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di Andrea Cegna | 23 Feb 2026
Il Messico è entrato in una nuova spirale di violenza che coinvolge oltre venti stati e potrebbe ridefinire gli equilibri di potere nel Paese. L’operazione congiunta di esercito e marina, sostenuta dall’intelligence statunitense, che ha colpito, domenica 22 febbraio, i vertici del principale gruppo criminale attivo nel Paese — il Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG) — portando alla morte del suo leader Nemesio Oseguera Cervantes, detto “El Mencho”, ha innescato una risposta immediata e di larga scala.
Non si è trattato solo di scontri armati. In molte regioni sono state incendiate automobili, forzati incidenti stradali per bloccare le arterie principali, erette barricate improvvisate, attaccate infrastrutture pubbliche, dati alle fiamme negozi. L’obiettivo è stato paralizzare il territorio e seminare panico. Ma occorre prestare attenzione alle notizie che si stanno diffondendo, perché alcune sono false e vengono alimentate in maniera strumentale dai gruppi criminali, e non solo. Il CJNG ha la necessità di mostrarsi forte sia davanti allo Stato sia davanti ai gruppi rivali e utilizza anche la sua forza mediatica per ingigantire la propria risposta. Le autorità hanno invitato la popolazione a restare in casa, mentre scuole, aeroporti e uffici pubblici resteranno chiusi per giorni in almeno otto stati del Paese.
L’operazione è stata narrata come un colpo decisivo, quasi chirurgico, contro il “nemico numero uno”. El Mencho, malato e mai visto pubblicamente da anni, era diventato il simbolo perfetto della guerra alla droga: il nuovo “Narco” assoluto, funzionale a una narrazione securitaria che concentra un sistema complesso in un unico bersaglio, un po’ come successe ai tempi dell’arresto del Chapo. La morte di El Mencho — avvenuta non sul colpo ma alcune ore dopo il ferimento — alimenta interrogativi. Un processo avrebbe potuto aprire uno spazio pubblico in cui far emergere relazioni, protezioni e zone d’ombra che attraversano non solo il potere messicano, ma anche reti transnazionali. La sua eliminazione chiude quella possibilità e così in molti si chiedono se sia stata voluta o se sia stata una conseguenza del tentativo di arrestarlo.
Vedi anche dettagli in https://www.ilpost.it/2026/02/23/messico-violenze-uccisione-el-mencho/?homepagePosition=0
La spettacolarizzazione dello scontro, tanto che sono stati riscontrati falsi allarmi e notizie legate alla sua propagazione, è una costante che alimenta discorsivamente la presunta forza dei signori della droga nel Paese. Se è vero, come detto prima, che è parte della strategia degli stessi gruppi, è vero anche che per anni la spettacolarizzazione della forza criminale è servita ad assolvere lo Stato dalle sue responsabilità, a produrre consenso, a ribadire e consolidare alleanze.
Oggi rischia di coprire i perché dell’operazione: perché ora? Perché con questa intensità?
Negli ultimi mesi l’amministrazione Trump aveva inserito il Jalisco Nueva Generación nella lista dei gruppi definiti “narco-terroristi”, elevando il livello dello scontro politico e giuridico. Dopo l’aggressione statunitense al Venezuela del 3 gennaio 2026, quella classificazione è diventata uno strumento di pressione diretta sul Messico, chiamato a dimostrare risultati visibili e immediati.
La crescita del Cartello Jalisco Nueva Generación non è stata un fenomeno spontaneo. È maturata anche dentro una precisa dinamica geopolitica. Negli anni in cui si spingeva per ridimensionare il Cartello di Sinaloa, si è prodotta una ridefinizione degli equilibri interni che ha finito per favorire un gruppo più aggressivo, più militarizzato e più disposto a espandersi. Gli Stati Uniti hanno soffiato in quella direzione per poi specularci politicamente.
Il gruppo non ha costruito la propria potenza solo attraverso la violenza. Ha adottato un modello di espansione fondato su alleanze con organizzazioni locali e regionali, concedendo una sorta di franchising criminale in cambio di fedeltà e rispetto di parametri operativi. Ha investito in addestramento, armamenti e logistica. Ha diversificato il proprio mercato: fentanyl e nuove droghe sintetiche, tratta e traffico di persone, armi, estorsioni, controllo del territorio, infiltrazioni nell’agroindustria, nel turismo e negli spazi di intrattenimento.
La crescita del Jalisco Nueva Generación non si spiega senza l’intreccio strutturale con politica, capitale e apparati militari e di polizia: è questa convergenza di interessi ad averne reso possibile l’espansione rapida e capillare. Senza complicità istituzionali ed economiche non si costruisce una macchina criminale di questa scala.
La domanda ora è cosa succederà. L’eliminazione di un leader non dissolve una struttura diffusa e ramificata. Può invece aprire una fase di competizione interna tra figure già emerse negli ultimi anni, con il rischio di una frammentazione violenta. Ogni vuoto di potere nella storia del narcotraffico messicano ha generato nuove ondate di scontri per il controllo delle rotte e delle piazze. Ma potrebbe anche servire a riportare nei ranghi la struttura e ad addomesticarla agli interessi economici di Stati e imprese.
Nel breve periodo, la contesa per il territorio sarà il centro della scena. Nel medio periodo, potrebbe emergere qualcosa di più profondo: la caduta di funzionari, imprenditori e politici coinvolti nelle reti di protezione? O una ricomposizione silenziosa degli equilibri, con nuovi volti e le stesse logiche? Oppure un nuovo protagonismo dell’esercito e una ulteriore militarizzazione del territorio?
Il Messico entra in giorni decisivi. La caduta di El Mencho è un evento potente sul piano simbolico, capace di trasformare gli equilibri ma certamente non risolutivo rispetto a criminalità e violenza.
Il conflitto che attraversa il Paese per il controllo di territori e ricchezze è strutturale. La spettacolarizzazione rischia di nascondere gli obiettivi, così come le responsabilità politiche, che hanno contribuito all’ascesa e all’espansione del crimine in Messico e di organizzazioni di questa dimensione