…”Ma ci sono alternative ai PFAS?”

Dal blog https://www.cittafutura.al.it

Pier Luigi Cavalchini 27/03/2026

Il mondo “perfluoroalchilico” è popolato di folletti, di sfere cangianti grandi e piccole, di bastoncini colorati, alcuni lunghi lunghi, altri piccini…Un mondo di fate…ma anche di orchi e mostri e quel mondo è dentro di noi…”

Aldo

Aldo era mio padre. Morì, non bene, di un cancro alla vescica. Dava la colpa alla fabbrica in cui aveva lavorato una vita…ma non si arrabbiava più di tanto. La fabbrica fornì più del necessario per mangiare, coprirsi, muoversi, andare in vacanza, avere una casa… Insomma…(sembrava) dare la vita. Come una fata di un mondo in cui non c’erano ancora (conclamati) i PFAS, ma c’erano i composti di cromo, di fluoro, di lavorati in gomma di vario tipo (la fabbrica in questione era la “Invex” di Quattordio) vernici fluorescenti, verdine, gialline, brillanti, addirittura trasparenti….Magie degne di una favola. E col tempo si capì che non si trattava di una favola ma che l’orco che ci stava dentro era la “fatina” stessa ed era talmente bravo da ingannarti che tu sorridevi felice mentre ti prendeva la vita. Tra Quattordio e Spinetta M.go ci sono 20 km  in linea d’aria ma, per chi ci lavorava erano “favole” molto simili che, purtroppo, in pochi hanno potuto raccontare ai nipotini…Già…proprio così.

E ora vediamo che ci propone la “favola” di oggi…

Breve premessa

Molta tensione intorno al secondo megaprocesso Solvay. Il primo finito poco prima del Covid con polemiche a non finire, specie per la mancata ufficializzazione di “disastro colposo” con tutto quanto ne consegue.  Ancora adesso i promotori di quell’azione penale si chiedono se il risultato sia stato pari allo sforzo sostenuto, con un cenno del capo quanto mai eloquente, un no triste e pensieroso. Di lì il confronto sulle bonifiche iniziate ma non ancora portate a termine, le molte lavorazioni del passato (a base cromo, titanio, composti clorurati ecc. ecc. ) ancora presenti nell’enorme area di competenza dell’impianto.

Le domande di questi ultimi sei – sette anni sono quelle di sempre: potrà un colosso del genere convivere con un sobborgo nel frattempo diventato una piccola città strettamente collegata al capoluogo?.  Di lì la preoccupazione per un piano di emergenza da più parti (anche tecnicamente qualificate) ritenuto insufficiente. Con una serie di cerchi concentrici che, in caso di incidente grave, verranno superati con facilità da esalazioni mortali o altro. Sullo sfondo la giusta preoccupazione per circa cinquecento dipendenti diretti a cui aggiungerne almeno altrettanti di società o cooperative di servizi vari, risultato di una serie di riorganizzazioni che hanno profondamente dimagrito il “corpo operante” della fabbrica, la sua vera anima.

Prima di qualche dato nuovo, alcune puntualizzazioni

Ricordiamo che il  procedimento in corso riguarda l’inchiesta della Procura di Alessandria sul  “presunto disastro ambientale colposo legato alla contaminazione da Pfas nello stabilimento chimico di Spinetta Marengo” , oggi SyEnsQo (ex Solvay). Come è altrettanto noto che sono due ex dirigenti del sito ad essere sotto inchiesta: Stefano Bigini e Andrea Diotto. I documenti in mano all’accusa, più volte ricordati, fanno riferimento a “ omessi interventi efficaci per il risanamento della contaminazione e il contenimento degli inquinanti nella falda e nelle acque a valle dello stabilimento”.   E’ altresì arcinoto che ci sono  stati  rallentamenti per le trattative sui risarcimenti tra l’azienda e alcune parti civili, tra cui Regione Piemonte e Ministero dell’Ambiente.  Infine ci sono Enti Locali, come i Comuni di Alessandria e Montecastello, che hanno già chiuso con un accordo da 100 mila euro.” E su questo eravamo già intervenuti…

