Dal blog https://www.labottegadelbarbieri.org
articoli e riflessioni di Armin Messanger, A. T. , Enrico Semprini, l’iniziativa Combatants for Peace e Parents Circle, sull’intervista a Gian Franco Veraldi, gli aggiornamenti da Ambamed. In coda i nostri link (ai dossier precedenti).

Genocidio a Gaza – 14 marzo
Elicotteri israeliani hanno sparato, ieri, su un gruppo di palestinesi nel quartiere Shejaie di Gaza. Sono state assassinate due bambine ed un adulto.
I bombardamenti aerei e d’artiglieria hanno colpito, ieri e stamattina, a Gaza città, Khan Younis e su tutta la costa. Ancora una volta l’artiglierai navale ha preso di mira le piccole barche di pescatori, mentre stavano per prendere il largo.
Stamattina, a Khan Younis, un drone israeliano ha lanciato un missile su un gruppo di persone, uccidendone due. I loro corpi sono stati trasportati all’ospedale Nasser.
A Gaza non c’è una tregua. Molti media glissano.
Situazione umanitaria a Gaza
In ambito umanitario, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi (UNRWA) ha confermato che gli abitanti della Striscia di Gaza continuano a vivere in condizioni estremamente difficili, a causa delle restrizioni all’ingresso degli aiuti umanitari. L’agenzia ha rilevato che l’esercito di occupazione ha chiuso tutti i valichi di frontiera con la Striscia di Gaza dal 28 febbraio, suscitando serie preoccupazioni in merito alla sicurezza alimentare e alla carenza di carburante, necessari per la prosecuzione delle operazioni umanitarie.
Ha inoltre aggiunto che, sebbene il valico di Kerem Salem sia stato parzialmente riaperto, i restanti valichi rimangono chiusi, limitando gravemente la consegna di beni di prima necessità alla popolazione.
Stamattina, molte tende degli sfollati sono state divelte da raffiche di vento forte. Dopo le piogge delle scorse settimane, un altro flagello sta rendendo la vita dei gazzawi un inferno.
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Il nostro commento quotidiano fisso:
Ci sono ancora coloro che obiettano che non si tratti di genocidio, basandosi su congetture storiche e non guardando la realtà delle cifre e delle intenzioni, dicono: “Dire che Israele commette genocidio è una bestemmia”.
Pronunciare una frase simile è la vera bestemmia nei confronti della memoria dei sei milioni di ebrei assassinati dal nazismo tedesco.
Cisgiordania
Venerdì sera, le forze di occupazione israeliane hanno arrestato tre fratelli dopo che i coloni avevano attaccato le loro case a Masafer Yatta, a sud di el-Khalil (Hebron). I coloni hanno attaccato la famiglia Jabarin nella zona di Shaab al-Batim, facendo pascolare le loro pecore intorno alle case e aggredendoli prima che le forze di occupazione intervenissero e arrestassero i fratelli, Khalil, Muhannad e Issa Ishaq Jabarin.
Le forze militari di occupazione hanno anche lanciato granate stordenti contro i residenti e danneggiato le loro proprietà.
Stamattina, a Betlemme, due palestinesi sono stati feriti durante un attacco armato dei coloni.
Genocidio a Gaza – 13 marzo
Ieri, giovedì, l’esercito di occupazione israeliano ha continuato i bombardamenti aerei e di artiglieria su diverse aree della Striscia di Gaza, violando nuovamente l’accordo di Sharm Sheikh, in vigore dal 10 ottobre 2025. I raid hanno preso di mira Gaza città e zone centrali e meridionali della Striscia, mentre gli attacchi con l’artiglieria hanno colpito edifici che ospitano sfollati.
Fonti locali hanno riferito che l’artiglieria israeliana ha lanciato un pesante bombardamento durante la notte sui quartieri orientali di Gaza città, tra cui Zeitoun, Shuja’iyya e Tuffah, in concomitanza con intensi attacchi di elicotteri da combattimento.
Aerei da guerra israeliani hanno inoltre effettuato un raid aereo nelle aree sotto controllo militare a est di Gaza, mentre navi cannoniere hanno aperto il fuoco con mitragliatrici pesanti vicino alla costa del campo profughi di Shati e alle tende degli sfollati nel porto dei pescatori a ovest della città.
Inoltre, aerei da guerra hanno lanciato due raid aerei lungo la cosiddetta “Linea Gialla” a est di Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale, in concomitanza con bombardamenti di artiglieria contro l’area di Mawasi a nord-ovest di Rafah.
Nella Striscia di Gaza centrale, l’artiglieria israeliana ha bombardato aree a est di Juhr ad-Dik e a nord-est del campo profughi di al-Bureij.
