli organi si spappolano ed esplodono, lasciando dietro di sé pochissime tracce. Schizzi di sangue, briciole di carne, a volte uno scalpo o poco più.

L’eccellenza militare Usa

Utilizzate già nel secolo scorso e all’inizio di quello attuale nella seconda guerra del Golfo, sono riapparse in Ucraina, secondo inchieste giornalistiche e le accuse di Kiev e degli alleati europei. E a Gaza: secondo la protezione civile palestinese e «The Rest of the Story» di al Jazeera, l’esercito israeliano ha utilizzato le bombe termobariche nella Striscia, grazie ai rifornimenti statunitensi. Arrivano da lì, da Washington: come le bombe Mk-84 «Martello» da 900 chili, che utilizzano un mix di Tnt e polvere di alluminio; le BLU-109, utilizzate negli spazi piccoli o sotto il suolo per incenerire tutto quanto presente; le GBU-39, di cui la protezione civile gazawi ha trovato i resti in diversi siti colpiti. Hanno una particolarità: fanno svanire i corpi, spaccando i polmoni e incenerendo i tessuti molli, e tutto quello che hanno intorno ma lasciano intatta la struttura.

Se la famiglia e i vicini sanno quante persone erano presenti e i soccorritori non trovano corpi intatti, «li trattano come “evaporati” soltanto dopo ricerche esaustive che non ridanno indietro nulla se non tracce biologiche, schizzi di sangue sui muri o piccoli frammenti».

Tags: gaza Israele Usa

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.