Alle sorgenti dell’Eden sul Golfo Persico

Dal blog https://www.remocontro.it/

  • 29 Marzo 2026 Ennio Remondino

Un reportage televisivo soltanto raccontato. Alle sorgenti dell’Eden, dove nascono le acque del Tigri e quelle dell’Eufrate. Sorgenti lontane tra loro, in Turchia, prima che i due grandi fiumi si ritrovino uniti a sud di Baghdad, per annullarsi assieme nel Golfo Persico dove ora si trovano bloccate dalla guerra centinaia di navi. Alle origini della storia, il Paradiso terrestre per la fertilità della sua terra, per l’abbondanza dei suoi raccolti. L’Eden che soltanto quel liquido prezioso, l’acqua, può donare all’uomo.

Hasankeyf con montagne, grotte, villaggio

E’ la Turchia dell’altopiano, dove l’Anatolia, ad est, scivola in Mesopotamia e vi si confonde. Luogo d’incontro delle culture provenienti dall’Asia centrale, dall’antica Persia, dalla Mesopotamia, con quelle che si muovevano da Occidente.
Sei praticamente alle sorgenti, alle origini, non soltanto del Paradiso terrestre, ma della stessa storia dell’uomo che qui, villaggio di Hasankeyf, è presente da 12 mila anni.

Riva, pesca, grotte dalla Rocca

Le acque sempre ricche del Tigri a dare obiettivo e vita a chi ha abitato quelle migliaia di grotte che segnano le rocce incombenti sull’abitato e il fiume.
I resti della rocca ci raccontano come questa parte della Mesopotamia è stata contesa tra mille popoli. Una sovrapposizione di civiltà e culture le cui tracce seguono il grande fiume che di tanta storia è stato padre e madre.

Ponte, tombe, centro città

Oggi restano le arcate dell’antico ponte che per 900 anni ha sfidato il fiume. L’orgoglio della capitale artuchide, che fu Hasankeyf nel XII° secolo. Fantasmi di una dinastia scomparsa assieme alla sua grandezza. Su una sponda la tomba solitarie di Zeynel, giovane figlio di principe, e quella di un discendente diretto di Maometto. Luogo sacro per la fede musulmana.
Di fronte, al centro del villaggio, svetta il minareto della moschea El-Rizk.

Dettaglio minareto

Guardiamola attentamente.
All’altezza dell’ultimo terrazzo, lo vedete, dovrebbero arrivare le acque del Tigri, raccolte da una diga.
Di quanto abbiamo visto, stiamo vedendo, rimarrebbe soltanto la sommità del minareto con il suo nido di cicogne sopra.
(Ridvan, studente) «E’ la città che abbiamo ereditato dai nostri avi. Se dovesse essere sommersa, sicuramente emigreremmo ad ovest, dimenticheremmo la nostra terra e la perderemmo».

Rocca, dettagli

Il grande fiume e la grande diga di Ilisu che dovrebbe venire.
Un piccolo e semisconosciuto gioiello della cultura mesopotamica contro un ambizioso e gigantesco progetto di sfruttamento delle risorse idriche del Tigri per moltiplicare i terreni irrigati e la produzione di energia elettrica.

Ecologista. Erkut Ertürk, associazione Natura

«Dicono che la diga di Ilisu porterà sviluppo, ma sarebbe uno sviluppo artificiale, falso, perché la diga avrebbe una vita di soli 50, 80 anni, dopo di che sarà inutilizzabile. Per questo abbiamo iniziato la nostra campagna “Salviamo Hasankeyf”, affinché sia riconosciuta patrimonio culturale e naturale dall’Unesco e quindi si possano fare dei progetti per uno sviluppo duraturo, per esempio col turismo culturale ed ambientalista».

Sulle rive del Tigri, al ristorantino nella roccia, a vincere non è l’ottimismo.

«Un giorno dicono che la diga si farà,… un giorno dicono che non si farà… Il futuro non c’è… Se succederà ci trascineremo… Siamo contro la diga, ma la faranno… Magari non fosse così.…»

Diga e lago

Questa è la diga Ataturk, sull’Eufrate, regione di Şanliurfa, la sesta per dimensioni al mondo. Un gigante sorto in 9 anni, in funzione dal 1992. Assieme alla diga, la centrale idroelettrica. La più grande delle 22 dighe e delle 19 centrali previste dal progetto Anatolia Sud Orientale, il faraonico GAP. 32 miliardi di dollari d’investimento complessivo, per arrivare a produrre 27 miliardi di kilowat l’anno ed irrigare quasi 2 milioni di ettari.

Direttore risorse idriche di Şanliurfa

«La diga di Ataturk nasce da un progetto con molti obiettivi. Prevenire le piene dell’Eufrate, produrre energia elettrica, raccogliere e canalizzare acqua potabile e per l’irrigazione. Solo nella nostra zona, saranno irrigati 800 mila ettari. Attualmente ne abbiamo irrigato 200 mila, e stiamo lavorando per il resto»

Tutto liscio e trasparente come le acque dell’enorme lago formato dalla diga?

A 8, 9 miliardi di dollari spesi, i progetti idroelettrici camminano veloci. Il settanta per cento di quanto programmato, dato in concessione ai privati, è stato realizzato.
Meno bene l’impegno per l’irrigazione. Soltanto il dodici per cento di quanto progettato e promesso, denunciano gli ambientalisti.

Si irrigano i campi, si frena l’emigrazione, l’urbanizzazione e si gioca  una partita strategica.

L’acqua del Tigri e dell’Eufrate, vitale per Siria ed Iraq, come oggetto di scambio. Appoggio antiterrorismo, per esempio. L’eterna questione del separatismo curdo. “Acqua contro curdi, curdi contro acqua” si è arrivati a dire.
Assieme, la Turchia, uno dei pochi paesi musulmani ad avere buoni rapporti con Israele, fornirà allo stato ebraico la sua acqua.
L’acqua che, come il petrolio, diventa assieme risorsa ed arma strategica.

Torniamo al fiume, l’altro grande fiume della Turchia, l’Eufrate.

Il villaggio di Halfeti, o meglio, ciò che resta dell’antico villaggio di armeni turchizzati che vivevano qui da secoli.
La metà del villaggio semi abbandonato che sovrasta il lago, con il resto da visitare in barca.
Anche qui la storia ti piomba addosso dal neolitico.
Caverne che furono rifugio poi divenute tombe. La memoria dei vivi attraverso le tracce dei morti.
Ad una svolta del lago artificiale un minareto che pare galleggiare alla ricerca di fedeli cui indirizzare le sue preghiere.

Ma non ci sono più orecchie per ascoltare.

Un turismo inventato col lago, di fronte ad un pezzo di storia ora quasi irraggiungibile.
La fortezza di Rumkale che fu presidio della valle prima degli assiri, poi dei medi, dei romani e degli arabi.
Nel medio evo la più temibile e imprendibile fortezza della regione di Edessa ed oggi una sorta di “isola dei pirati”.

Torniamo ad Halfeti.

Ragazzo (Aydin Çetintaş, associazione Doğa di Halfeti)
«Qui sotto c’era la piazza del paese, l’antico bagno romano, c’erano dei palazzi antichi, il mercato e i giardini. Sia da una parte che dall’altra del fiume c’erano dimore storiche con i loro giardini. Tutto ciò è ora sepolto sotto l’acqua. Tre quinti della città sono stati sommersi e la maggior parte della gente è emigrata in altre città».

E l’uccello acquatico spicca il volo.

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