Da una email di Recommon

| “Questa guerra è una manna per gli esportatori di Gnl statunitensi e una catastrofe per tutti gli altri” Seb Kennedy su Energy Flux. |
| Ciao Gianni, sono passati solo 12 giorni dall’attacco all’Iran da parte di Israele e Stati Uniti, mosso in totale spregio del diritto internazionale e della stabilità globale. Solo 12 giorni e gli effetti sono già arrivati sul mercato energetico fino all’ultimo miglio della filiera: quello dei nostri distributori di carburante e, presto, delle nostre bollette. |
| Eppure una cosa dovrebbe essere ormai evidente. |
| La sicurezza energetica basata sull’utilizzo dei combustibili fossili è una chimera. In un mondo dove i conflitti regionali si moltiplicano senza sosta e l’emergenza climatica resta sempre una questione rimandabile, ogni crisi geopolitica si traduce in uno shock per il sistema. Eppure governi e grandi aziende insistono sempre sulle stesse soluzioni. |
| Se la ricetta non funziona, perché continuare a usarla? |
| Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’Europa ha sostituito gran parte delle forniture di gas russo con quelle del Qatar. Ora, con la “crisi di Hormuz”, è già pronto un altro rimpiazzo: il gas naturale liquefatto statunitense. Secondo alcuni studi, il GNL USA potrebbe arrivare al 75 per cento del totale importato nel Vecchio Continente entro il 2030. A dispetto di relazioni politiche turbolente tra l’Europa e gli USA – che con l’Italia tuttavia rivendica, non si sa quanto a ragione, un rapporto “privilegiato” – sul piano energetico la traiettoria sembra già tracciata. Nel secondo trimestre del 2025 il GNL statunitense ha coperto circa il 27% di tutte le importazioni di gas europee e circa il 58% del gas liquefatto importato dal continente. |
| Il mercato del GNL |
| C’è un’altro elemento da considerare. Più aumenta il peso del GNL più cresce l’incertezza del sistema e del mercato energetico. A differenza del gas trasportato tramite le grandi pipeline, il GNL è una commodity globale. Le metaniere vanno dove il prezzo è più alto e, in momenti di tensione internazionale, Europa e Asia finiscono per competere per gli stessi carichi. Il risultato è un sistema energetico in cui i prezzi possono cambiare drasticamente nel giro di pochi giorni. |
| Ogni shock geopolitico rafforza gli Stati Uniti come fornitore dominante. |
| Più aumenta l’incertezza su altri produttori o su alcune rotte marittime, più il Gnl americano guadagna spazio. E il sistema Italia sembra pronto ad adattarsi. ENI ha firmato nel 2025 un contratto ventennale con la società statunitense Venture Global per l’acquisto di circa due milioni di tonnellate di GNL l’anno. Snam gestisce gran parte delle infrastrutture di trasporto e rigassificazione che permettono l’arrivo di questi carichi nel nostro Paese. Anche la finanza fa la sua parte: Intesa Sanpaolo è tra le principali banche europee coinvolte nel finanziamento di nuovi progetti di GNL negli Stati Uniti, con miliardi di dollari destinati negli ultimi anni allo sviluppo di nuovi terminal. Insomma, cambia il fornitore, ma non la dipendenza. E se l’America di Trump non appare più un alleato così affidabile per l’Europa, resta comunque un partner molto affidabile per chi con il suo GNL continua a fare affari. |
| Con rabbia e determinazione, il collettivo di ReCommon |