Qualche riflessione e una palata di dubbi sul futuro

Dunque è andata bene, hanno vinto i NO, ora la palla rimbalza e non è chiaro in che mani vada per aggiustare il tiro.

La Meloni dice che ha fatto tutto come da suo programma elettorale ( vorrei quasi ripubblicarlo per far capire che neanche per sbaglio ha messo in opera una sola delle idee sovraniste e autonomiste con cui si era presentata).

Ha perso in buona compagnia, con una quota dei capibastone del PD ( Del Rio e dintorni cattolici) e anche di una quota parte dei sindacati confederali che erano per il SI

La polemica non serve, guardiamo avanti, non è che mancano i problemi ricordando per memoria

E’ una vittoria popolare che presuppone però una attenzione continua, mettere le mani in tasca non è consigliabile, ne stare in “sourplace” e ce ne sono di motivi per aprire bene gli occhi:

– Il grido era: “difendiamo la costituzione” nel caso della giustizia, però va spiegato che è almeno ambigua la cosa, nel senso che la costituzione è già stata cambiata varie volte.

Il primo referendum costituzionale si è tenuto il 7 ottobre 2001 sulla riforma del Titolo V, voluta dal Calderoli per ampliare le competenze delle Regioni. Aboliva il controllo di legittimità, da parte dello Stato, sugli atti amministrativi della regione (esercitato da un’apposita Commissione di controllo); aboliva il controllo, da parte della regione, sugli atti delle province e dei comuni Vinse il Sì con il 64,21%, ma con una partecipazione limitata: al voto andò solo il 34,05% degli aventi diritto, poco meno di 17 milioni di elettori.


Cinque anni dopo, nel giugno 2006, gli italiani furono chiamati a esprimersi sulla riforma del centrodestra che proponeva un forte riequilibrio dei poteri, un Senato federale e ampie competenze regionali in sanità, scuola e polizia locale. In quel caso il No si impose nettamente con il 61,29%, contro il 38,71% dei Sì, a fronte di un’affluenza del 53,8%.

Il 4 dicembre 2016 arrivò il referendum sulla riforma “Renzi-Boschi”, che intendeva superare il bicameralismo paritario, rivedere ancora il Titolo V e abolire il Cnel. La riforma, nata con un disegno di legge presentato dal Governo Renzi l’8 aprile 2014, si prefiggeva «il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II e anche una serie di decentralizzazioni di enti istituzionali nelle regioni La partecipazione fu molto alta, 65,48%, ma il corpo elettorale respinse il progetto: 59,12% di No contro il 40,88% di Sì.

A questo aggiungerei che leggi liberticide e repressive che hanno lo scopo di limitare la partecipazione a proteste, che pongono limiti a chi manifesta per es per la Palestina, ma non solo, che tolgono la responsabilità in atti d’ufficio nelle istituzioni, ecc. sono state già approvate giuridicamente con la maschera delle leggi anti-rave o similari, con la fiducia nel parlamento

Cosa si intuisce da queste poche righe descrittive di fatti, non opinioni?

1 ) Che ad ogni cambiamento economico e politico nazionale o internazionale corrisponde un tentativo di adeguamento di norme e regolamenti che poi sono i veri cardini di leggi operative e che alcuni balzelli come il Pareggio in Bilancio e la riforma elettorale sono state fatte oggettivamente con la partecipazione di questa “sinistra sinistrorsa”. La scusa è spesso “ce lo chiede l’Europa”, ma non è un patto scritto col sangue e se gli interessi popolari sono diversi si deve cercare un altra soluzione. Ormai l’influenza dei poteri forti e multipolari della finanza senza una definizione di DX o SX, cosidetti neutri, che sta, attraverso guerre provocate e lacerazione di ogni meccanismo di regolazione approvato internazionalmente (diritto stracciato in breve tempo e senza neppure discutere sia per colonizzare nazioni, sia per mercati senza più accordi (WTO, NATO, ONU, FMM ,ecc.) solo imposti con dazi, con la forza o con pressione politica cambiando la fisionomia del globo e legando alla produzione di armi il futuro delle nazioni.

2) Può bastare una battaglia per “DIFENDERE LA COSTITUZIONE” in questa tripartizione esistente (vedi https://parolelibere.blog/2026/03/22/ci-basta-la-tripartizione-dei-poteri/ )?

Qui c’è da chiedersi prima di tutto: chi la fa e come, poiché le idee sono molto contraddittorie?Poichè la Meloni resta al suo posto e all’orizzonte non vedo davvero una qualunque entità già definita che possa impensierire appunto questa dx, che ogni giorno realizza cose in parte fatte col consenso degli avanzi di questa sinistra altro che “campo largo” a meno che come dice la “Stampa” Schlein: “È già pronta l’alternativa di governo”. Conte: sì alle primarie……

Si può fare una opposizione non radicale, ma fatta con lo scopo di migliorare questo capitalismo finanziario assatanato e etero diretto in buona parte da Israele e dagli Usa su un piano globale senza un modello come obiettivo davvero alternativo, della società?

Noi che viviamo sui territori gli esiti di questi referendum, dove però al di là della vittoria innegabile dei NO, i numeri oggettivamente ci dicono che l’Italia è divisa in tre parti con poco scarto uno dall’altro e che la quota dei “ non partecipanti e sfiduciati” che non hanno votato è forse la maggiore di tutti (Sul totale dei votanti del 58%, il NO ha vinto con il 53% ma su quella cifra) E ancora non c’è nessuna o scarsa attività politica militante per costruire “altro” se non in modo spesso divisivo, quindi depressivo. Chi ha notizie diverse per favore lo scriva….

E’ finita per ora la storia di questa schiforma proposta!

Abbiamo idee chiare su come fare aggregazione e costruire in modo organizzato opposizione alle condizioni di vita e lavoro che la piramide geocostruita dei giganti finanziari sta imponendo senza riguardo alle necessità popolari e a cui le entità politiche di dx o sx si stanno conformando?

Il 28 marzo a Roma una parte di militanti ci stanno provando, ma purtroppo dentro ad una confusione sociale senza rimedio

Questo si che è terreno adatto a malignità e Tafazzi.

Gianni Gatti

24/03/26, Alessandria

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