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24 Feb , 2026|Corrado Cirio
Innovazione, l’arte della guerra e i nuovi equilibri geopolitici.
Parte 2
Il campo di battaglia
Nell’arco di soli due anni, in Ucraina il drone si è imposto come arma decisiva e dominante. La miniaturizzazione e la riduzione dei costi delle componenti di base, insieme allo sviluppo di soluzioni digitali avanzate, stanno portando le operazioni di combattimento a essere occupate da veri e propri sciami di un’ampia varietà di tipi, forme, dimensioni e scopi. La maggior parte di questi droni è sempre più piccola ed economica, ma sempre più a lungo raggio e autonoma, combinando capacità di ricognizione e attacco. Ci sono tutte le ragioni per credere che questo processo continuerà ad espandersi e ad approfondirsi, poiché la capacità di intensificare la “guerra con i droni” supera la capacità di contrastare efficacemente questo tipo di armamento.
La prima conseguenza è che scompare anche fisicamente il concetto di “linea del fronte”. Per decine di chilometri di profondità viene a crearsi una zona di uccisione, dove imperversano droni in funzione di ricognizione, di attacco e di agguato, che impediscono l’afflusso di rifornimenti, le rotazioni del personale, il dispiegamento di artiglieria e di strutture di supporto ai combattenti, l’accumulo di riserve per attacchi o contrattacchi. La combinazione letale di questa attività invasiva con il coordinamento in tempo reale con forze missilistiche o artiglieria di lunga gittata ha un effetto devastante su ogni concentrazione di forze o sulla sopravvivenza di bersagli anche protetti.
«L’internet Starlink è diventato un elemento chiave… Per la prima volta nella storia furono implementati una rete di informazione e un sistema di scambio dati accessibili al pubblico, veloci e sufficientemente sicuri. Questa tecnologia consente la connessione di tutti i livelli di comando fino al livello più basso e garantisce la comunicazione e il comando e controllo sul campo di battaglia indipendentemente dalla distanza.» (Baluevsky e Pukhov) (2)
In parallelo con l’affermarsi del drone, sul campo di battaglia è apparsa la connessione diretta del singolo soldato con l’intera catena di comando, consentendo il comando e controllo a raggio illimitato di truppe, veicoli e aerei senza pilota e armi a guida di precisione.
La seconda conseguenza fondamentale di queste due innovazioni combinate, dopo la scomparsa della “fog of war”, è il prevalere della capacità di guerra a distanza, relegando al passato l’importanza finora assoluta del “fuoco diretto”. La trasparenza del campo di battaglia e la designazione del bersaglio in tempo reale stanno eliminando la necessità del fuoco in linea di vista: la capacità di sopravvivenza e l’efficacia in combattimento di qualsiasi arma a fuoco indiretto, dispersa e a distanza, e dei suoi equipaggi sono di gran lunga superiori a quelle di qualsiasi arma in linea di vista.
Questa, e non l’insufficiente protezione dai droni, è la ragione principale della crisi delle forze corazzate, che si è manifestata già durante la controffensiva ucraina del 2023 ed è evidente dal 2024.
Il carro armato è stato progettato come piattaforma protetta per il fuoco a vista, ma ora è un bersaglio facilmente individuabile e neutralizzabile. Non può più svolgere un ruolo centrale nel combattimento. Gli elicotteri da combattimento corazzati sono quasi spariti dai campi di battaglia già al secondo anno di guerra.
Anche l’arma regina del ’900, l’artiglieria, che pure per tutta la fase iniziale della guerra in Ucraina ha svolto il suo ruolo tradizionale, risultando decisiva nello stroncare il contrattacco ucraino del 2023, sta subendo una crisi di funzioni.
Oltre a dover aumentare decisamente la distanza da cui può operare, si è evidenziato come l’uso massiccio di munizioni non guidate non sia giustificato nel rapporto costo/efficacia, laddove le stesse missioni di fuoco possono essere compiute da droni o altre armi di precisione, compresi proiettili guidati.
