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di redazione | 23 Mar 2026 di NoonPost
Lo Stretto di Hormuz si trova al centro delle rotte energetiche globali, ma le discussioni che lo riguardano si riducono spesso al corso d’acqua in sé, senza prestare attenzione ai nodi strategici circostanti, come l’isola di Qeshm. E’ considerata da molti una delle chiavi più importanti per il controllo dello Stretto e probabile obiettivo militare nel contesto della guerra israelo-americana contro l’Iran.
Qual è la storia di quest’isola iraniana e qual è il ruolo che svolge nel controllo dello stretto? E gli Stati Uniti stanno davvero prendendo in considerazione l’invio di marines per tentare di controllarla?
Geografia complessa
1- Posizione ed estensione: Qeshm si trova sul lato iraniano dello Stretto di Hormuz, separata dalla terraferma iraniana da uno stretto passaggio noto come Stretto di Clarence. È la più grande isola iraniana, con una superficie di circa 1295-1500 km², una lunghezza di 130-135 km e una larghezza compresa tra 11 e 40 km. Un rapporto della NASA ha descrive la superficie dell’isola come rocciosa e arida, con un numero limitato di aree coltivate, mentre un rapporto sulle comunità locali indica che il clima è caldo e umido e l’acqua è scarsa.
2- Vicinanza alle rotte di navigazione: Un rapporto del Washington Institute spiega che l’ingresso ufficiale nel Golfo avviene tramite una rotta di navigazione lunga 25 miglia e larga 2 miglia sul lato omanita, separata da una fascia tampone larga 2 miglia dalla rotta di uscita parallela, mentre all’interno del Golfo stesso sono previsti ulteriori piani di regolamentazione del traffico per una lunghezza di 50 miglia situate nelle acque iraniane. Durante la guerra in corso, tuttavia, non tutte le navi si sono attenute esclusivamente a queste rotte ufficiali, come dimostrato dai dati di tracciamento, che indicano come alcune imbarcazioni abbiamo percorso lo stretto passaggio tra Qeshm e Larak, un canale largo non più di cinque miglia nautiche nel suo punto più stretto, che passa proprio di fronte a una base navale delle Guardie Rivoluzionarie sulla costa meridionale di Qeshm. Questo significa che una nave non solo si trova al di fuori delle tradizionali rotte di navigazione, ma è anche maggiormente esposta alla sorveglianza e alle pressioni e più vicina al raggio d’azione delle capacità iraniane dispiegate intorno all’isola.
3- Asse di collegamento: Qeshm dista circa 22 km da Bandar Abbas, il più grande porto militare e commerciale iraniano, e si affaccia sulle isole di Hormuz, Larak e Hengam a sud, mentre la costa omanita del Musandam si trova sulla sponda opposta dello stretto. Questa posizione conferisce a chiunque controlli Qeshm la possibilità di monitorare le rotte marittime e i movimenti delle navi da e verso il Golfo.
Capacità militari sull’isola
1- Basi, imbarcazioni e missili: un’analisi del sito web “Grey Dynamics” parla della base della 112ª Brigata Navale delle Guardie Rivoluzionarie a Qeshm, dove sono comparse motovedette d’attacco rapido e una nave missilistica “catamarano” con un sistema di lancio verticale per missili Fajr-3 o Noor. Un’analisi separata pubblicata da Forbes mostra immagini satellitari che confermano la presenza delle batterie missilistiche Fajr-3 e Fajr-5 sul margine orientale di Qeshm, posizionate dietro argini di sabbia e rivolte verso lo stretto.
Secondo un rapporto del Washington Institute, questi missili trasportano testate del peso di 85 kg e hanno una gittata fino a 43 km per il Fajr-3 e 70-75 km per il Fajr-5, consentendo loro di coprire gran parte dello stretto. Le Guardie Rivoluzionarie hanno inoltre dispiegato motoscafi e attrezzature per la posa di mine lungo l’isola, e probabilmente vi sono piattaforme per il lancio di missili antinave Noor con una gittata di 35 km.
2- Sorveglianza e droni: uno studio di Bellingcat del 2018 ha rivelato che l’Iran ha ampliato una pista di atterraggio per droni a Qeshm e l’ha dotata di nuovi radar, indicando che l’isola viene utilizzata come centro di ricognizione per monitorare il traffico navale. Ha parlato dell’integrazione dell’aeroporto con velivoli di tipo Mohajer e sistemi di comunicazione crittografati, mentre immagini satellitari indipendenti hanno mostrato la presenza di strutture utilizzate per lanciare e dirigere i droni d’attacco Shahed-Saeqa verso obiettivi marittimi, migliorando la capacità dell’isola di lanciare attacchi precisi e a distanza.
