Slovenia al voto, gli equilibri Ue e tante spie

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  • 19 Marzo 2026 Piero Orteca

Slovenia al voto, gli equilibri Ue e tante spie. Una specie di antipasto di quelle, ben più impattanti per l’Europa, che si terranno in Ungheria. Partita politica interna con riflessi sulla sempre più discussa Commissione Von der Leyen. E, a complicare le cose, spuntano anche i Servizi segreti (privati) israeliani.

Il caos regna sovrano

Populisti, euroscettici, liberali, nostalgici socialisti, sinceri democratici, filo-UE: le etichette si sprecano. Ma in effetti, sotto questa vernice di raffinata dialettica parlamentare, si cela un tribalismo politico fatto di clan e scontri personali, frutto di antiche inimicizie. E al vertice di questa battaglia c’è lui, l’uomo più temuto (o amato, dipende dai punti di vista): Janez Jansa, già per tre volte Presidente del consiglio. Un personaggio difficile da inquadrare e che non si può certo sbrigativamente etichettare solo come “populista” e trumpiano. Ma che, sicuramente, se tornasse al potere, darebbe del filo da torcere alla Commissione di Bruxelles. E tutto questo anche se l’Unione (e i suoi lauti fondi) è stata indispensabile per la crescita, accelerata e sostenibile, del Paese. Ecco, per sommi capi, il background politico che sta condizionando i partiti sloveni, i quali, sondaggi alla mano, si stanno già azzannando da mesi in vista dell’appuntamento elettorale che potrebbe portare a un cambiamento di maggioranza, rafforzando il vento impetuoso di destra che già spira sul Continente. E sui dettagli è meglio non indulgere, perché ci confonderemmo più di quanto lo siano già gli stessi protagonisti. D’altronde, basta leggere solo i media sloveni (Vecer di Maribor, Ljubljanske Novice, The Slovenia Times) per accorgersi come la campagna elettorale stia andando avanti tra accuse incrociate e denunce di scandali.

I partiti (in sintesi)

In ogni caso, i 90 seggi dell’unica Camera del Parlamento di Lubiana, secondo le previsioni, dovrebbero essere più o meno equamente divisi tra l’attuale coalizione di governo di centro-sinistra (Gjbanie Svoboda, cioè Movimento Libertà, i socialdemocratici di SD e i progressisti di Levica), e l’opposizione di centro-destra rappresentata dall’SDS (Partito Democratico Sloveno) e da NSi (Nova Slovenija). Gibanje è capeggiato dall’attuale Premier, l’euro-entusiasta Robert Golob, mentre l’SDS vede alla guida proprio la vecchia pellaccia della politica slovena di cui parlavamo, l’ex Primo ministro Janez Jansa. Il resto del panorama politico, la “minutaglia”, farà la differenza, perché i numeri non consentono ai partiti più grossi di governare senza formare coalizioni. A patto, naturalmente, che i pesci piccoli superino la quota di sbarramento proporzionale del 4%, per entrare in Parlamento. A quel punto, si aprirà una sorta di foro boario o, per dirla più brutalmente, un vero e proprio mercato delle vacche. Con chi andranno, per esempio, “Resnica” (Verità) e il Partito dei Pirati?

I Servizi segreti israeliani

E veniamo al piatto forte di quest’analisi: le presunte interferenze di Servizi segreti stranieri (israeliani) sulle elezioni, denunciate dalla stampa slovena (da “Mladina” per l’esattezza) e riprese, con grande spolvero, dall’autorevole quotidiano di Tel Aviv, Haaretz. Si tratta di accuse che riguardano contatti riservati (ma non confermati) che sarebbero avvenuti tra Janez Jansa e noti ex alti ufficiali dell’IDF. Questi “specialisti” oggi lavorano per una società privata di “consulenza per l’intelligence”, la “Black Cube”. Parliamo in pratica della costola “privata” del Mossad. Ecco cosa scrive, in sintesi, Haaretz, poi ampiamente ripreso dalla stampa slovena: “Sei giorni prima delle elezioni parlamentari slovene, un’inchiesta civile ha rivelato che il co-fondatore di Black Cube, Dan Zorella (alto ufficiale dell’Intelligence militare), e il generale di divisione in pensione delle Forze di Difesa israeliane, Giora Eiland, si sarebbero recati nella capitale slovena a bordo di un jet privato per incontrare il leader dell’opposizione Janez Janša, mesi prima che una campagna di registrazioni clandestine contro il governo di sinistra iniziasse a scuotere le elezioni del Paese e a portare alla luce accuse di corruzione potenzialmente esplosive. Il rapporto – prosegue Haaretz – pubblicato lunedì dall’Istituto ‘8 Marec’ e dal sito ‘Mladina’, afferma che il 22 dicembre 2025 Zorella, fondatore della famigerata società di intelligence privata, ed Eiland, suo consulente, sono atterrati all’aeroporto di Lubiana. Stando alle informazioni raccolte, a bordo del volo c’erano quattro passeggeri israeliani, che dopo l’atterraggio si sarebbero diretti alla sede del Partito Democratico Sloveno di Janša. Poche ore dopo la pubblicazione del rapporto, l’agenzia di intelligence slovena, SOVA, avrebbe confermato alla Commissione parlamentare di vigilanza sull’intelligence che quattro rappresentanti di Black Cube si trovavano effettivamente in Slovenia il 22 dicembre. Tuttavia, la SOVA avrebbe affermato di non avere informazioni su un eventuale incontro tra i quattro e Janša. E non ha confermato il coinvolgimento della società israeliana nella campagna elettorale del partito”.