«Sorge una domanda logica: è razionale utilizzare ingombranti sistemi di artiglieria come piattaforme di lancio per tali munizioni?» (Baluevsky e Pukhov, ibidem)
I due autori analizzano nel dettaglio le conseguenze che le modifiche di questi quattro elementi chiave — fog of war, fuoco a vista, rapporto costo/efficacia di carri armati e artiglieria, possibilità di interazione diretta con tutta la catena di comando — avranno nella riscrittura di tutti i manuali militari, tattici e operativi.
Ma le conseguenze da trarre sono a ben altro livello, in quanto si inseriscono in un quadro che presenta altre novità tecnologiche fondamentali.
Sempre più veloci
Sul campo di battaglia dell’Ucraina si è affacciato un altro tipo di innovazione radicale, che non è stato centrale nel conflitto ma ha comunque dimostrato la sua esistenza reale e la sua straordinaria efficacia: l’arma ipersonica. Assieme alla rivoluzione digitale (anch’essa indispensabile per il dispiegamento di queste armi), questa tipologia di arma modifica radicalmente alcuni concetti basilari della guerra moderna.
Nelle sue diverse declinazioni operative — Kinzal, Zircon, Oreskin — l’arma ipersonica ha svolto compiti cruciali nella distruzione delle batterie di Patriot e nell’attacco a siti protetti. Ma la sua importanza è nella prova sul campo dell’esistenza e della capacità operativa di tali sistemi d’arma, che rappresentano un salto di qualità — per ora e presumibilmente a lungo — rispetto al tradizionale equilibrio offesa/difesa (il cannone e la corazza di Jules Verne).
Non si tratta soltanto dell’estrema velocità (superiore ai 5.000 km/ora, ma certamente molto di più, tra 10 e 12 mila km/ora), ma della possibilità di manovra e della relativa snellezza d’impiego. Ovviamente velocità anche maggiori, da oltre quarant’anni, sono la caratteristica degli ICBM, i missili balistici intercontinentali, le cui traiettorie suborbitali anche a 20.000 km orari erano però prevedibili e consentivano di ipotizzare metodi di intercettazione, ed avevano ragione di esistere, data la gigantesca complessità e i costi, solamente con un carico pagante nucleare.
Contro le armi ipersoniche — sistemi che hanno un accettabile rapporto costo/efficacia anche con testate convenzionali, avendo un costo unitario inferiore di diversi ordini di grandezza — le capacità di intercettazione appaiono sostanzialmente nulle. Nonostante le dichiarazioni e le affermazioni delle controparti, che siano gli Ucraini o Israele, non esiste una sola prova documentale dell’abbattimento di uno degli oltre 50 Kinzal lanciati sull’Ucraina o di eventuali missili realmente ipersonici lanciati dall’Iran su Israele. In ogni caso, se qualche ipersonico fosse stato realmente intercettato si tratterebbe di una percentuale risibile, a costi insostenibili.
Le variazioni delle modalità di combattimento con l’uso dei droni hanno trasformato il fronte di combattimento in una fascia di uccisione profonda decine di chilometri, reso insicure le retrovie e drammaticamente costosa la logistica, e reso obsolete e marginali le formazioni corazzate e, in parte, l’artiglieria tradizionale.
I missili ipersonici hanno reso inadeguata la difesa antiaerea e aumentato di ordini di grandezza la vulnerabilità di tutti i siti di grande importanza militare, per quanto lontani dalla linea del fronte e per quanto protetti (ad esempio le portaerei, gli aeroporti o porti, le grandi fortificazioni, i siti industriali, le centrali atomiche).
Nel novembre 2025 il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che da due anni, ogni volta che vengono forniti dagli USA agli Ucraini moderni sistemi di difesa missilistica, essi vengono distrutti «entro una settimana dalla consegna».
