Dal blog krisis.info
| Krisis.info di Chris Hedges |
| feb 13 |
Il premio Pulitzer esprime tutta la sua indignazione per i rapporti del linguista con il pedofilo.
«L’angelo caduto», dipinto da Alexandre Cabanel nel 1847. Wikimedia Commons. Licenza CC BY-SA 4.0.
L’ex giornalista del New York Times ricostruisce i rapporti tra Noam Chomsky e Jeffrey Epstein. Rigettando le tesi difensive sulla presunta buona fede di Chomsky, Chris Hedges evidenzia come il professore abbia beneficiato di lussi e agevolazioni esclusive, ignorando consapevolmente i crimini commessi da Epstein. Tale cedimento alle lusinghe dell’élite predatrice compromette irrimediabilmente la credibilità di una figura che finora pareva un simbolo di rettitudine.
Non mi aspetto molto dai politici, dai magnati delle corporation, dai rettori delle università prestigiose, dai filantropi miliardari, dalle celebrità, dai reali o dagli oligarchi. Vivono in bolle narcisistiche ed edonistiche che assecondano il loro culto della personalità e la loro depravazione morale. Mi aspetto molto, invece, da intellettuali come Noam Chomsky.
La spiegazione fornita dalla moglie Valéria – Noam è stato colpito da un grave ictus nel giugno 2023 ed è ora inabile – riguardo al loro rapporto con Jeffrey Epstein, è intrisa delle fatue scuse utilizzate da tutti coloro che sono stati smascherati dalle email e dai documenti del caso Epstein.
Secondo Valéria, lei e Noam sono stati «eccessivamente fiduciosi». Ciò avrebbe portato a un «errore di giudizio». Valéria scrive che lei e Noam rimasero intrappolati fra cene con personalità di spicco nella villa di Epstein, voli sul suo jet privato soprannominato Lolita Express – un riferimento letterario allo sfruttamento sessuale di ragazze che Noam avrebbe dovuto riconoscere – sostegno finanziario, viaggi nel ranch di Epstein e l’uso di uno dei suoi appartamenti a New York.
Come chiunque altro citato nei file di Epstein, lei e Noam «non hanno mai assistito ad alcun comportamento inappropriato da parte di Epstein o di altri». I consigli di Noam a Epstein su come gestire le inchieste giornalistiche riguardo ai suoi crimini, così come la lettera di raccomandazione scritta da Noam per Epstein, sono stati – insiste – il risultato del fatto che Epstein «ha approfittato delle critiche pubbliche di Noam verso quella che divenne nota come cancel culture per presentarsi come una sua vittima».
Dopo il secondo arresto di Epstein nel 2019, lei e Noam sono stati «negligenti nel non aver svolto ricerche approfondite sul suo passato». Conclude esprimendo «solidarietà incondizionata alle vittime».
La sua lettera ricalca la formula standard di chiunque sia finito nei file di Epstein. Conosco e ho ammirato Noam per lungo tempo. È, senza dubbio, il nostro intellettuale più grande e integro.
Posso assicurarvi che non è così passivo o ingenuo come sostiene sua moglie. Lui sapeva degli abusi di Epstein sui minori. Sapevano tutti. E, come altri nell’orbita di Epstein, a lui non importava. Dalla corrispondenza via email tra Epstein e Valéria emerge come lei apprezzasse particolarmente i privilegi derivanti dall’essere nella cerchia di Epstein, ma questo non assolve l’acquiescenza di Noam.
Più di chiunque altro, Noam conosce la natura predatoria della classe dirigente e la crudeltà dei capitalisti, dove i vulnerabili – specialmente ragazze e donne – sono mercificati come oggetti da usare e sfruttare. Non è stato ingannato da Epstein. È stato sedotto.
La sua associazione con Epstein è una macchia terribile e, per molti, imperdonabile. Deturpa in modo irreparabile la sua eredità. Se c’è una lezione qui, è questa: la classe dominante non offre nulla senza aspettarsi qualcosa in cambio. Più ti avvicini a questi vampiri, più ne diventi schiavo. Il nostro ruolo non è socializzare con loro. È distruggerli.
Articolo originale pubblicato su:
The Chris Hedges Report
Noam Chomsky, Jeffrey Epstein and the Politics of Betrayal
I don’t expect much from politicians, corporate tycoons, the presidents of prestigious universities, billionaire philanthropists, celebrities, royalty or oligarchs. They live in narcissistic and hedonistic bubbles that cater to their self-worship and moral depravity. But I…
(traduzione dall’inglese a cura di Krisis).
Chris Hedges Giornalista e scrittore americano, vincitore del premio Pulitzer. Per quasi 20 anni corrispondente dall’estero per The New York Times, Dallas Morning News, Christian Science Monitor e National Public Radio, ha lavorato in Medio Oriente, America Latina, Africa e Balcani. Per The New York Times ha trascorso sette anni a seguire il conflitto israelo-palestinese, gran parte del tempo a Gaza. Attualmente pubblica articoli e podcast su «The Chris Hedges Report». Autore di 14 libri, in Italia sono stati pubblicati Il fascino oscuro della guerra (Laterza, 2004) e Fascisti americani. La Destra Cristiana e la guerra in America (Vertigo, 2007).