I media manipolati tra le armi della guerra ucraina

dal blog https://www.remocontro.it/

  • 25 Febbraio 2026 Ennio Remondino

Al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a New York, sul ruolo di media e propaganda nel conflitto in Ucraina. La contraddizione tra ‘Idealk politik’ per ‘vendere una guerra’ e la ‘Realk politik’ della crudeltà per vincerla. In mezzo l’obbligo istituzionale della bugia col giornalismo ingannato o più spesso complice. Da un libro di casa (https://www.pinobruno.it/2009/11/niente-di-vero-sul-fronte-occidentale-da-omero-a-bush-la-verita-sulle-bugie-di-guerra/) a Glenn Diesen, professore all’Università della Norvegia sud-orientale (USN) su geoeconomia, politica estera russa e Grande Eurasia.

Una voce dall’altra parte

Glenn Diesen, professore all’Università della Norvegia sud-orientale

«Alcuni degli scritti più illuminanti sulla propaganda politica provengono da Walter Lippmann, fatti per il governo degli Stati Uniti durante la Prima guerra mondiale. Le democrazie liberali tendevano a considerare i conflitti come una lotta tra il Bene e il Male per mobilitare il sostegno pubblico alla guerra.

Ma se l’avversario era il male assoluto, la Pace richiede che la guerra venga combattuta fino alla totale sconfitta del Male.

Ma il primo passo verso una soluzione pace comune è mettersi nei panni del nostro avversario e riconoscere le reciproche preoccupazioni per la sicurezza.

Ma i leader politici come i Media, non discutono delle preoccupazioni per la sicurezza dell’avversario, se viene identificato con il Male. E la comprensione dell’avversario diventa un tradimento».

Se guardi l’altra parte sei ‘putiniano’ o filo ayatollah

‘Putiniani’ tra i sostenitori del nemico o apologeti degli ayatollah. E i Media, convinti di combattere la giusta battaglia, non sempre riportano la realtà oggettiva. «I media spesso costruiscono socialmente la realtà e i giornalisti diventano ‘guerrieri dell’informazione’.

Ad esempio, riconoscere le perdite delle forze armate ucraine è vietato perché minaccia di ridurre il sostegno pubblico alla guerra.

Allo stesso modo, riconoscere che le sanzioni non funzionano minaccia di ridurre il sostegno pubblico alle sanzioni».

Quindi i media spesso ignorano questa realtà e rimangono fedeli alla narrazione per garantire che l’opinione pubblica rimanga coinvolta nel conflitto. «Ma come ha notato Lippmann così facendo eliminano ogni via verso una soluzione pacifica praticabile della guerra».

Le contraddizioni logiche

La Russia e il suo duplice ruolo nei media: «irrimediabilmente arretrata e debole, ma al tempo stesso è anche una minaccia estremamente potente per l’Occidente. La Russia non ha successo in Ucraina perché debole e arretrata, ma può conquistare l’Europa se non la fermiamo. Rassicurare l’opinione pubblica sul fatto che la Russia può essere facilmente sconfitta se continuiamo a portare avanti la guerra. Russia potenza espansionista e imperialista, ma allo stesso tempo impotente. Quindi ci viene detto che la pace richiede la fornitura di armi per aumentare i costi dell’avversario». Eppure dagli anni ’90 molti importanti politici occidentali, capi dell’intelligence, e alti diplomatici hanno messo in guardia proprio sull’espansione della NATO.

L’espansione della Nato il detonatore

Angela Merkel avvertì che offrire all’Ucraina un piano per l’adesione alla NATO sarebbe stato interpretato da Mosca come una dichiarazione di guerra.

L’ex ambasciatore britannico in Russia, Roderic Lyne, «All’epoca, se si voleva iniziare una guerra con la Russia, quello era il modo migliore per farlo».

Per il direttore della CIA Willem Burns. il tentativo di portare l’Ucraina nella NATO ‘avrebbe probabilmente innescato un intervento militare russo’, cosa che per Burns, la Russia non avrebbe voluto fare.

Nel 2014 il colpo di Stato contro il presidente ucraino Janukovyč eletto con voto libero e regolare. Per un breve periodo, nel 2014, i media occidentali riferirono che il nuovo governo stava attaccando il Donbass, uccidendo civili che rifiutavano la legittimità del colpo di stato. Poi la svolta narrativa, e la resistenza nel Donbass divenne una operazione russa a contrastare la democratizzazione dell’Ucraina.

Vietato solo per gli altri

«Penso si possa affermare con certezza che se la Russia o la Cina avessero fatto una di queste cose, diciamo nel Messico, l’avremmo certo definita una provocazione ma non possiamo farlo sui nostri media se non per vendere la storia di una guerra di conquista russa».

Sui fatti di allora: «I media non hanno informato che il primo giorno dell’invasione i vertici ucraini erano stati contattati da Mosca per discutere di negoziati di pace basati sulla mancata adesione dell’Ucraina alla NATO a cui lo stesso Zelensky aveva acconsentito».

Nel marzo 2022 lo stesso presidente: «Ci sono persone in Occidente a cui non dispiace una lunga guerra per esaurire la Russia, anche se ciò significasse la dissoluzione dell’Ucraina».

Il ministro degli Esteri turco dopo i falliti negoziati di pace di Istanbul: «Ci sono persone in occidente che vogliono che la guerra continui, e che la Russia si indebolisca. Non si preoccupano molto della situazione in Ucraina».

Ucraina vittima sacrificale

Anche mentre centinaia di migliaia di uomini morivano nelle trincee, i media hanno promosso la narrazione della vittoria dell’Ucraina, degli sforzi russi per restaurare l’Unione Sovietica, minimizzando le perdite dell’esercito ucraino e ignorando le politiche di de-russificazione e la brutale coscrizione degli ucraini.

Anche se ora l’Ucraina si trova ad affrontare il disastro e noi potremmo finire in una guerra diretta con la Russia, non c’è alcuna volontà di riconoscere che la Russia abbia legittime preoccupazioni per la sicurezza, ma tutto avviene nel vuoto diplomatico e i media rimangono fedeli alla narrazione di un nemico russo malvagio, e la conclusione è un’ulteriore escalation piuttosto che l’esplorazione di percorsi verso una pace praticabile.

Ecco perché sta diventando impossibile persino discutere di pace, perché la diplomazia è stata criminalizzata».

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