Curdi, popolo combattente represso e sempre tradito

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  • 08 Marzo 2026 Giovanni Punzo

l Kurdistan solo geografia. Non è uno Stato, ma un esteso altipiano nella parte nord-orientale della Mesopotamia e diviso tra quattro stati: Turchia, lran, Siria e Irak. Popolo numeroso con troppi Stati: nella parte turca sono circa venti milioni, nella parte irachena e iraniana rispettivamente cinque e sei milioni e nella parte siriana poco meno di due. Oltra una diaspora curda di circa due milioni sparsi nel mondo. Da secoli il popolo curdo è stato oggetto di tentativi di assimilazione, di uso militare e di tradimenti. Come fu contro l’Isis, e oggi la spinta ai curdi iracheni per combattere contro gli ayatollah di Tehran.

Gli inizi della questione curda

All’indomani della Prima guerra mondiale e della scomparsa dell’impero ottomano, il trattato di pace di Sevres (1920), aveva previsto la nascita di uno stato curdo. Ma questo trattato non fu mai applicato, e ad esso ne seguì un secondo, il trattato di Losanna nel 1923, che di fatto cancellò la questione limitandosi a regolare il contenzioso greco-turco e gli scambi di popolazione tra i due paesi milioni di profughi provenienti tra l’Anatolia e la Grecia.

Fu il primo tradimento per il popolo curdo che, unito dalla stessa lingua e dalla stessa cultura, si trovò ad affrontare avversari più organizzati e potentemente armati. In questa prima fase gli avversari principali furono la repubblica turca di Ataturk e l’Irak guidato dalla monarchia di Faysal, lo stesso che aveva capeggiato la rivolta araba e si era schierato con gli inglesi. La repubblica turca abolì le concessioni fatte alle minoranze curda e armena e – sebbene i paesi occidentali avessero ammirato gli sforzi per la riforma voluta da Ataturk – dai nuovi libri scolastici turchi scomparve perfino l’espressione Kurdistan.

Più diplomaticamente l’Irak, che aveva aderito alla Società della Nazioni, accettò invece i suggerimenti internazionali sulla tutela delle minoranze etniche e religiose, ma semplicemente non li mise in atto, per cui la situazione dei curdi non cambiò nemmeno in questo paese. E l’insofferenza curda cominciò a manifestarsi dal 1919.

Il controllo inglese in Irak

Nel corso di una conferenza internazionale svoltasi a Sanremo nel 1920 si perfezionarono invece gli accordi sulla spartizione dell’impero ottomano tra Francia e Inghilterra conosciuti come patto Sykes-Picot, stipulati mentre la guerra era ancora in corso e la rivolta araba stava già disgregando l’impero dal suo interno.

Il movimento arabo fu tuttavia più rapido ad intervenire dell’immediato dopoguerra proclamando l’indipendenza di un regno costituito da Siria, Palestina e Libano a sud della Mesopotamia. Obtorto collo le potenze occidentali furono costrette ad accettare le decisioni arabe, ma ottennero una sorta di protettorato: alla Francia toccarono la Siria e il Libano e all’Inghilterra Mesopotamia e Palestina. Interessante notare che in questo quadro di grandi compromessi fu riconosciuta come parte integrante degli accordi anche la dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917, con cui si confermava l’insediamento di un ‘focolare ebraico’ in Palestina. In Irak, dove permase a lungo il pericolo di una rivolta araba contro gli inglesi, ufficialmente il mandato britannico si protrasse fino al 1932, anno in cui fu riconosciuta la piena indipendenza, pur se rimase un contingente militare a garantire lo status quo.

Questa precauzione non si rivelò inutile perché nel 1941 in Irak si ebbe un colpo di stato anti inglese, appoggiato dalla Germania e dall’Italia e che fu sventato dai rinforzi accorsi prontamente dal Medio Oriente. Fu tuttavia nella fase di transizione dell’inizio degli anni Trenta che si produsse l’ennesima rivolta curda in Irak capeggiata dallo sceicco Mustafà Barzani.

La Royal Air Force

Protagonista di primo piano di queste complesse vicende, a partire almeno dal 1920, fu indubbiamente la Royal Air Force. Controllare con elementi terrestri i movimenti nelle zone impervie popolate dai curdi si era rivelata un’impresa difficile, mentre l’arma aerea poteva raggiungere anche le zone più disagiate e ben presto alle missioni di sorveglianza si aggiunsero quelle offensive.

Dal lancio sporadico di pochi ordigni si passò a vere proprie azioni prolungate: contro la città di Sulaymaniyah nel maggio 1924 furono lanciati una trentina di attacchi in quarantotto ore, compreso lo sgancio di bombe incendiare. Pochi mesi dopo seguì un’altra azione molto discutibile: per fare desistere una tribù nomade curda dall’attraversare il confine furono mitragliate le tende che ospitavano anche donne e bambini.

Tra i piloti che presero parte ai raid c’era anche Sir Arthur Harris, che nel corso della Seconda Guerra mondiale avrebbe organizzato i bombardamenti sulla Germania ottenendo il soprannome di “Bomber Harris”. E non stupisce che nel 1931 scoppiò una rivolta curda guidata appunto da Mustafà Barzani e che si protrasse fino al 1932. Ma poiché la geografia delle montagne del Kurdistan non cambiò, la Raf finì per bombardare ancora le stesse vallate per un decennio, seguita nel tempo dall’aviazione militare turca, irachena, siriana e iraniana. 

Domani quella israelo-americana a spingerli in guerra contro gli ayatollah iraniani?

Tags: Iran Popolo curdo

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