Mohammed bin Salman (MBS)

Dal blog https://www.ariannaeditrice.it

di Francesco Petrone – 30/03/2026

Fonte: Francesco Petrone

Sembra che un complice silenzioso ma influente di Israele e degli Stati Uniti, in questa guerra insensata di aggressione all’ Iran, sia l’Arabia Saudita. Proviamo a capire la ragione di questo comportamento con una semplice analisi dei fatti a prescindere dalla banalizzazione sulla rivalità millenaria fra sciiti e sunniti che non spiegherebbe niente. Attualmente il leader de facto della monarchia saudita e l’uomo più potente della monarchia Saudita è Mohammed bin Salman (MBS) che sarebbe il principe ereditario dal 2017 e Primo Ministro del regno dal 2022. MBS ha concentrato il potere nelle sue mani, guidando una trasformazione radicale del regno attraverso il piano “Vision 2030”, modernizzando la società ma esercitando un controllo autoritario.

Fu addirittura l’artefice del feroce assassinio dì Jamal Khashoggi, il giornalista e scrittore dissidente saudita, il quale aveva criticato duramente le politiche del principe ereditario denunciando un clima di paura e repressione in Arabia Saudita, attraverso i suoi articoli inchiesta sul Washington Post. Veniva denunciata la svolta autoritaria e il clima di paura che si era creato in Arabia Saudita.

Negli articoli venivano denunciati i sempre più frequenti arresti arbitrari e il peggioramento dei diritti umani. Le denunce apparivano nella rubrica di Khashoggi sul  Washington Post. Lo stesso Khashoggi che viveva in volontario esilio in Virginia, il 2 ottobre 2018, veniva brutalmente assassinato da agenti sauditi. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (MBS) dopo indagini veniva ritenuto, dal rapporto della CIA e dall’ONU, il mandante dell’omicidio. Nonostante ciò e le prove del coinvolgimento dei suoi servizi di sicurezza, il caso venne archiviato negli USA. Khashoggi era stato strangolato e fatto a pezzi nello stesso consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul.

Nel 2022, l’amministrazione statunitense ha concesso l’immunità a MBS perché nello stesso anno era stato nominato Primo Ministro dell’ Arabia Saudita. il principe ha riabilitato la sua immagine internazionale, mantenendo addirittura saldi i rapporti con l’Occidente, soprattutto grazie al fondo sovrano PIF.

Il Public Investment Fund che altro non è che il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, uno tra i più grandi e attivi al mondo con un patrimonio che ha superato i 900 miliardi di dollari nel 2024 e che è sotto la guida del principe bin Salman.

Riguardo al coinvolgimento dell’ Arabia Saudita nel conflitto contro l’ Iran, Donald Trump ha espressamente confessato ringraziando Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Arabia Saudita per la loro partecipazione all’offensiva militare contro l’Iran. «Voglio ringraziare l’intero Regno dell’Arabia Saudita», ha dichiarato Trump. «A differenza della Nato, ci hanno aiutato moltissimo. Ringrazio Arabia Saudita, Emirates, Qatar, Bahrain e Kuwait; al contrario della Nato, che mi ha deluso».

Dalle parole del Presidente statunitense emerge la complicità di certi Paesi arabi nell’aggressione all’ Iran. In pratica la dirigenza Saudita è nelle mani dell’ amministrazione americana a causa delle indagini della CIA e delle prove sulla colpevolezza del principe. Anche l’ amministrazione americana però sembra essere economicamente nelle mani dell’Arabia Saudita a causa del fondo sovrano.

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