“La multinazionale chimica ha già pagato risarcimenti per 1 milione di euro e delle 300 parti civili che si erano costituite nel 2024 oggi ne rimangono soltanto 13. Gli imputati sono due ex dirigenti, accusati di disastro ambientale colposo nello stabilimento di Spinetta Marengo”  è ciò che risulta dalle stesse carte processuali che, pertanto, ufficializzano tali “transazioni”. Di fatto un buon numero di ricorrenti, fra cui i Comuni di Alessandria e Montecastello e le due associazioni ambientaliste Pro Natura (sede regionale) e Medicina Democratica, hanno accettato i risarcimenti offerti dai legali della multinazionale belga Carlo Alleva e Riccardo Lucev, che al momento ammontano a 1 milione di euro, uscendo così dal processo. Per Pro Natura (regionale) ricordiamo che non è esatto fare riferimento a “patteggiamenti” o altro in quanto si tratta di un “risarcimento” senza nessun tipo di condizionamento riguardo ad altri interventi futuri (eventuali) sullo stesso problema. Oltre tutto la sezione alessandrina di Pro Natura (e.r.i.c.a. – i 2 fiumi) non risulta tra i ricorrenti fin dall’inizio del procedimento, cosa spesso dimenticata. Quindi totalmente estranea ad ogni tipo di transazione o risarcimento.  Allo stato attuale tra le parti civili che si mantengono all’interno del processo,  figurano il Wwf, firmatario dell’esposto che nel 2020 ha dato avvio alle indagini, Legambiente nazionale e la sua sede Ovadese, e la Camera del Lavoro. Insieme a loro, una decina di privati cittadini, tra cui Viola Cereda, che negli ultimi anni è stata l’anima della lotta ambientale portando avanti la battaglia di suo padre, Gianfranco Cereda, morto lo scorso giugno a causa di un tumore. In aula non c’è neppure il già assessore all’Ambiente di Alessandria Claudio Lombardi, deceduto lo scorso ottobre.  In tutto, a quanto pare, tredici residui ricorreenti. Questa la situazione attuale. Ora, con l’aiuto di un documento a cui facemmo già riferimento, vediamo di capirci qualcosa di più:

Ricordiamo ad esempio la seduta della Commissione Consiliare comunale dello scorso 11 settembre 2024 in cui non arrivarono  grandi risposte, più che altro  motivazioni di ritardi, complicazioni nei procedimenti, problemi di vario genere riferibilii soprattutto alla sfera giuridica. A parlare in modo schietto e diretto è il dott. Alessandro Zaccone, responsabile amministrativo dei procedimenti inerenti Solvay ecc. (1)

Si presenta: “Sono un dirigente che non da molto si interessa di questi argomenti”. Poi passa ad elencare quanto di competenza dell’Ente Comune di Alessandria:  “Attualmente due procedimenti da parte del Comune di Alessandria. Il primo interessa sei milioni di metri quadrati all’esterno dell’area del  polo chimico. Si tratta della Procedura n. 1 partita nel 2020, secondo quanto prescritto dal Codice dell’Ambiente. Procedura che riguardava esclusivamente la “Solvay”. Ricordo che sono presenti altri due soggetti giuridici  all’interno del polo, uno è Arkema e il terzo è il Consorzio che si interessa degli scarichi e reflui”. Parte di lì il dott. Zaccone. presumibilmente perché ritiene (con diverse ragioni) che la problematica sia di una certa complessità. Infatti continua…“Si tratta pertanto di una situazione particolarmente pesante dal punto di vista gestionale giuridico perché ci sono più soggetti in ballo”. Aggiungendo che “E’ da tenere presente inoltre che il tavolo tecnico di competenza, quando si riunisce, si trova in una aula simile a quest’aula consiliare alla presenza di più avvocati che tecnici. Una commissione molto attenta sotto tutti i profili, sia dal punto di vista tecnico  che – e ancor più dettagliatamente – giuridico”.

Per far capire in quale ginepraio si trovi l’Ente Comune ricorda che : “E’  da tener presente che Solvay impugna (quindi ricorre) tutti i provvedimenti che l’Ente Provincia o l’Ente Comune emettono rispetto a queste problematiche”. Aggiungiamo noi…hanno studi giuridici di livello nazionale e oltre a disposizione, mezzi praticamente illimitati e la possibilità di spostare i procedimenti con facilità, data la presenza di studi giuridici collegati un po’ in tutta Italia. Ma Antonello Zaccone cerca di tener fede agli impegni presi e procede nella comunicazione… “Rispetto alla seconda procedura, che risale più indietro nel tempo, riguardante le modalità di bonifica interna allo Stabilimento, venne sostanzialmente rivoluzionata nel 2008 con l’ipotesi della “barriera” che ormai tutti conosciamo” (2).

