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di redazione | 11 Mar 2026
Dal 2 marzo, quando il Libano è entrato nel conflitto regionale scatenato da Israele e Stati Uniti contro l’Iran, gli attacchi israeliani hanno provocato almeno 570 morti, tra cui 86 bambini e 45 donne, secondo il ministero della Salute libanese. Il numero delle vittime riflette l’intensità crescente dei bombardamenti israeliani, ma racconta solo una parte della storia: sul terreno, Hezbollah sta ridefinendo il proprio modo di combattere contro l’esercito israeliano dopo le pesanti perdite subite nel 2024.
Quindici mesi dopo quella campagna militare, che aveva colpito duramente le infrastrutture e la catena di comando del gruppo e, più di tutto, ucciso il leader del movimento, il sayyed Hassan Nasrallah, Hezbollah è impegnato in un processo di adattamento operativo. Secondo diverse fonti libanesi informate il movimento sostenuto dall’Iran sta applicando le lezioni apprese più di un anno fa, tornando in parte alle sue origini di guerriglia nel Libano meridionale.
Il cambiamento più evidente riguarda la struttura delle operazioni sul campo. I combattenti agiscono in piccole unità autonome, riducendo la dipendenza da catene di comando centralizzate e da sistemi di comunicazione vulnerabili all’intelligence israeliana. Dopo che nel 2024 Israele è riuscito a infiltrarsi nella rete telefonica privata del gruppo e persino a sabotare centinaia di cercapersone utilizzati dai militanti, Hezbollah ha drasticamente limitato l’uso di qualsiasi dispositivo elettronico suscettibile di intercettazione.
Anche la gestione dell’arsenale sembra riflettere una strategia di lungo periodo. Le fonti indicano che l’organizzazione sta razionando l’uso dei missili anticarro, una delle armi più efficaci contro le unità corazzate israeliane, mentre continua a lanciare attacchi quotidiani con droni e razzi contro il nord di Israele. L’obiettivo appare duplice: mantenere una pressione costante sul fronte e allo stesso tempo preservare le risorse in vista di un possibile conflitto più ampio.
I combattimenti terrestri si sono concentrati finora nei pressi della città di Khiyam, vicino al punto in cui si incontrano i confini di Libano, Israele e Siria. Per Hezbollah si tratta di un’area strategica, ritenuta uno dei possibili corridoi attraverso cui potrebbe iniziare una futura invasione terrestre israeliana. La scorsa settimana sono stati segnalati anche movimenti dei combattenti d’élite Radwan, ritirati dal sud dopo il cessate il fuoco del 2024 e ora apparentemente tornati nella regione.
Nonostante le importanti perdite inflitte dall’aviazione israeliana, fonti dello Stato ebraico riconoscono che Hezbollah è riuscito a stabilizzare i propri ranghi. Diversi comandanti sono stati uccisi negli ultimi mesi, ma il gruppo avrebbe introdotto un sistema nuovo nella leadership: per ogni capo militare sarebbero stati nominati quattro vice incaricati di garantire la continuità operativa in caso di assassinii mirati.
La strategia complessiva del movimento resta tuttavia condizionata dal contesto regionale. Hezbollah è entrato nel conflitto per vendicare l’uccisione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei nelle prime fasi della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Allo stesso tempo, i suoi calcoli sembrano basarsi sull’ipotesi che la leadership iraniana sopravviva allo scontro e che alla fine emerga un cessate il fuoco regionale che includa anche il fronte libanese.
Sul piano interno, però, la posizione del gruppo è più fragile che in passato. In Libano, Hezbollah è stato duramente criticato per aver trascinato il Paese in una nuova guerra con la potenza militare israeliana che ha già provocato circa 700 mila sfollati. Il governo di Beirut ha inoltre vietato le sue attività militari, aumentando la pressione sull’organizzazione che rifiuta categoricamente il suo disarmo su imposizione di Israele e Usa.
In questo quadro, Hezbollah sembra aver scelto una strategia di resistenza prolungata piuttosto che di escalation immediata. La combinazione di guerriglia, prudenza nell’uso dell’arsenale e riorganizzazione interna suggerisce che il movimento per ora non stia cercando uno scontro frontale decisivo, ma in più fasi.