GUERRA. Libano del sud e Beirut sotto le bombe, più di mille i morti

Dal blog https://pagineesteri.it/

21 Mar 2026

Hezbollah lancia razzi e droni verso Israele. Tra i libanesi uccisi anche 118 minori e 12 operatori sanitari

Uno schema pericoloso si sta delineando in Libano, a diciannove giorni dalla ripresa massiccia dei bombardamenti israeliani sul territorio libanese. Nell’ultima settimana l’esercito israeliano ha intensificato i bombardamenti nella capitale libanese, bombardando non solo l’area storicamente a maggioranza sciita di Dahieh ma anche i quartieri centrali di Beirut, provocando morti e feriti.

Secondo un bilancio aggiornato del Ministero della Salute libanese, nelle ultime ore i bombardamenti israeliani nel centro di Beirut hanno causato 12 morti e 41 feriti. I quartieri maggiormente colpiti sono stati quelli di Basta e Zuqaq al Blat ma anche il quartiere di Bashoura, nel cuore della capitale, dove una densa coltre di fumo grigio è stata vista alzarsi nella giornata di mercoledì.

Una forte esplosione è stata udita dai residenti del quartiere e dai residenti delle aree vicine, dopo l’ennesimo ordine di evacuazione da parte dell’esercito israeliano. Almeno sei persone sono state uccise nell’attacco a Bashoura, dove un edificio di quindici piani è stato completamente demolito, distruggendo al contempo anche l’illusione che il centro di Beirut possa oggi considerasi un’area sicura

Dopo l’attacco, l’esercito israeliano ha affermato che l’edificio era utilizzato da Hezbollah per depositare somme di denaro utilizzate per finanziare l’organizzazione. A Ramlet al-Baida, sulla costa, un bombardamento israeliano ha colpito un’area in cui centinaia di sfollati dormivano nelle tende, provocando la morte di almeno otto persone: due attacchi consecutivi, il secondo lanciato quando erano già arrivati i soccorsi, in quella che viene chiamata la tecnica del “double tap strike”, ovvero colpire un obiettivo, attendere l’arrivo dei soccorsi e lanciare poi un secondo attacco sullo stesso luogo per aumentare il numero delle vittime.

Anche il sud del Libano continua quotidianamente ad essere teatro dell’aggressione israeliana; l’agenzia di stampa statale libanese ha riportato attacchi aerei su Tiro e sulla città di Sidone dove due persone sono rimaste uccise, uno dei quali era un paramedico, Youssef Assaf, Il personale medico in Libano è diventato oggetto di attacchi deliberati da parte delle IDF, come dimostrano i rapporti che denunciano minacce agli ospedali, ordini di evacuazione e bombardamenti contro strutture sanitarie. Nella notte fra il 14 e il 15 marzo, 12 operatori sanitari a Burj Qalawiya, nel sud del paese, sono stati uccisi a causa di un bombardamento israeliano su una struttura ospedaliera.

L’attacco contro i 12 paramedici si inserisce in una narrazione israeliana già ampiamente utilizzata, secondo cui i bombardamenti sarebbero diretti contro “infrastrutture terroristiche” che trovano rifugio all’interno di ospedali, ambulanze o centri medici. Contestualmente l’esercito israeliano ha preso di mira i ponti sul fiume Litani, affermando di voler impedire ai combattenti della resistenza di trasferire armi verso le aree più a sud del paese e con l’obiettivo dichiarato di creare una Buffer Zone impedendo di fatto il ritorno ai propri villaggi di quasi 250 mila abitanti.

Mentre il movimento sciita di Hezbollah viene condannato a livello mediatico come il responsabile della riapertura del fronte di guerra, sia dalla stampa moderata libanese, sia dalla stampa europea, un silenzio complice protegge Stati Uniti e Israele che hanno avviato il conflitto in Medio  Oriente con l’attacco all’Iran lo scorso 28 febbraio. In questo quadro mediatico, la menzogna rischia di trasformarsi in notizia, e la notizia in verità: gli attacchi alle basi UNIFIL diventano “errori”, i bombardamenti contro ambulanze e ospedali vengono definiti “danni collaterali”, e allo stesso tempo, i giornalisti diventano figure sempre più scomode, poiché la “verità” costruita dall’aggressore non ammette contraddizioni, non vuole che ci siano prove, ne dei propri crimini, ne delle proprie debolezze.

In Libano, i giornalisti diventano un bersaglio, come accaduto all’inviato britannico di RT (Russia Today), preso di mira da un drone israeliano insieme al suo cameraman mentre si trovava nel sud del paese a documentare le incursioni sioniste. Un attacco mirato, con l’intento esplicito di ucciderli. Questo episodio arriva solo un giorno dopo l’uccisione, in un bombardamento sulla capitale libanese, del giornalista della TV Al Manar, Mohammad Sherri e di sua moglie. A differenza di Sherri, Steve Sweeney e il suo cameraman libanese si sono salvati e dopo essere stati curati sono stati dimessi dall’ospedale.

L’abitazione del giornalista Mohammed Sherri

Una pratica, quella di colpire gli organi di stampa, utilizzata anche durante la guerra del 2024, quando l’esercito israeliano uccise tre giornalisti libanesi in un raid aereo mentre dormivano in una foresteria nel sud del Libano, nonostante all’esterno della struttura fossero parcheggiate le auto con la scritta “Press”. In quell’occasione furono uccisi due operatori della televisione Al Mayadeen e un operatore di Al Manar Tv.

Nonostante l’intensità e la frequenza dei bombardamenti israeliani la resistenza continua a sostenere massicci scontri, mostrando capacità organizzative e militari che il nemico riteneva di aver indebolito, se non addirittura distrutto, con la decapitazione della struttura di potere di Hezbollah nel 2024.

Per la terza volta in una settimana, nel villaggio di Taybeh, i militanti di Hezbollah  hanno attaccato le forze di occupazione, distruggendo, affermano, cinque carri armati Merkava e costringendo i soldati israeliani a bloccare la loro avanzata. Nel frattempo il nord di Israele continua ad essere attaccato dal lancio di razzi.

L’emittente televisiva Al Mayadeen, legata al partito sciita, ha riportato che la resistenza ha condotto 55 operazioni nelle ultime 24 ore contro l’occupazione israeliana, definendo queste operazioni un numero record mai raggiunto neanche nella guerra del 2024. La stessa emittente ha descritto queste azioni come un atto “in difesa del Libano e del suo popolo”.

In poche settimane questa guerra, ha provocato lo sfollamento di quasi un milione di persone e l’uccisione più di mille vittime civili, di cui 118  sono bambini, sempre secondo i dati ufficiali del Ministero della Salute libanese.

Lo sfollamento forzato di Dahyieh, del Sud del Libano e della valle della Bekaa sta costringendo intere comunità alla fuga. I bombardamenti distruggono  infrastrutture e abitazioni, il lancio di bombe al fosforo bianco avvelenano i terreni  creando le condizioni affinché la vita dei libanesi non sia più possibile in un territorio, che fin dal 1978, Israele ha considerato parte di una  più ampia strategia di supremazia regionale.

Anche a fronte di questi numeri la resistenza libanese si sta sviluppando come una risposta inevitabile, inscritta in una legittimità storica che vede il diritto internazionale riconoscere ai popoli sottoposti ad occupazione il diritto di difendersi. Il governo libanese appare latitante e confuso, propenso a chiedere aiuti internazionali per un cessate il fuoco le cui condizioni sarebbero probabilmente sfavorevoli per il Libano e la sua popolazione.

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