Il Parlamento europeo ha approvato la creazione di “centri di rimpatrio” per migranti

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Venerdì 27 marzo 2026

Con il sostegno della destra e dell’estrema destra: è lo stesso modello usato da Giorgia Meloni in Albania

L’aula del Parlamento europeo a Bruxelles, 24 febbraio 2026 (AP Photo/Marius Burgelman)

Giovedì il Parlamento europeo ha approvato la proposta che prevede la creazione di centri di rimpatrio situati fuori dall’Unione Europea per detenere persone la cui domanda d’asilo è stata respinta. È lo stesso modello usato dal governo di Giorgia Meloni con i centri in Albania, che però sono rimasti spesso vuoti a causa di una serie di ricorsi giudiziari. La proposta è stata sostenuta dai deputati europei di destra ed estrema destra, che hanno accolto l’esito della votazione al Parlamento europeo con un grande applauso.

L’approvazione di giovedì, che è coerente con un inasprimento delle politiche migratorie dell’Europa, dà avvio ai negoziati con il Consiglio dell’Unione Europea, cioè con l’organo che riunisce i rappresentanti dei governi europei in base al tema trattato. Da questi negoziati uscirà poi il testo finale della proposta

Oggi solo il 20 per cento degli ordini di espulsione emessi all’interno dell’Unione Europea viene effettivamente eseguito, un dato molto criticato da coloro che vogliono una politica migratoria più rigorosa. Un anno fa la Commissione europea aveva quindi presentato un testo il cui obiettivo principale era aumentare il numero delle espulsioni.

«Il testo serve a garantire un principio semplice: se entri illegalmente in Europa, puoi stare certo che non ci resterai», ha detto l’eurodeputato di centrodestra francese François-Xavier Bellamy. L’obiettivo, ha detto il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt, è concludere, «entro la fine dell’anno, accordi con paesi terzi per poter passare alla fase successiva: la creazione di questi centri di rimpatrio». Meloni ha scritto su Facebook: «Questo è un passo importante verso una maggiore efficienza dei rimpatri, un rafforzamento dei controlli alle frontiere e un’Europa finalmente dotata di una politica migratoria più credibile».

Oltre ai cosiddetti “hub di rimpatrio”, i punti principali dell’accordo votato dal Parlamento prevedono che i cittadini di paesi terzi destinatari di una decisione di rimpatrio siano tenuti a cooperare con le autorità competenti per lasciare il territorio dell’Unione Europea e che, in caso di non cooperazione, possano essere detenuti fino a 24 mesi. Si prevedono inoltre norme più rigorose per le persone «che rappresentano un rischio per la sicurezza» e un sostegno finanziario e operativo da parte dell’Unione e delle sue agenzie ai paesi che ne fanno parte.

La decisione del Parlamento è stata criticata da diverse organizzazioni per i diritti umani che hanno definito i centri di rimpatrio dei «buchi neri legali» dove le persone rischiano concretamente di essere esposte ad abusi.

La votazione ha segnato anche una significativa svolta negli equilibri politici al Parlamento europeo.

Dopo il fallimento dei colloqui con i partiti centristi, all’inizio del mese il Partito Popolare Europeo (PPE), il principale partito di centrodestra al Parlamento europeo, aveva trovato un accordo con l’estrema destra sul testo della proposta, assicurandosi così l’approvazione dell’aula. Questa collaborazione era stata molto criticata dalle forze europee più moderate e di sinistra.

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