Nave russa alla deriva nel Mediterraneo bomba ambientale

Dal blog https://www.remocontro.it/

  • 21 Marzo 2026 Remocontro

Metaniera russa colpita da drone marino ucraino, da settimane alla deriva nel Mediterraneo con ancora veleni esplodenti. Diversi governi temono che possa causare gravi danni ambientali, ma sperano di scaricare i costi e i rischi sul vicino di costa. La nave si chiama Arctic Metagaz, e trasporta gas naturale liquefatto. Equipaggio russo soccorso dopo alcune esplosioni che avevano aperto uno squarcio nello scafo. La nave al momento galleggia al largo della Libia, trascinata dalle correnti. 

Ancora un carico di veleni in pancia

Sono quasi tre settimane che la nave russa è alla deriva nel mar Mediterraneo. Mosca ha accusato l’Ucraina di aver colpito la nave con droni marini, come già accaduto in passato. La nave trasportava circa 53mila metri cubi di gas quando è stata danneggiata. Inoltre contiene circa 700 tonnellate carburante per alimentare il motore. «Una bomba ambientale, che può esplodere da un momento all’altro», denuncia il governo italiano nell’assenza di iniziativa dei Paesi costieri di fatto coinvolti. Non si sa se ci siano stati sversamenti di gasolio né quanto gas ci sia ancora sulla nave: il gas naturale liquefatto, che è trasportato in forma liquida grazie a temperature bassissime, a temperatura ambiente evapora. Il rischio dell’esplosione è legato al fatto che il gas è altamente infiammabile. La Protezione civile italiana, che sta monitorando la nave, avverte che c’era il rischio di dispersione del gas, ma che fino a quel momento non aveva rilevato fuoriuscite

Altro ‘effetto Iran’

Nei giorni scorsi i governi di Italia, Francia, Spagna e di altri sei paesi dell’Europa meridionale avevano scritto una lettera alla Commissione Europea, definendo la nave una grande minaccia ecologica e chiedendo l’intervento coordinato delle istituzioni europee. Ma finora nessuno ha preso il controllo della nave. Le autorità libiche hanno avvertito le navi e le piattaforme petrolifere al largo della costa della Libia di fare attenzione all’imbarcazione che si sta inclinando, ma non hanno detto se si faranno carico del recupero del relitto. Secondo i sistemi di tracciamento delle navi, giovedì sera la Arctic Metagaz si trovava a circa 12 miglia nautiche da una piattaforma petrolifera dell’Eni, l’azienda energetica italiana. In teoria l’armatore, il proprietario della nave, dovrebbe essere responsabile del recupero del relitto. CNN ha provato a contattare l’armatore senza successo. Ma quando c’è il rischio di un danno ambientale se ne devono occupare gli stati coinvolti, tenuti a sorvegliare una nave alla deriva nelle loro acque territoriali. L’armatore, comunque, ‘dovrebbe’ poi sostenere i costi dell’operazione.

Italia ‘poverina’ ed Europa ‘forse’

Mantovano ha detto che l’Italia ha messo a disposizione diverse imbarcazioni, tra cui alcune equipaggiate per operazioni di contenimento del danno ambientale. Ha detto che le navi italiane sarebbero pronte a intervenire «nel giro di pochissimo», se le autorità europee lo chiedessero. Al momento non risulta che lo abbiano fatto, né è stato reso noto quale piano di recupero verrebbe attuato. Secondo l’Ucraina e diversi paesi occidentali, la Arctic Metagaz fa parte della cosiddetta “flotta fantasma” russa, cioè quelle navi (anche non russe) che trasportano clandestinamente il petrolio e il gas per aggirare le sanzioni contro la Russia. Gli attacchi coi droni alle navi e alle raffinerie russe sono un modo dell’Ucraina di mostrare di poter colpire la Russia in uno dei suoi settori più redditizi, necessari per finanziare la sua guerra.

L’Ucraina ha intensificato la sua campagna contro le navi della flotta fantasma, specialmente le petroliere, espandendosi al di fuori del mar Baltico e del mar Nero e operando nel mar Mediterraneo. Alcuni di questi attacchi sono stati rivendicati, altri no, ma vari elementi inducono a pensare che dietro ci sia in effetti l’Ucraina. A dicembre l’SBU, i servizi segreti ucraini, aveva rivendicato un attacco con droni a una petroliera russa nel Mediterraneo.

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