Voci “incredibili”: la lobby sionista domina il Congresso USA…

Dal blog https://www.ariannaeditrice.it

di Daniele Perra – 19/03/2026

Fonte: Daniele Perra

Iniziano a circolare voci “incredibili”, come quelle secondo cui Marco Rubio (Christians United for Israel e noto elemento neocon) e Jared Kushner (ebreo ortodosso vicino alla setta messianica Chabad Lubavitch, figlio di Charles Kushner, amico intimo di Bibi Netanyahu) siano degli “assets” di Israele nel governo USA. Buongiorno! Chi l’avrebbe mai detto? 
In un articolo pubblicato sul numero 4/2024 di “Eurasia. Rivista di studi geopolitici” avevo già messo in evidenza come lo strapotere della lobby sionista nel Congresso USA ed il vuoto di potere determinato dalla demenza senile di Biden avessero di fatto favorito l’ascesa a “guida dell’Occidente” dello stesso Netanyahu. Una dinamica rimasta intatta con la seconda amministrazione Trump, facilmente ricattabile e manovrabile soprattutto alla luce di un “narcisismo patologico” che lo rende incapace di prendere decisioni o di rilasciare dichiarazioni con piena lucidità. 
Intanto continua ininterrotta quella che John Mearsheimer ha definito (lui sì, con lucidità) “la guerra più stupida della storia USA”. Israele, con nuova prova di scelleratezza, ha scelto di attaccare il South Pars: il più grande campo gassifero al mondo diviso a metà tra Qatar ed Iran. Naturalmente, a pagare suddetta scelleratezza saremo soprattutto noi che dal Qatar acquistiamo larga parte del nostro fabbisogno della risorsa.

Chi continua a pensare che questi siano nostri “alleati” o è in malafede o è semplicemente un ritardato (tra l’altro, spesso le due cose vanno insieme). 
La cosa, inoltre, lascia pensare che l’obiettivo sia quello di aumentare ulteriormente la nostra dipendenza dal costoso (e di scarsa qualità) GNL nordamericano. E, di conseguenza, pagare per l’ennesima crisi generata dal nostro “padrone”. Ma questo è un altro discorso. 
Veniamo alla “stupidità” di Washington. Sorvolo sulle ridondanti e ridicole dichiarazioni di Hegseth e dello stesso Trump. Nel giugno scorso il Presidente USA aveva affermato di aver distrutto le capacità nucleari iraniane. La settimana scorsa ha detto che l’Iran era a tre giorni dalla creazione della “bomba” (una cosa che viene ripetuta costantemente da circa quarant’anni). 
Ad ogni modo, Trump, attaccando l’Iran nella speranza di una sua rapida capitolazione (non mi meraviglio che non conosca qualcosa come tre millenni di storia persiana), sperava di andare a Pechino mettendo sul tavolo il suo successo e la sua dimostrazione di forza. Ora si ritrova, invece, con un Medio Oriente in fiamme, le basi USA nella regione semidistrutte e lo Stretto di Hormuz chiuso. Sperava, sostenendo il progetto geoeconomico della “Grande Israele”, di mantenere il primato del dollaro nelle transazioni petrolifere; mentre adesso, a fronte di calcoli strategici evidentemente errati, si trova con il traffico petrolifero nello Stretto legato al pagamento in yuan. Grande successo! Complimenti vivissimi!
Lui si vanta dei guadagni delle compagnie petrolifere USA (enti privati). Tuttavia, evita di affermare come siano enormemente aumentati gli introiti della NIOC (la National Iranian Oil Company, cui si lega anche la figura di un grande italiano, Enrico Mattei). 
Nel mentre, un personaggio squallido come Peter Thiel (sostenitore di una distopia tecnologica di sorveglianza fondata sulla AI, nonché sostenitore del genocidio palestinese) viene a raccontarci di come Trump ci salverà dall’“Anticristo”, quando siamo noi che dovremmo pensare a come salvarci da loro.

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