Anche il ruolo degli aerei da combattimento ha iniziato un percorso di obsolescenza tattica e strategica simile a quello dei carri armati. Pensati da un secolo come soggetti multiruolo che intervengono con modalità diverse direttamente sui campi di battaglia, e padroni incontrastati degli scenari di guerra fino alla seconda guerra del Golfo, sono già ora in Ucraina limitati al ruolo di piattaforme di lancio di sistemi d’attacco da remoto, che si tratti di bombe plananti, missili aria/terra o missili aria/aria. Di fronte allo sviluppo dei sistemi missilistici antiaerei anche con base a terra, gli aerei sono diventati oggetti costosissimi dall’esistenza precaria in ambienti a rischio. Per un lungo periodo la ricerca di sistemi stealth ha prolungato la vita e le funzioni degli aerei, ma gli sviluppi tecnologici più recenti, soprattutto nei radar di scoperta e ingaggio, stanno mettendo in discussione anche questa protezione.
Analisti militari USA, tra cui Daniel Davis, Douglas Macgregor e l’analista CIA Larry Johnson, sostengono queste tesi già da mesi, contestando l’incapacità delle forze armate USA di affrontare questi nuovi scenari sia come capacità operative sia come variazioni dottrinali.
Sempre più occulti
Se a questo quadro aggiungiamo le nuove armi presentate dalla Russia, ma non ancora documentate in azione — Poseidon, Sarmat e Burevestnik — tutte e tre pensate per diminuire l’efficacia di ogni sistema di contrasto; quelle sfilate a Pechino, tutte dotate di terminali ipersonici; e l’incredibile miniaturizzazione che sta interessando tutti i sistemi, dai droni ai motori nucleari, lo spostamento avvenuto in questi anni a favore della capacità di attacco rispetto alla capacità di difesa è strabiliante.
Poseidon — Status-6 per la NATO — è, secondo stime occidentali, un drone sottomarino a propulsione nucleare: autonomia oltre 10.000 km, 100 tonnellate, diametro due metri, 100 nodi di velocità, profondità oltre 1.000 metri, tecnologia stealth. Dotato di testata termonucleare, può distruggere intere aree costiere ed è quasi impossibile da intercettare. Viene trasportato da un sommergibile “madre” — Belgorod e il futuro Khabarovsk — che può trasportarne diversi.
Sarmat — Satan2, SS-30 per la NATO — è il nuovo ICBM russo, che ha un tempo di preparazione al lancio quasi azzerato, può trasportare 15 testate MIRV oppure 24 MARV ipersonici ed è dotato di nuovissime capacità di contrasto all’intercettazione.
Burevestnik — SSC-X-9 per la NATO — è un missile di crociera a propulsione nucleare, a gittata di fatto illimitata e tempo di volo anche di giorni, che può volare a poche decine di metri dal suolo o dall’acqua in modo autonomo, estremamente manovrabile, evitando ogni sistema antimissile esistente. L’incredibile miniaturizzazione di un motore nucleare contenuto in uno scafo di soli 9 metri e diametro di poco superiore al metro è un balzo tecnologico impensabile, che potrà portare ad ulteriori straordinarie innovazioni. È ancora in discussione in Russia il ruolo strategico da assegnare a questo sistema d’arma.
A partire da Hiroshima la capacità di attacco era già balzata in primo piano rispetto a quella di difesa, tuttavia a un livello tale da non essere scalabile: distruzione totale oppure niente.
Contro l’arma nucleare in ogni caso esisteva una possibile difesa: l’intercettazione dei vettori di trasporto dell’arma nucleare sui suoi bersagli. Un vero equilibrio del terrore si stabilì negli anni 1959/60, quando divennero operativi i sottomarini nucleari con capacità di lancio ICBM, diminuendo drasticamente i tempi e le capacità di intercettazione. Quel momento fu decisivo per convincere le superpotenze di allora che era il caso di concordare una de-escalation, essendo consapevoli di essere diventate vulnerabili.
Il confronto si spostò sul terreno economico e delle guerre ibride, ed il risultato fu una straordinaria vittoria degli USA.
Per quasi trent’anni non c’è stata partita simmetrica tra il sistema imperiale statunitense ed il resto dei player mondiali, ridotti dal 1990 e fino agli anni 2020 a entità secondarie. Dagli anni 1990 e soprattutto dopo la seconda guerra del Golfo del 2003 si è assistito, da parte degli USA, a un progressivo abbandono della percezione della necessità di mantenere un equilibrio, tanto da portarli a non mantenere accordi e patti stipulati nei decenni precedenti, sia relativamente al ruolo e all’espansione della NATO sia ai diversi trattati sulle armi strategiche, cancellando anche il ruolo degli organismi di governo mondiale condiviso, a partire dall’ONU.