L’economia? Va bene

Un’occhiata un po’ più attenta ai fondamentali dell’economia slovena, ci dice però come questo piccolo Paese sia riuscito a compiere, con successo, il processo di transizione verso il modello mercatistico. Non è stato facile, per una struttura produttiva e consumistica inquadrata in un’economia pianificata, adeguarsi alle regole del capitalismo europeo. Regole che, in un cero senso, hanno spinto la Slovenia ad accelerare il suo percorso di sviluppo, imponendole delle strategie finanziarie che fanno parte del progetto sulle politiche di convergenza di Bruxelles. I risultati sono stati lusinghieri. Il Pil è cresciuto costantemente nel dopo-Covid, trainato da una domanda interna alimentata da spesa pubblica e fondi UE. Il debito pubblico è calato a circa il 65% del Pil, e con un’inflazione tutto sommato sotto controllo (intorno al 2,5%), un tasso di disoccupazione fisiologico del 3,7% e un deficit di bilancio (su Pil) inferiore al 3%, il governo di Lubiana può essere più che soddisfatto delle sue politiche macroeconomiche. Non è un caso che sia riuscito a piazzare, in un lampo, 1, 75 miliardi di euro di Bond a 10 anni. Un segnale di grande fiducia manifestato dai mercati.

E le società di rating approvano

Come sempre accade in questi casi, l’ultima (o la prima, dipende dai punti di vista) autorevole parola sulla questione la pronunciano le società di rating. Dunque, “Fitch” ha alzato la sua valutazione sul “Long-Term Foreign-Currency Issuer Default” della Slovenia da ’A’ ad ’A+’ con outlook stabile. Il miglioramento premia i risultati ottenuti dalle politiche di consolidamento fiscale che hanno portato a una posizione di bilancio primario sostanzialmente accettabile. “Fitch” prevede che il debito pubblico del Paese entro tre anni possa diminuire fino al 60% del Pil. Ultimo giudizio quello di Moody’s, forse il più importante perché è di qualche giorno fa. La società ha migliorato il rating del Paese, premiando così la recente riforma delle pensioni e la solida gestione del debito pubblico. È stato migliorato il rating a lungo termine dell’emittente e del debito senior non garantito del governo sloveno, portandolo da A3 ad A2. L’outlook è stato rivisto da positivo a stabile. Moody’s pensa che la recente riforma pensionistica slovena abbia rafforzato la resilienza economica e fiscale, “consentendo ai lavoratori di rimanere più a lungo nel mercato del lavoro. Il cambiamento nella politica pensionistica riduce gli oneri fiscali derivanti dall’invecchiamento della popolazione e suggerisce che il debito pubblico rimarrà stabile nonostante l’invecchiamento demografico”.

Che sia proprio questo il vero motivo per cui una parte dell’elettorato potrebbe aver voltato le spalle (anche se ancora non è proprio detto) all’attuale Premier? Di sicuro, molte volte le risposte più semplici sono quelle alle quali si pensa di meno. In fondo, sulla riforma delle pensioni, rischiano di cadere rovinosamente e rompersi l’osso del collo, governi ben più onusti di glorie e cinti di allori rispetto a quello sloveno. Non è vero, Monsieur Macron?

Tags: elezioni slovenia

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