Le forze israeliane hanno bombardato un edificio che ospitava centinaia di sfollati nella zona di Ansar, a ovest di Gaza City, provocando un incendio che ha distrutto diverse tende e costretto decine di famiglie ad abbandonare le case diroccate.
A gaza non c’è nessun cessate-il-fuoco.

Cisgiordania
Ieri, giovedì, due palestinesi sono stati ucisi da colpi di arma da fuoco sparati dall’esercito di occupazione israeliano a sud della città di Nablus, nella parte settentrionale della Cisgiordania occupata.
L’esercito di occupazione israeliano ha chiuso diversi checkpoint e varchi militari intorno alla città di Nablus e ha rafforzato le misure di sicurezza nella zona. Gli attacchi dell’esercito israeliano in Cisgiordania continuano, in particolare durante il Ramadan, ignorando il significato del mese sacro per i musulmani. Dall’inizio del genocidio a Gaza, l’esercito israeliano e i coloni hanno intensificato i loro attacchi in Cisgiordania, con uccisioni, arresti, distruzione e demolizione di case e strutture, sfollamenti ed espansione degli insediamenti.
Questi attacchi hanno provocato l’uccisione di almeno 1.125 palestinesi, il ferimento di circa 11.700 e l’arresto di quasi 22.000 palestinesi.


Il 13 febbraio, durante la diretta di Mattina 24 su RaiNews, il professor Gian Franco Veraldi, Direttore di Chirurgia Vascolare dell’Università di Verona, è scoppiato in lacrime.
Dopo un mese trascorso in un ospedale a Gaza, la sua voce si spezza e scoppia in lacrime. Cade il collegamento. Riprovano a ricollegarsi. Con le lacrime agli occhi, Velardi dice:
“Bambini, ripeto, sparati in testa. E l’unica loro colpa per cui hanno ricevuto un colpo in testa, di pistola o di non so che cosa, è stata quella di essersi avvicinati troppo alla yellow line. Non è umano tutto ciò. lo tornerò sicuramente a Gaza. È stata un’esperienza terribilissima ed è un dolore indescrivibile vedere certe scene: ti strappa il cuore”.
Due giorni prima, al Corriere della Sera, Velardi aveva dichiarato:
«Qui opero con ferri che trovo e quando esco dall’ospedale i bambini affamati ci rincorrono. Facciamo quello che possiamo, ma serve una mobilitazione globale».
Una mobilitazione globale che non c’è, anzi sono in tanti a prendersela con chi, come Francesca Albanese, combatte contro questo sterminio, ma viene insultata e massacrata sulla base di un video artefatto e parole mai dette.
Il dramma di Gaza ci dice chi è vivo e chi no. Chi ha cuore e chi no. Le lacrime strazianti del dottor Velardi sono le lacrime di un eroe contemporaneo. Un uomo straordinario e prezioso, che combatte contro i mulini a vento e difende un popolo di cui non pare fregare niente all’Occidente.
di Armin Messanger tratto da R/Project
SULL’ESPANSIONISMO ISRAELIANO
L’espansione territoriale di Israele dall’ottobre 2023
Sebbene il 7 ottobre 2023 abbia segnato una svolta importante nella ridefinizione delle dinamiche di potere in Medio Oriente, è servito anche come pretesto per ridisegnare le linee di demarcazione. Israele ha colto questa opportunità per consolidare ed espandere il suo controllo territoriale a Gaza, in Cisgiordania, così come nel Libano meridionale e in Siria, stabilendo di fatto realtà durature sul campo. Questa è una costante nella storia coloniale dello Stato.
Quali sono i confini di Israele? Sono in continua evoluzione – e vengono respinti – dal 1949, con ogni guerra condotta contro i suoi vicini. Troppo spesso presentate come operazioni “difensive”, le offensive che Tel Aviv conduce sui fronti di confine dal 7 ottobre 2023 fanno parte di questa lunga storia. Va notato che questa evoluzione territoriale è ampiamente riconosciuta pubblicamente, attraverso mappe militari, piattaforme strategiche e dichiarazioni di funzionari.
GAZA, DIVISA IN DUE BLOCCHI
Il cessate il fuoco concluso nell’ottobre 2025 non ha significato un ritorno alla situazione geografica precedente al 7 ottobre per la striscia occupata da Israele dal 1967. Lungi dal congelare le posizioni esistenti, ha ratificato una trasformazione già in corso. Dopo gli spostamenti forzati di popolazione da est a ovest dall’ottobre 2023 e le progressive incursioni militari, è emerso un nuovo controllo territoriale. Questo ridispiegamento è stato poi formalizzato con la creazione di “zone di sicurezza”, aree poste sotto diretto controllo militare e parzialmente svuotate della loro popolazione.