3-Dispiegamento lungo l’intera costa: un rapporto pubblicato dal Middle East Forum conferma che le Guardie Rivoluzionarie dispiegano le proprie difese costiere su circa 1.500 km di costa e isole iraniane, tra cui Qeshm, Larak, Hormuz e Kharg. Questa dispersione implica che concentrarsi solo su Qeshm significa sottovalutare il fatto che la minaccia allo stretto proviene da un vasto sistema di basi, missili e imbarcazioni mobili. Espressioni come “città missilistica” o “città dei droni navali” sono state spesso utilizzate dai media iraniani per descrivere Qeshm, ma rapporti stranieri indipendenti non forniscono prove conclusive dell’esistenza di una simile struttura sull’isola.
“La trappola per i marines”: Ostacoli all’invasione
Mentre il presidente statunitense Donald Trump cerca di persuadere i suoi alleati a contribuire alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, il New York Times ha riportato che Washington ha inviato ulteriori rinforzi nella regione, tra cui la nave d’assalto anfibio USS Tripoli, accompagnata da navi da guerra con a bordo circa 5.000 soldati, di cui 2.500 marines. La CNN ha inoltre riferito che una nave da guerra statunitense con a bordo migliaia di marines è arrivata al largo di Singapore il 17 marzo, diretta in Medio Oriente, apparentemente in preparazione di un’azione militare nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz. La 31ª Unità di Spedizione dei Marines (MEU) è equipaggiata con caccia F-35B ed elicotteri MV-22 e CH-53E, il che rende Qeshm, in virtù della sua vicinanza ai corridoi e della sua distanza dall’interno dell’Iran, un obiettivo tatticamente attraente per il controllo temporaneo o per un raid lampo.
Colpire le infrastrutture di monitoraggio e le basi navali, in particolare la base della 112ª Brigata, centro di gestione di motovedette e batterie missilistiche che minacciano navi civili e militari, potrebbe compromettere parte della capacità dell’Iran di minacciare la navigazione e fornire alle forze statunitensi un punto di leva, un messaggio di deterrenza e, potenzialmente, una piattaforma per monitorare la costa iraniana. Ma questa tentazione si scontra con chiari ostacoli strutturali:
Innanzitutto: la differenza fondamentale tra un’incursione e un’occupazione. Qeshm è una vasta isola con una superficie di 1.500 chilometri quadrati, caratterizzata da terreno montuoso, grotte e saline, il che rende l’occupazione o la completa messa in sicurezza un’operazione che richiede una forza ben maggiore di una singola unità di intervento rapido. In secondo luogo, vi è il costo civile e politico. L’isola è abitata da circa 180.000 persone, secondo l’ UNESCO , distribuite in decine di città e villaggi. Il bombardamento dell’impianto di desalinizzazione del 7 marzo 2026 ha provocato l’interruzione dell’approvvigionamento idrico in 30 villaggi.
Terzo: l’ambiente e l’esaurimento delle risorse, poiché le temperature estive raggiungono livelli soffocanti con un’umidità che si avvicina al 90%, condizioni che generano il cosiddetto fenomeno del “canale di evaporazione”, che disturba i radar e i sistemi elettronici occidentali. Nel frattempo, qualsiasi forza americana di stanza a Qeshm sarebbe relativamente isolata e circondata dal fuoco proveniente dalla costa iraniana, il che renderebbe estremamente costoso garantire le sue linee di rifornimento.
Quarto: Qeshm non rappresenta l’intero stretto. Anche se una forza limitata riuscisse a distruggere una batteria o una base in quella zona, la maggior parte delle minacce iraniane a Hormuz sono distribuite lungo la costa opposta e sulle altre isole. Le capacità dei droni delle Guardie Rivoluzionarie nei pressi di Qeshm, Hengam e Larak rappresentano la minaccia più immediata (per le forze di occupazione), mentre le Guardie Rivoluzionarie possono schierare mine e motoscafi in altre aree e la rete missilistica si estende ad Abu Musa, Kharg e alle isole di Tunb Grande e Piccola.
Pertanto, colpire Qeshm potrebbe ottenere una parziale interruzione delle operazioni o un effetto localizzato, ma non significa aprire lo Stretto di Hormuz. Trasformare l’operazione in un’invasione o in un dispiegamento a lungo termine richiederebbe una distruzione più ampia delle infrastrutture delle Guardie Rivoluzionarie nel Golfo, il che potrebbe estendere la guerra e aprire la strada a un disastro militare di portata maggiore.