“Si tratta di una procedura molto diversa in quanto da condurre all’interno “a stabilimento aperto”. Principale obiettivo la neutralizzazione del cromo esavalente.  Uno degli inquinanti più classici (nel senso di uno continuativo, persistente e documentato)”. Le molteplici occasioni di “fabbrica aperta” ci hanno permesso di conoscere direttamente modalità e teecniche di intervento per giungere ad una bonifica accettabile. Invece per la bonifica esterna, vi sono fasi ben definite dalla normativa, in sintesi riassumibili in un censimento delle giacenze “di ogni tipo” di prodotto scartato, intenzionalmente o meno, e “messo da parte”,  con una successiva fase sul “che fare”. Molto chiaro e preciso anche su questo, il dott. Zaccone, peccato che si tratti più che altro di un ruolino di impegni a cui ottemperare e che è solo nella fase iniziale. Infatti una volta definito, accettato e validato il censimento… “…si avrà una definizione di cosa deve fare il responsabile dell’inquinamento, una volta conosciuti gli elementi inquinanti e a quali rischi ci si potrà esporre”. C’è però una complessità ulteriore per motivi che definisce in dettaglio: “La prima complessità è la delimitazione precisa di ciò che va a interessare la matrice terra e ciò che va ad interessare la matrice aria. In modo particolare il monitoraggio dell’aria lo possiamo considerare una matrice sentinella. Pertanto a quest’ultimo occorre prestare una particolare attenzione. Anche l’identificazione precisa dei soggetti effettivamente all’origine degli inquinamenti è importante. Siamo infatti di fronte a matrici diverse . Un altro elemento di complessità è costituito  dal fatto che non esistono in normativa, rispetto ad alcuni nuovi elementi inquinanti, precisi termini di riferimento riguardo a soglie accettabili e limiti. “ Siamo infatti, lo ricordiamo,   sia in presenza di componenti inquinanti storiche, abbastanza ben inquadrate e definite, sia di nuovi potenziali elementi inquinanti (i famosi PFAS) all’interno dei quali… (riprendiamo di nuovo direttamente il dott. Zaccone) “… c’è il PFOA elemento ormai riconosciuto dal mondo accademico come fortemente inquinante e cancerogeno. “. A questo va aggiunto che: “Recenti analisi operate dall’Ente Provincia hanno preoccupato molto, anche perché ingenerano dubbi sulla capacità complessiva di tenuta degli impianti”.

Un procedimento che riguarda sia la provincia che il Comune di Alessandria anche perché sono comparse tracce di C6o4, riconducibili alla produzione recente Solvay, un tipo di inquinante che è appannaggio solo di questa azienda. Impossibili altre ipotesi. Anche a fronte di queste rilevanze, comunque: “Le produzioni sono riprese, sulla base di una autorizzazione AIA dell’Ente Provincia basata sui risultati di una perizia molto complessa e articolata presentata dalla stessa Solvay” e, sempre secondo il dott. Zaccone  “Solo alla fine di appRondimenti e accertamenti chiari ARPA ha ritenuto di poter dare il via libera”  alle produzioni anche in previsione della prossima definitiva dismissione sotto tutte le forme dei famigerati PFAS (prevista, come è noto, entro il 2026) . Probabilmente avremo a breve ulteriori evoluzioni societarie con storni di produzione all’estero e variazioni, anche sostanziali, nelle linee produttive attuali.