Per quanto riguarda le “linee di demarcazione”, spesso contrassegnate dalla“linea gialla“ sulle mappe, rimangono sfocate e mutevoli, riflettendo un equilibrio di potere ancora instabile piuttosto che un confine stabilizzato. L’enclave è divisa in due blocchi: circa il 53% del territorio è sotto il controllo militare israeliano, rispetto al 47% della popolazione di Gaza. Questa separazione è segnata dal dicembre 2025 da una “linea gialla”: allineamenti di blocchi di cemento dipinti di giallo e terrapieni che formano di fatto un confine interno. Queste aree sono state dichiarate poligoni di tiro o sono interdette all’accesso, rendendo altamente improbabile qualsiasi ritorno di civili ed esacerbando una compressione demografica senza precedenti nella parte occidentale dell’enclave. Inoltre, la maggior parte dei terreni agricoli e più della metà dei pozzi d’acqua sono sotto il controllo israeliano.

Le immagini satellitari rivelano un graduale spostamento di questi blocchi, di centinaia di metri alla volta, senza alcuna proclamazione ufficiale.(1) Allo stesso tempo, il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, Eyal Zamir, ha parlato dell’emergere di “una nuova linea di confine”, suggerendo la possibile stabilizzazione a lungo termine di questa divisione. La “linea gialla” segna un punto di svolta nella misura in cui la zona cuscinetto non è più periferica, ma interna e mobile, ridisegnando i confini nel cuore stesso dell’enclave.
IN CISGIORDANIA, UN LIVELLO RECORD DI ESPANSIONE COLONIALE
In seguito agli Accordi di Oslo (settembre 1993), la Cisgiordania è stata divisa in tre zone: Area A (18%), sotto controllo palestinese ma con regolari incursioni israeliane; Area B (22%), sotto controllo civile palestinese e sicurezza congiunta con gli israeliani; e Area C (60%), sotto pieno controllo israeliano, che comprende la maggior parte degli insediamenti e delle risorse, in particolare i terreni agricoli. Tuttavia, le restrizioni imposte dal governo israeliano limitano gravemente la costruzione, l’accesso all’acqua e le infrastrutture in quest’area.
Dal 7 ottobre 2023, diversi poteri amministrativi sono stati trasferiti dall’esercito a un’autorità civile guidata dal Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. Questo passaggio da un regime militare a un’amministrazione civile integrata nello Stato israeliano costituisce un passo decisivo verso l’annessione e apre la strada alla sua legalizzazione. Allo stesso tempo, il massiccio armamento dei coloni, con 120.000 armi distribuite dal 2023, incoraggiato dal Ministro degli Interni Itamar Ben-Gvir e presentato come “difesa civile”, consente loro di effettuare direttamente sfratti, attacchi e incendi dolosi su terre palestinesi. Queste azioni mirano a cacciare i contadini dalle aree rurali, concentrare la popolazione nelle città e frammentare ulteriormente il territorio palestinese.(2)
Nel 2025, l’espansione coloniale ha raggiunto livelli record: l’annuncio di 22 nuovi insediamenti, la legalizzazione di avamposti e la ripresa del progetto E1, che prevede la costruzione di 3.000 unità abitative israeliane tra Gerusalemme Est e l’insediamento di Ma’ale Adumim, con il rischio di dividere in due la Cisgiordania. Soprattutto, il rilancio del catasto il 15 febbraio 2026 consente di dichiarare “terre di Stato” le proprietà palestinesi i cui proprietari sono stati costretti ad abbandonare. Questa procedura faciliterà e sistematizzerà il loro acquisto da parte degli israeliani e amplierà la capacità di intervento e amministrazione di Israele. Oggi ci sono 737.000 coloni israeliani in tutti i territori della Cisgiordania e a Gerusalemme Est, rispetto ai 622.000 del 2017. Queste politiche sono in linea con la linea adottata dai ministri di estrema destra Smotrich e Ben Gvir, sostenitori dell’annessione.