La guerra in corso in Ucraina ha rimesso la questione dell’equilibrio al centro dell’agenda geopolitica globale, ed è l’aspetto più evidente e critico di un più generale riassetto delle forze in campo, che comunque ruota attorno alla nuova potenza economica cinese e di altri grandi paesi.
È questa, infatti, la chiave che ha aperto alla Russia la porta per tornare a un confronto sul terreno ad essa più congeniale, quello militare, uscendo dall’angolo in cui la potenza finanziaria statunitense l’aveva chiusa negli ultimi decenni del secolo scorso fino a provocare il crollo dell’Unione Sovietica.
Nel frattempo, come il campo di battaglia dimostra ogni giorno, anche gli equilibri militari si sono radicalmente modificati.
Il complesso delle nuove tecnologie oggi converge nel rendere attaccabile ogni attore geopolitico. Le grandi corazze e le grandi flotte sono dinosauri costosissimi divenuti bersagli paganti per sistemi d’arma con un costo inferiore di ordini di grandezza.
Gli scudi stellari, sia il piccolo Iron Dome israeliano sia il futuribile Golden Dome di Trump, sono colabrodi dal costo infinito e inutile, almeno fino al prossimo salto tecnologico delle armi ad energia, per ora assai lontano e assolutamente incerto. Figurarsi le avide fantasie di Cingolani sullo scudo italiano.
Soprattutto ciò che sta dietro agli apparati bellici, i sistemi produttivi, si sono trovati di fronte a sfide che ne hanno messo in luce impietosamente contraddizioni e debolezze.
Note
(2) Yuri Baluevsky, generale dell’esercito, Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate della Federazione Russa (2004-2008); Ruslan Pukhov, direttore del Centro per l’analisi delle strategie e delle tecnologie.
https://globalaffairs.ru/articles/czifrovaya-vojna-baluevskij-puhov/
(3) I tentativi di migliorare la capacità di sopravvivenza e il potenziale di combattimento del carro armato dotandolo di sistemi di protezione attiva, droni e armi a lungo raggio non sembrano ancora adeguati in termini di rapporto costo-efficacia. Non è chiaro quali vantaggi sul campo di battaglia porterebbe un veicolo vulnerabile con capacità d’arma limitate, il cui costo si avvicina a quello di un aereo da caccia. Per quanto riguarda il ruolo del carro armato come vettore di droni o per attacchi di precisione oltre l’orizzonte, perché un carro armato, chiaramente eccessivo in termini di protezione e peso, dovrebbe essere necessario come piattaforma? Non ci sono risposte a queste e ad altre domande.
(4) Gli attacchi missilistici balistici iraniani lanciati a giugno 2025 su Israele sono stati di gran lunga i più imponenti nella storia mondiale e hanno costretto l’esercito americano a impiegare oltre 150 intercettori anti-balistici del sistema THAAD in meno di 12 giorni di ostilità. Ciò rappresentava oltre il 25% dell’arsenale totale dell’esercito schierato in tutto il mondo, sollevando serie preoccupazioni circa la capacità delle difese aeree americane di resistere a bombardamenti prolungati in teatri operativi, in particolare contro avversari come Cina e Corea del Nord. Con ogni lancio di intercettori THAAD dal costo di 15,5 milioni di dollari, si stima che la difesa dello spazio aereo israeliano con questi sistemi sia costata oltre 2,35 miliardi di dollari. Si stima che anche la Marina statunitense abbia impiegato oltre 3 miliardi di dollari in missili anti-balistici SM-3 e SM-6, rendendo questo breve sforzo bellico uno dei più costosi all’ora mai condotti dagli Stati Uniti.
Military Watch, 11 novembre 2025.
(5) Qiao Liang, Guerra senza confini, 1996. Di: Corrado Cirio