Comunque….torniamo alla questione base, quella della procedura riguardante la “bonifica esterna” . Questa parte, come è noto,  nel 2020 con la direzione Solvay che per un certo periodo ha contestato questo tipo di analisi per poi iniziare e favorire i processi di bonifica interna. Ci viene di nuovo in aiuto il dott. Zaccone in questo e, con dovizia di particolari , ci spiega che:  “Nella prima fase si è provveduto all’analisi degli inquinanti, lasciando ad una seconda fase gli interventi specificiAnche qui ci sono questioni giuridiche molto complesse che determinano la necessità di procedere con estrema cautela. E , per parte Comunale, si tratta di un lavoro da parte nostra praticamente quotidianoPer dare un’idea…l’Azienda trasmette comunicazioni in “certificato speciale” praticamente tutti i giorni, per cui si ha veramente un continuum di contatti.  Il confronto si svolge soprattutto su ciò che può essere reso pubblico e ciò che deve essere criptato, sulle manleve autorizzative societarie, ecc.” Di fatto, secondo il dott. Zaccone (confortato da più assicurazioni e documentazioni provenienti dalla fabbrica stessa) la fase di caratterizzazione è oggi sostanzialmente conclusa e si sta discutendo su come muoversi in questa prossima nuova fase. A fronte di un contesto amministrativo complesso, come si è già dimostrato, si è arrivati ad una identificazione di responsabili nelle direzioni di stabilimento Edison prima e Solvay poi. La “Edison” infatti, fino a inizio Duemila, aveva ancora  competenze e  responsabilità di rito. Lo conferma anche Antonello Zaccone quando ci dice che : “per la matrice Terra, cioè le tracce di inquinamento rimaste a terra, si è identificata soprattutto la Edison come responsabile. Mentre invece per quel che riguarda la matrice Acqua si è verificata una compartecipazione delle due aziende citate alla formazione di stratificazioni di inquinamenti. Ovviamente con l’eccezione del C6o4 e dell’ADV solo ed esclusivamente di produzione Solvay”. E qui il racconto si fa più concitato e partecipe…”Ad un certo punto, addirittura, Edison voleva andare avanti per conto suo e Solvay idem anche perchè  è molto difficile far andare d’accordo i tecnici di laboratorio dell’ARPA con i tecnici della Solvay e di Edison”. Si conferma di fatto quello che da più parti  veniva segnalato: “ La sola calibrazione degli strumenti di analisi è durata mesi, con visite ai laboratori, nuovi acquisti coordinati ecc.. Tralascio tutta la corrispondenza, veramente abbondante, che noi abbiamo presentato tramite regolari lettere per conoscere in modo preciso come ci si deve attenere in casi simili”.

Ribadisce infine che non ci sono state risposte significative dalle Istituzioni interpellate, anche se questa cautela va interpretata come necessità in mancanza di riferimenti giuridici e soglie di rischio chiare.

I sei milioni di metri quadrati a cui si accennava in apertura sono quelli su cui si sono concentrati gli occhi degli investigatori sia collegati strettamente all’azienda sia “super partes”. In gran parte si tratta di terreni privati di cui, pare, ci sia la disponibilità dei proprietari a renderne possibili analisi o rilevamenti di sorta, ben consci dei tempi e delle complessità in gioco. Un appunto particolare va fatto al dott. Zaccone quando riferiva di una netta superiorità di garanzia rispetto alla giusta analisi del potere inquinante, cancerogeno o altro degli elementi presi in considerazione. Il funzionario della Direzione Generale del Comune parla di un rapporto di dieci volte più preciso e affidabile a vantaggio dei tecnici collegati alla Solvay/XinEnsQo…dato su cui esprimiamo qualche dubbio e su cui vorremmo indagare ulteriormente. (2)

E ora?

Diremmo che si è perso troppo tempo e, soprattutto, si  sono persi interlocutori importanti (i ricorrrenti) che di fatto rendono più debole ed attaccabile l’insieme del procedimento in corso. Ci sono possibilità ulteriori di pressione su una proprietà che, a giudicare dal ridimensionamento in corso di alcune lavorazioni, sta lentamente dismettendo sia quel che è richiesto dalla normativa (“No Pfas e collegati entro il 2026”) cercando altre vie non semplici da  trovare…ma ci sono queste “altre vie”?

