Guerra digitale – Lezioni dall’Ucraina

Dal blog https://www.lafionda.org/

23 Feb , 2026|Corrado Cirio

Innovazione, l’arte della guerra e i nuovi equilibri geopolitici

Parte 1

Simmetria e balzi tecnologici

L’Ucraina 2022/2025: laboratorio globale

La guerra Russia/NATO via Ucraina costituirà nel prossimo futuro uno dei punti di svolta cruciali nella storia militare, che verrà analizzato da studiosi di ogni disciplina collegata alla guerra.

Lo scontro armato tra contendenti simmetrici diventa il luogo di massima accelerazione dello sviluppo tecnologico, perché impone adeguamenti in tempo reale, sperimentazioni in condizioni limite, confronto con soluzioni alternative, sotto la spinta di un’urgenza senza precedenti. È anche il luogo di massimo sviluppo della ricerca scientifica, grazie alla disponibilità di risorse straordinarie e alla forzata cancellazione di vincoli e procedure.

Sul campo di battaglia si confrontano le capacità globali dei contendenti, intesi come sistemi sociopolitici, produttivi e diplomatici. Nell’ordine: il morale e la volontà dei combattenti, l’adesione alle motivazioni, il senso di appartenenza e il consenso sociale derivano direttamente dalla situazione sociopolitica; la disponibilità di mezzi materiali, sia quantitativa sia qualitativa, dipende dalla struttura produttiva (ivi comprendendo la ricerca scientifica e tecnologica); il quadro strategico globale, con il mantenimento o la perdita di asset commerciali, economici, relazionali e reputazionali, dipende dalla situazione diplomatica.

Durante i primi tre anni di guerra in Ucraina la battaglia sul campo ha completamente cambiato le regole dello scontro bellico, introducendo via via nuove armi e sviluppando conseguentemente le modifiche necessarie alle modalità di combattimento. Iniziata con strumenti e dottrine trasferite quasi integralmente dal secolo scorso, oggi la guerra in Ucraina rappresenta una realtà profondamente diversa.

Talmente diversa, a nostro parere, da imporre non soltanto un ripensamento delle tattiche e delle strategie militari, ma anche la presa d’atto di cambiamenti geopolitici globali.

La guerra digitale e la scomparsa della fog of war

L’informazione, in tutte le sue sfaccettature, è sicuramente il fattore che più di ogni altro ha dominato questo conflitto.

La combinazione di strumenti satellitari e capacità di elaborazione dati, con il raccordo diretto di tale flusso informativo alla singola unità che opera sul terreno e addirittura al sistema informativo globale in cui agiscono soggetti di ogni tipo, ha comportato la sostanziale scomparsa di uno dei fattori decisivi nelle guerre del passato: quella che veniva chiamata the fog of war.

La “nebbia della guerra” è sempre stata l’elemento condizionante degli eventi militari, dal livello strategico a quello tattico. Il cuore di ogni conflitto armato è sempre stato il non sapere dove e con quali forze si trovi il nemico; poter accumulare truppe e materiali restando a propria volta celati; predisporre informazioni ingannevoli; schierare, attaccare e difendere sulla base di ipotesi.

L’efficienza dei servizi di intelligence, il lavoro dei ricognitori, le capacità strategiche e tattiche dei generali, insieme all’elemento fortuna, sono stati per secoli gli strumenti di contrasto della fog of war, incidendo in misura determinante sull’esito dei conflitti armati.

Dai satelliti agli occhi dei droni, la mole di informazioni generali e di dettaglio a disposizione dei contendenti ha cambiato radicalmente il quadro operativo.

Ciò non produce solo conseguenze tattiche, su cui torneremo diffusamente anche alla luce delle prime riflessioni dei generali russi che le stanno sperimentando, ma modifica profondamente il quadro della strategia militare e influenza direttamente gli aspetti legati alla produzione, fino a toccare la diplomazia.

La celebre frase “in guerra il primo morto è la verità” ha perso gran parte del suo significato generale.

Solo verso popolazioni indifferenti o manipolate dai sistemi massmediatici è ancora possibile mantenere un’immagine irrealistica della situazione sul campo.

Fermo restando il ruolo tossico della propaganda di guerra nei confronti dell’opinione pubblica, l’accesso alle informazioni più significative è ormai alla portata di chiunque abbia volontà e un minimo di strumenti o capacità. Per primi, ovviamente, i decisori: non solo quelli militari, ma anche quelli politici.

Se un tempo, neppure troppo lontano, un generale sul campo poteva celare o modificare informazioni anche ai propri superiori, oggi tali manipolazioni hanno vita brevissima. Se il racconto di grandi successi poteva indurre i governanti di paesi terzi, lontani dal campo di battaglia, ad accreditare le ragioni di una parte, oggi tali operazioni sono possibili solo in condizioni di esplicita malafede o corruzione.

In Ucraina ogni unità delle due parti produce capacità di combattimento e, contemporaneamente, milioni di testimonianze visive di quanto accade in tempo reale. I droni non sono solo l’arma simbolo dell’oggi, ma occhi invasivi i cui dati viaggiano nell’etere e restano archiviati nella storia.

Quando un filmato mostra un attacco a un edificio, la sua geolocalizzazione dimostra quando e dove l’attacco è avvenuto e, paradossalmente, può indicare che quel punto è sotto controllo del nemico.

Questa gigantesca mole di dati, in larga misura accessibile, è ovviamente oggetto di tentativi di manipolazione, correzione e uso propagandistico. Naturalmente una parte significativa delle informazioni realmente sensibili resta protetta e celata.

Rimane però la sostanza di una diffusione globale di informazioni che fino a pochi anni fa erano disponibili solo agli alti comandi, spesso con ritardi e lacune.