Dal 7 ottobre 2023,l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania si è intensificata si è intensificata drasticamente. Secondo la ONG israeliana Peace Now, oltre 2.400 ettari sono stati dichiarati “terreno statale” nel 2024 e all’inizio del 2025, pari allo 0,68% dell’Area C. I coloni hanno aperto 116 km di nuove strade non autorizzate, frammentando ulteriormente il territorio e limitando l’accesso dei palestinesi. Inoltre, sono stati istituiti 86 nuovi avamposti, tra cui 60 aziende agricole. L’impatto umano è enorme: secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), 1.222 palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania dalla fine del 2023 e 39.843 persone sono state sfollate, almeno temporaneamente. Il 2025 ha anche segnato un record di attacchi e danni alle proprietà palestinesi con 1.828 incidenti, mentre la giustizia israeliana abbandona la maggior parte dei procedimenti giudiziari, lasciando i coloni liberi di agire nella quasi totale impunità.
Nel Libano meridionale, la “zona cuscinetto” è una “zona morta”. La massiccia offensiva aerea israeliana è iniziata il 23 settembre 2024, seguita una settimana dopo dallo schieramento delle forze di terra. Ha provocato una distruzione diffusa in una fascia di circa 5 chilometri a nord della “Linea Blu”, la linea di demarcazione tracciata dalle Nazioni Unite nel 2000, in seguito al ritiro israeliano dal Libano meridionale, occupato dal 1978. Da allora, i bombardamenti aerei quasi quotidiani, il fuoco dell’artiglieria, l’uso di armi incendiarie e ora il glifosato hanno reso vaste aree inabitabili.
Ufficialmente, Israele ha affermato di non voler creare una “zona cuscinetto”, ma piuttosto di respingere l’unità Radwan di Hezbollah. In realtà, però, ha creato un corridoio svuotato della sua popolazione civile – più di 95.000 libanesi erano già stati sfollati entro giugno 2024 – le infrastrutture – strade, reti idriche ed elettriche, terreni agricoli – sono state distrutte o gravemente danneggiate, e interi quartieri di villaggi sono stati rasi al suolo durante la guerra. (3) Il rischio di morte, la distruzione, l’impossibilità di vivere a causa della mancanza di infrastrutture e il degrado ecologico hanno trasformato il tessuto sociale e demografico locale, da cui il soprannome di “zone morte”. Mentre alcuni residenti sono gradualmente tornati nel novembre 2025, questo non è stato valido per tutti i villaggi.

Nel gennaio 2026, l’esercito libanese dichiarò di aver completato il disarmo di Hezbollah tra il fiume Litani e la “Linea Blu”, come stipulato nel cessate il fuoco, ma i bombardamenti continuarono, violando l’accordo. Israele posizionò cinque basi oltre questa linea – Labounneh, Jabal Blat, Shaked, Houla e Hamamis – e eresse un muro di cemento alto nove metri, assorbendo ulteriore terreno appartenente agli abitanti dei villaggi meridionali (4.000 metri quadrati entro il 2025). I coloni stanno spingendo per iniziare a stabilire insediamenti: uno scenario simile alle annessioni della zona cuscinetto delle alture del Golan. Il 2 marzo 2026, Israele ordinò l’evacuazione di 30 villaggi nel Libano meridionale, causando ancora una volta lo sfollamento forzato della popolazione. Successivamente, il 4 marzo, ordinò il trasferimento dell’intera popolazione libanese presente a sud del fiume Litani verso nord, in linea con le proiezioni coloniali espansionistiche dell’apparato statale israeliano dal 1978.

IN SIRIA, TRA DESIDERIO DI ESPANSIONE E STRATEGIA MILITARE
Dalla guerra del giugno 1967, Israele ha occupato le alture del Golan, sottratte alla Siria dopo i combattimenti. Una politica di insediamenti è stata gradualmente implementata, mentre la “Legge del Golan” del 1981 ha formalizzato l’annessione illegale della regione ai sensi del diritto internazionale. Nel 2019, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha riconosciuto la sovranità israeliana sul Golan. Da allora, l’attività di insediamento si è espansa, con quasi 32 insediamenti. (4)
Dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad, l’8 dicembre 2024, Israele approfittò del caos per lanciare un’operazione terrestre su larga scala in Siria. Prese il controllo della zona demilitarizzata istituita nel 1974 dopo la guerra dell’ottobre 1973, ostacolando la missione della Forza di Osservazione del Disimpegno delle Nazioni Unite (UNDOF). Il suo esercito avanzò nelle regioni di Daraa e Quneitra, occupando circa 350 chilometri quadrati di territorio aggiuntivo, che si estendeva dal Monte Hermon al bacino del fiume Yarmouk. Contemporaneamente, diverse centinaia di attacchi aerei colpirono le infrastrutture militari siriane. Allo stesso tempo, il governo israeliano approvò un piano per raddoppiare la popolazione di coloni ebrei nella parte siriana delle alture del Golan.