Le sostanze chimiche perfluorurate e polifluorurate (PFAS) stanno ricevendo notevole attenzione alla luce delle normative e delle restrizioni attualmente in discussione. Infatti i  PFAS, noti anche come “sostanze chimiche perpetue“, sono definiti come sostanze contenenti almeno un atomo di carbonio metilico (CF3) o metilenico (CF2) completamente fluorurato, senza legami con H/Cl/Br/I, e comprendono oltre 10.000 sostanze diverse. Sono rilevabili nell’ambiente e nel corpo umano a tempo indeterminato e, a seconda della sostanza, possono causare problemi di salute, ricordando che alcuni di loro sono ritenuti ufficizalmente cancerogeni dal 2023. Di fatto i  PFAS sono ormai diffusi anche nei suoli e nei corpi idrici.  Sono molto diffusi in varie lavorazioni industriali   perché sono termicamente e chimicamente stabili e possono quindi essere utilizzate in un’ampia varietà di applicazioni. Oltre al loro impiego nelle schiume antincendio, queste sostanze si trovano anche in rivestimenti, imballaggi, vernici, pesticidi e dispositivi medici. Tutte cose già note e arcinote….ma è sempre utile puntualizzare… Anche i fluoropolimeri PTFE e PVDF prodotti da diverse aziende europee (tra cui SyEnsQo)  rientrano in questa definizione , tanto è vero che Il 23 marzo 2023, l’ECHA (Agenzia europea per le sostanze chimiche) ha pubblicato una proposta di restrizione generale dei PFAS, da definire ai sensi del regolamento REACH dell’UE in materia di sostanze chimiche.  Anche l’importazione di prodotti finiti contenenti PFAS da paesi extra-UE sarebbe interessata dalla restrizione con le conseguenze intuibili dal punto di vista commerciale. Ciò significa che anche i prodotti SyEnsQo contenenti fluoropolimeri o additivi a base di fluoro sarebbero soggetti a un divieto, nonostante i fluoropolimeri siano classificati come polimeri sicuri secondo i criteri dell’OCSE. Ad esempio, esistono anche tipi di PTFE e PVDF adatti al contatto diretto con gli alimenti o, almeno, così erano considerati fino a qualche anno fa ma, evidentemente, è in corso una azione di contenimento dei composti fluoro-alchilici che li rende praticamente off-limits per tutto.  Nella produzione delle materie plastiche tecniche come POM, PA e PET, nonché delle materie plastiche ad alte prestazioni PPS, PPSU, PEEK e PI, vengono utilizzati PTFE o PVDF come additivi, a seconda della tipologia specifica. Prodotti che probabilmente vengono trattati o sono stati trattati in stabilimento a Spinetta Mgo, ma di cui si può solo ipotizzare l’esistenza in presenza di restrizioni dei documenti ufficiali di chiaranti le produzioni (ancora non pubblicabili, nonostante la favorevole sentenza TAR).

La relazione di ormai due anni fa chiarisce qualcosa…(3)

Situazione della contaminazione

Il Polo chimico di Spinetta vede la presenza di diverse aziende tra cui Solvay Specialty Polymers Italy S.p.A. oggi SYENSQO (Ausimont fino al 31.12.2002), Arkema S.r.l. e Cofely.

 Il polo si trova nel Comune di Alessandria, in località Spinetta Marengo. Lo stabilimento industriale confina lungo il lato Est e Nord-Est con il centro abitato di Spinetta Marengo e ha una superficie complessiva di circa 1.430.000 m², dei quali circa 980.000 m² hanno un utilizzo industriale.  L’area ad ovest del sito è prevalentemente di tipo agricolo ed è solcata da diversi corsi d’acqua tra i quali il Fiume Bormida, che confluisce nel Fiume Tanaro che scorre a circa 4,5 km a nord del sito.

Lo stabilimento è attivo fin dai primi decenni del secolo scorso, nell’area si sono succedute varie proprietà (molte del settore pubblico Montedison, Enimont, Ausimont) che hanno condotto differenti attività produttive, per cui le materie prime utilizzate e i rifiuti prodotti hanno subito notevoli variazioni nel tempo.

Le produzioni di Acido Solforico, Acido Fluoridrico, pigmenti inorganici (ad es. di Piombo e Cadmio) e Biossidi di Titanio sono state dismesse nei primi anni ‘80 dall’allora proprietaria del sito. Le produzioni di cromati e bicromati furono invece interrotte tra la fine degli anni ’60 ed i primi anni ‘70. Per quanto riguarda il DDT, la produzione ebbe inizio nel secondo dopoguerra (modificando l’impianto del nebbiogeno prodotto durante il periodo bellico) e terminò, indicativamente, dopo pochi anni. Fra le produzioni antiche si ricordano inoltre anche il Solfato di Rame, gli Arseniati di Piombo ed i fluorosilicati di Zinco. Si precisa anche che la materia prima Tetracloruro di Carbonio è stata dismessa a partire dal 2004.

