Politica planetaria criminale ed Europa evanescente

Dal blog https://www.remocontro.it/

  • 03 Marzo 2026 Ennio Remondino

Il mondo nelle mani di Trump-Netanyahu a rischio catastrofe con l’Iran come scusa per imporre il proprio dominio militare, economico ed energetico contro ogni potenziale concorrente e subordinare ulteriormente l’Europa. Cina, Russia in attesa che gli avversari finiscano nei guai, con il mondo islamico ancora prigioniero della contesta tra sciiti e sunniti mentre Israele invade il Libano. Energia, competizione globale e subordinazione europea.

‘Nuovo Medio Oriente’ e marginalità europea

Oltre la stretta attualità, guardiamo meglio cosa Trump-Netanyahu impongono al mondo. Scusa il rovesciamento del regime degli ayatollah, e la realtà del «Nuovo Medio Oriente» israelo-trumpiano: frammentazioni etniche e politico-territoriali, per impedire la formazione di poli regionali competitivi al loro potere. Prima l’eliminazione dell’Iraq come attore geopolitico, la distruzione della Siria come piattaforma regionale unitaria e, oggi, il progressivo accerchiamento dell’Iran. Protagonisti e complici, Israele e Turchia attivati dalla superpotenza ubriaca di Trump come attori regionali con ruoli differenti ma complementari. Spezzare la capacità dell’Iran di tenere insieme reti di alleanze e di influenza dal Golfo Persico al Levante. «Anche senza un rovesciamento formale del sistema politico, un Iran militarmente indebolito, economicamente isolato e strutturalmente instabile rappresenta già un risultato strategico coerente con la logica del progetto», avverte il professor Tiberio Graziani su Analisi Difesa.

Questione energetica e MO israeliano

La questione energetica, intrecciata alla competizione con la Cina e, più in generale, con il Sud Globale. Col ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, è diventato prioritario il controllo dei grandi produttori di fonti energetiche. In qualsiasi modo e a qualsiasi costo. Attraverso l’accaparramento diretto, ‘destabilizzazione selettiva’ e pressione politico-militare. Venezuela e Maduro l’esempio scuola. E per Trump l’Iran diventa l’obiettivo risolutivo. Le sue immense riserve di petrolio e gas, e uno dei pochi attori in grado di rifornire mercati extra-occidentali aggirando il sistema del dollaro e rafforzando la politica energetica cinese. «Anche Israele persegue un obiettivo strategico di lunga durata: eliminare ogni possibile competitore geopolitico regionale, non solo l’Iran, ma in prospettiva qualunque attore, inclusa la Turchia su cui litigare presto con Washington. Una fase dominata dalla centralità dell’energia e una competizione globale sempre più esplicita con la Cina.

La guerra solo da lontano?

L’eventualità che l’operazione contro l’Iran evolva in un intervento terrestre? «Fattore di vulnerabilità piuttosto che di controllo». l’Iran non è né l’Iraq del 2003 né la Libia del 2011. «Si tratta di uno Stato dotato di ‘profondità strategica’, di una società politicizzata, di apparati di sicurezza ramificati e di una capacità di assorbire colpi senza collassare immediatamente». E la Cina osserva la crisi senza esporsi direttamente ma ‘internalizzando’ i possibili esiti strategici con il ‘Sud globale’. «Attenti a quei due». E noi Europa? «L’UE, allo stato attuale, non è un attore geopolitico autonomo, ma uno spazio politico-istituzionale frammentato, privo di una catena decisionale unitaria in materia di sicurezza e strategia globale». Come sempre solo bla bla, o in maniera più colta, «una risposta che, più che operativa, è prevalentemente discorsiva e simbolica».

Fiancheggiamento codardo

Rituali dichiarazioni a favore del dialogo e della pace, ma insistendo sull’Iran come minaccia esistenziale per Israele. L’UE sempre in coda nello spazio euro-atlantico. I principali think tank statunitensi e israeliani «esercitano un’influenza strutturale su reti analoghe europee, che a loro volta alimentano il dibattito pubblico, i media e le classi dirigenti. Questo vale tanto per i partiti di centrodestra quanto per quelli di centrosinistra, che condividono spesso un medesimo orizzonte in materia di sicurezza, minacce e ‘valori occidentali’». Passività mascherata dietro un linguaggio di responsabilità e moderazione. «In pratica, la sua capacità di incidere è fortemente ridotta dalla mancanza di credibilità strategica e dalla subordinazione alla linea statunitense. Senza una politica estera e di sicurezza realmente autonoma, ogni iniziativa europea è percepita come accessoria o strumentale».

Impotenti ma non disinteressati

Gli interessi europei nei confronti dell’Iran, sono tutt’altro che marginali, e nopn nsolo pèer gas e petrolio. La stabilità regionale, la prevenzione di nuove ondate migratorie; la sicurezza delle rotte energetiche; la tutela di spazi commerciali e industriali. Interessi subordinati alla pressione politico-finanziaria degli Stati Uniti. «Ogni tentativo europeo di sviluppare una relazione autonoma con Teheran è stato facilmente neutralizzato attraverso sanzioni secondarie, vincoli bancari e isolamento finanziario». L’UE non protagonista delle decisioni, «ma utile nel fornire legittimazione narrativa, copertura diplomatica e sostegno mediatico». Guerra presenta come «inevitabile, difensiva e, soprattutto, moralmente giustificata».

Differenze di Francia, Germania e Italia

Se l’Unione Europea nel suo complesso si muove come un attore subordinato, tra Francia, Germania e Italia solo differenze ‘di stile’. La Francia è il Paese europeo che più di altri tenta di preservare una parvenza di autonomia strategica. Ma sempre senza rompere con Washington o Tel Aviv. Berlino condanna dell’escalation, esalta il sostegno alla sicurezza di Israele con inviti generici al dialogo. Ma mai irritare Trump. L’Italia si colloca in una posizione di ‘adattamento’ quasi automatico. «Priva di una visione strategica autonoma sul Vicino e Medio Oriente e fortemente dipendente dal quadro euro-atlantico, Roma tende a seguire la linea prevalente, alternando dichiarazioni di equilibrio a un sostegno implicito alla narrativa dominante».

Stati senza strategia in un’Europa senza sovranità

Pur avendo forti interessi diretti in termini di sicurezza energetica e stabilità del Mediterraneo allargato, l’Italia non dispone né degli strumenti politici né della volontà strategica per trasformare tali interessi in una posizione diplomatica distinta. La crisi iraniana viene quindi gestita come un ‘dossier esterno’, rispetto al quale l’allineamento è considerato la scelta meno pericolosa. E la stampa, le televisioni e le piattaforme digitali europee, più che un’analisi neutrale dei fatti, amplificano riferimenti e interpretazioni che riflettono gli interessi delle élite occidentali più che una ‘rappresentazione neutrale’ della complessità del conflitto.

Accusa finale condivisa da Remocontro

In sintesi, il ruolo dei media europei nella crisi iraniana non è quello di un osservatore neutrale o di un arbitro imparziale. I media contribuiscono in modo significativo alla costruzione di narrazioni che sostengono, spesso involontariamente, l’interpretazione dominante dell’ordine euro-atlantico. Questo non solo influenza l’opinione pubblica, ma crea un terreno favorevole alle élite politiche che intendono mantenere l’Europa in un perimetro strategico allineato agli Stati Uniti e ai loro alleati schiavi di Tel Aviv.

Tags: Iran Israele Usa

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