Sono attualmente presenti nove postazioni militari israeliane nei territori occupati, in particolare intorno a Quneitra. All’inizio della transizione siriana, Israele inizialmente giustificò questi movimenti come un modo per prevenire una minaccia “terroristica” e creare una “zona di difesa sterile”. Per Damasco, ciò costituiva una violazione del cessate il fuoco del 1974. Israele sostenne all’epoca che l’accordo era nullo a causa della morte del suo firmatario de facto, invocando al contempo l’autodifesa. Sebbene la posizione israeliana sia coerente con la sua logica storica di espansione e proiezione strategica, le analisi e le dichiarazioni dei funzionari israeliani riflettono anche una persistente preoccupazione per l’emergere di uno stato siriano centralizzato allineato con Ankara ai propri confini. L’istituzione di una zona cuscinetto ha quindi un duplice scopo: contenere i riallineamenti regionali e ostacolare il consolidamento di un asse Damasco-Ankara, gettando al contempo le basi per un meccanismo di controllo e deterrenza, ridisegnando l’equilibrio dei confini, che potrebbe influenzare qualsiasi futuro accordo politico a vantaggio di Israele. gettando le basi per un sistema di controllo e deterrenza, rimodellando l’equilibrio dei confini, che potrebbe influenzare qualsiasi futuro accordo politico a vantaggio di Israele.
Inoltre, i gesti di apertura rivolti ai drusi siriani che abitano le alture del Golan non sono solo una questione di pragmatica politica di vicinato. Fanno parte della tradizione della “politica periferica“,, che consiste nello sfruttare le faglie interne alle società vicine cercando il sostegno di alcune minoranze. In questo caso, sfruttandoi massacri dei drusi del luglio 2025. Le alture del Golan costituiscono uno spazio strategico fondamentale per Israele: dominano la Siria meridionale, garantiscono il controllo delle risorse idriche del Mar di Galilea e delle sorgenti del fiume Giordano situate sul versante occidentale del Monte Hermon, e offrono un vantaggio strategico su Damasco. Grazie alla sua altitudine, Israele può monitorare e controllare il territorio avanzato, rilevare qualsiasi minaccia e intervenire, il che gli conferisce una maggiore flessibilità rispetto a Damasco. Questa topografia ha fatto guadagnare a queste alture il soprannome di “occhi di Israele”, consentendo la sorveglianza e l’insediamento di basi militari.
Parallelamente, l’integrazione civile dei territori prosegue: infrastrutture, progetti energetici e insediamenti rafforzati stanno trasformando queste aree in parti funzionali dello Stato. Allo stesso tempo, le popolazioni native dei nuovi territori intorno a Kuneitra sono costrette ad abbandonare le loro terre. L’espansione del controllo israeliano, che assuma la forma di occupazione militare, colonizzazione o annessione, si basa sia su considerazioni materiali – risorse, alture strategiche, assi militari – sia su una dimensione simbolica e religiosa. Molti spazi contesi sono permeati da un significato biblico integrato nel concetto di Eretz Israel (Terra di Israele) e, per alcuni gruppi, in una temporalità messianica.
L’annessione procede sempre per fasi: spostamento delle popolazioni native, smilitarizzazione, creazione di zone cuscinetto, dominio militare, insediamento di insediamenti e infine formalizzazione giuridica. Stiamo assistendo alla convergenza di fatti compiuti militari, ingegneria demografica e normalizzazione giuridica, che trasforma il territorio annesso in una leva strategica, una riserva di risorse e un progetto ideologico. Questa dinamica è accompagnata da ripetuti spostamenti ed esili: sradicamenti dalla terra, dalla memoria, dai legami sociali che perpetuano cicli di violenza e stabiliscono un ordine duraturo e strutturalmente ineguale, basato sulla coercizione, la sottomissione e l’umiliazione delle popolazioni vicine, sotto lo sguardo dei paesi occidentali, nella migliore delle ipotesi passivi e nella peggiore complici.
Tratto da: http://www.orientxxi.info
NOTE
- Benedict Garman e altri, “ Israele sposta la Linea Gialla più in profondità a Gaza, mostrano le immagini satellitari ”, BBC , 16 gennaio 2026.
- Marium Ali, “ Mappatura degli sfollamenti forzati e degli attacchi dei coloni da parte di Israele in Cisgiordania ”, Al Jazeera, 17 febbraio 2026.
- Raya Jalabi e altri, “ Israele spinge per creare una ‘zona morta’ in Libano ”, Financial Times, 27 giugno 2024.
- Madjid Zerrouky, “ Israele impone sulle alture del Golan siriane la stessa repressione che in Cisgiordania ”, Le Monde, 9 novembre 2025.


