La guerra dei petro-monarchi del Golfo

Dal blog https://comune-info.net

Tahar Lamri 31 Marzo 2026

Il Future Investment Initiative è il braccio mondano del fondo sovrano saudita, il luogo dove i miliardi del petrolio si trasformano in relazioni, influenze, favori. Ed è esattamente attraverso quella macchina che le monarchie del Golfo hanno costruito, pazientemente e nell’ombra, la guerra all’Iran che volevano. Hanno fatto molte pressioni su Trump affinché attaccasse Teheran. Naturalmente lo hanno convinto con il denaro.

“Hanno fatto la guerra più cara della storia recente del Medio Oriente – scrive Tahar Lamri, scrittore algerino – E l’hanno fatta fare agli altri…”

Riad, Arabia Saudita, nota per essere la città dei miliardari. Foto di ekrem osmanoglu su Unsplash


C’è una frase che spiega la guerra contro l’Iran. Una sola. Donald Trump, il 27 marzo, davanti a una platea di investitori sauditi riuniti a Miami per il Future Investment Initiative – il forum finanziario dell’Arabia Saudita – parla di Mohammed bin Salman [MbS] e dice: “Non pensava che avrebbe finito per leccarmi il culo. Davvero no. E ora deve essere gentile con me”.

Fermiamoci qui. Non sulla volgarità quella è stile, non sostanza. Fermiamoci sulla scena: Trump che umilia pubblicamente il principe ereditario saudita davanti ai suoi stessi uomini d’affari. Non in un’intervista, non in un comizio per la base MAGA. Lì. In quella sala.

Perché quella sala è il cuore del problema.

Il Future Investment Initiative è il braccio mondano del fondo sovrano saudita il luogo dove i miliardi del petrolio si trasformano in relazioni, influenze, favori. Ed è esattamente attraverso quella macchina che le monarchie del Golfo hanno costruito, pazientemente e nell’ombra, la guerra all’Iran che volevano.

Il prezzo era già stato pagato da tempo, e in contanti.

Durante il primo mandato di Trump, l’Arabia Saudita aveva versato 450 miliardi in accordi e investimenti negli Stati Uniti. Non bastava.

Al ritorno di Trump alla Casa Bianca, MbS ha promesso 600 miliardi nei successivi quattro anni, cifra che Trump ha subito rilanciato pretendendo mille. E i sauditi hanno accettato. Parallelamente, il fondo sovrano saudita ha investito due miliardi nel fondo di private equity di Jared Kushner il genero-negoziatore, l’uomo che sedeva al tavolo con gli iraniani a Ginevra mentre intascava commissioni saudite.

Gli Emirati hanno comprato il 49 per cento della società crypto della famiglia Trump versando un quarto di miliardo, di cui la grande maggioranza è finita direttamente nelle tasche dei Trump e dei Witkoff. Armi, chip, data center, ville di lusso alle Maldive, accordi sul nucleare civile: ogni pezzo di questo mosaico ha un prezzo, e quel prezzo è stato pagato tutto prima che un solo missile partisse verso l’Iran.

Poi sono arrivate le pressioni. MbS ha fatto pressioni su Trump per mesi affinché attaccasse Teheran, sostenendo che l’Iran rappresentava una minaccia permanente per il Golfo eliminabile solo attraverso il cambio di regime.

Si è spinto a chiedere operazioni di terra, persino la presa militare dell’isola di Kharg, nodo principale delle esportazioni petrolifere iraniane. Arabia Saudita ed Emirati hanno agito in parallelo, su tutti i fronti disponibili.

Il 28 febbraio 2026, Trump ha annunciato “operazioni di combattimento maggiori” contro l’Iran una guerra che l’intelligence americana stessa aveva valutato non necessaria, perché l’Iran non rappresentava alcuna minaccia imminente per gli Stati Uniti. Non importava.

I petro-monarchi del Golfo avevano deciso che era il momento di regolare i conti storici con Teheran, e avevano trovato il modo di far combattere altri al posto loro.

Questa è la volgarità vera. Non quella di Trump.

Trump almeno la dice in faccia, davanti a tutti, con la brutalità di chi sa esattamente com’è andata: tu hai pagato, io ho combattuto, ora stai al tuo posto. È osceno, ma è onesto nella sua oscenità.

I principi del Golfo invece hanno operato nell’ombra, hanno comprato politici, finanziato fondi, corrotto processi decisionali, trascinato una regione intera in una guerra per i propri interessi dinastici, tutto mentre dichiaravano pubblicamente di non voler usare il proprio territorio per operazioni militari contro l’Iran.

Hanno fatto la guerra più cara della storia recente del Medio Oriente. E l’hanno fatta fare agli altri. Trump li ha sputtanati con una frase. Volgare quanto basta per dire la verità.


Tahar Lamri, scrittore algerino, vive da molti anni in Italia. Tra i suoi libri I sessanta nomi dell’amore (Fara Editore)

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