Le mappe di istituti come l’ISW (Institute for the Study of War) trasferiscono sul web quasi in tempo reale la situazione sul campo, utilizzando anche fonti satellitari e analisi digitale delle comunicazioni.

Prendiamo il caso limite delle perdite umane nella guerra in Ucraina. È un dato che per Kiev ha costituito fin dall’inizio uno dei segreti militari più sensibili. Se fosse reso noto in modo completo, probabilmente comporterebbe un drastico cambiamento nelle opinioni pubbliche mondiali e un grave tracollo morale interno. Tuttavia molti analisti di diversi paesi hanno elaborato stime, descrivendo nel dettaglio le metodologie adottate.

E talvolta qualche esponente politico occidentale ha divulgato cifre controverse, come Ursula von der Leyen che, nel dicembre 2022, parlò di 100.000 soldati ucraini morti, suscitando reazioni indignate a Kiev.

Chiunque voglia informarsi può dunque confrontare stime e metodi di conteggio: il segreto, in parte, è un segreto di Pulcinella.

Il passaggio dalla propaganda di guerra all’uso dei media come vero e proprio strumento militare non è una novità. Il meccanismo “creazione del nemico diabolico – mobilitazione delle coscienze – organizzazione del dissenso dove governa l’avversario oppure giustificazione della repressione dove governiamo noi” è antico quanto la guerra stessa.

Con i nuovi sistemi informativi questo schema ha raggiunto un livello di pervasività inedito.

Gli attori globali che controllano sistemi massmediatici e piattaforme social, influenzando l’intera catena informativa – dalle agenzie di stampa ai think tank, dai servizi ai giornalisti embedded – possono segmentare la società in gruppi omogenei, isolarne alcuni e amplificarne altri attraverso l’uso degli algoritmi, fino a trasformare determinate organizzazioni in strutture politiche e, talvolta, persino militari.

Sono scomparse le barriere fisiche che un tempo potevano limitare o condizionare la diffusione di attività di manipolazione di massa.

Tornando agli effetti dell’informazione digitale sul campo di battaglia, ecco la testimonianza di un combattente:

Innanzitutto, dobbiamo spiegare come si presenta la linea di contatto in questa direzione e, in generale, su tutto il fronte. In primo luogo, il personale militare assemblato e pronto a svolgere i propri compiti di combattimento viene portato al punto di raccolta a 20-25 km dalla linea del fronte. Quindi attendono il comando. Vengono caricati all’inizio del segmento successivo e lasciati in un punto a circa 10-13 km dalla LBS (linea di contatto), dove possono rimanere per un certo periodo di tempo, da alcune ore a diversi giorni. Si tratta di un punto di evacuazione vicino da cui è quasi garantito poter fuggire e sopravvivere.

Poi c’è il successivo punto di sbarco, a 5-7 km dalla LBS: non è possibile proseguire oltre in auto. Tutti gli spostamenti sul terreno, tra campi minati e aree aperte, sono effettuati con guide. Da lì, a piedi, raggiungono il punto da cui può iniziare l’assalto.

Di norma, solo la metà di loro raggiunge le posizioni, mentre il resto rimane ferito o ucciso dai droni. Una coppia di stormtrooper che ha raggiunto le rovine di una casa di solito opera in due, nascondendosi tra le macerie e nei seminterrati. Non si avventurano all’esterno se non è necessario. Da lì devono mantenere la comunicazione con il comandante per restare informati su ciò che accade all’esterno, coordinare le azioni con le unità vicine, fornire assistenza e partecipare agli assalti. Possono trascorrere una settimana, un mese o due tra le rovine.

Se il tempo è brutto — nebbia, pioggia, nevicate — le perdite si riducono drasticamente. I droni FPV quasi non volano sotto la pioggia: le gocce si attaccano alla telecamera. La cortina d’acqua blocca fortemente il segnale a 5,8 Ghz. Tuttavia, l’artiglieria nemica diventa più attiva.

Il movimento di qualsiasi gruppo corazzato viene solitamente individuato dal nemico 10-15 km prima della LBS. Quando raggiunge le posizioni iniziali per l’attacco, nel cielo ci sono già decine di droni FPV nemici e altre decine pronte al lancio. Tutto questo poi si abbatte sul gruppo corazzato e sui paracadutisti.

Sì, è difficile per le nostre truppe e ci sono vittime, ma siamo ancora in grado di lanciare i paracadutisti e avanzare. Le nostre perdite principali sono sotto forma di soldati feriti.»

(Ottobre 2025. Da un villaggio a pochi chilometri a est di Pokrovsk, post di un sottufficiale russo)

Questa descrizione costituisce la base di considerazioni tattiche fondamentali, ben trattate da Baluevsky e Pukhov in un testo che appare assolutamente centrale e che sarà oggetto della seconda parte di questo articolo.


Note

(1) Per simmetria non si intende uguaglianza, ma la capacità dei contendenti di operare negli stessi ambienti con capacità analoghe o comunque competitive. Il concetto comprende la possibilità di accedere e utilizzare sistemi simili, analoghi o complementari, con dimensioni, sviluppi scientifici e capacità tecniche raffrontabili. Sono esclusi, dunque, gli scenari in cui una parte dispone di sistemi d’arma decisivi, trattandosi in tal caso di confronti asimmetrici.

(2) Yuri Baluevsky, generale dell’esercito, Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate della Federazione Russa (2004-2008); Ruslan Pukhov, direttore del Centro per l’analisi delle strategie e delle tecnologie.
Articolo: https://globalaffairs.ru/articles/czifrovaya-vojna-baluevskij-puhov/

Di: Corrado Cirio

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