I solventi clorurati (in particolare tetracloruro di carbonio e cloroformio) sono stati e sono (in parte) tuttora utilizzati nei processi produttivi del sito di Spinetta Marengo: il tetracloruro di carbonio non è più in uso dal 2004, mentre il cloroformio è tuttora materia prima in uso presso l’impianto Algofrene per la produzione del tetrafluoroetilene monomero (TFEM), alla base delle produzioni dei polimeri fluorurati.

Da quando è stato avviato il procedimento di bonifica nel marzo 2001, è stato realizzato all’interno del sito un numero elevato dei piezometri (circa 250 tra superficiali e profondi, escludendo i pozzi industriali), che risultano ubicati in aree caratterizzate da gradi di contaminazione diversi per concentrazioni e inquinanti.

Le attività produttive oggi attive nel complesso industriale di Spinetta Marengo sono quasi integralmente legate alla chimica dei prodotti fluorurati (Solvay Solexis -SYENSQO) e dei perossidi organici (Arkema). Nell’area di proprietà Cofely sorge la centrale Termoelettrica destinata alla produzione di energia.

Attualmente lo stabilimento è tra i pochi al mondo dedicato alla chimica dei prodotti fluorurati (Algofrene, Monomeri, Perfluorovinileteri, Algoflon-Hyflon, Tecnoflon, Fomblin, ecc.).

Avanzamento della bonifica 

La procedura di bonifica presso il sito è stata avviata su iniziativa dell’allora proprietà nel marzo 2001 ai sensi dell’art. 9, comma 3 del D.M. n. 471/99.    Nel maggio 2008, a seguito dei riscontri analitici degli accertamenti svolti da ARPA e richiesti dal Comune di Alessandria che attestavano ingenti superamenti dei limiti di legge nelle acque di falda di una decina di parametri tra cui Cromo VI e Solventi Clorurati, vengono attivati urgentemente interventi per la risoluzione della situazione di inquinamento della falda superficiale. 
Gli interventi di bonifica presso il sito Solvay Specialty Polymers S.p.A. (SSPI) di Spinetta Marengo riguardano essenzialmente due famiglie di composti:

  • i solventi clorurati
  • il cromo esavalente (CrVI)

Per quanto concerne le matrici ambientali oggetto di bonifica, si segnalano per i terreni superficiali superamenti delle CSR (Concentrazioni Soglia di Rischio) approvate con l’Analisi di Rischio per i parametri Cromo Esavalente, Arsenico, Piombo, DDT, DDD, DDE e Idrocarburi pesanti C>12, mentre per i terreni profondi superamenti delle CSR di Cromo Esavalente, DDT, DDD, DDE, Idrocarburi pesanti C>12, Cloroformio.

Per le acque di falda contenute nella porzione superficiale dell’acquifero, sono emersi superamenti delle CSR sanitarie per i parametri Cloroformio, Tetracloruro di carbonio, Tetracloroetilene e Tricloroetilene.   Ai sensi del D.Lgs. 04/08 le CSR ai confini del sito sono poste pari alle CSC definite dalla Tab. 2 All. 5 Titolo V Parte Quarta D.Lgs. 152/06 e s.m.i.. Sono stati individuati diversi punti di conformità (POC) per le tre porzioni individuate nell’acquifero, ovvero superficiale, intermedia e profonda.

Le concentrazioni rilevate in tali punti per il livello superficiale risultano non conformi alle CSC per diversi parametri, cioè vari solventi organoalogenati, Triclorofluorometano, Cromo esavalente, Cromo totale, Solfati, Fluoruri. I superamenti registrati nel livello intermedio dell’acquifero sono in numero e in concentrazioni generalmente inferiori rispetto a quelle registrate nel livello superficiale. I punti di conformità del livello più profondo indicano concentrazioni conformi ai limiti ad eccezione della presenza di Cromo esavalente. In alcuni piezometri del livello più profondo si riscontrano presenze di Cloroformio in alcuni casi prossime alle CSC. Queste situazioni sono tenute sotto particolare osservazione dal momento che questo acquifero è più sensibile e necessita di maggiore tutela.

Ai cosiddetti inquinanti “storici”, normati dal D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., presenti in falda si “affiancano” le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), di cui alcune ancora prodotte ed utilizzate nei cicli produttivi, come il cC6O4 e l’ADV, con la funzione di coadiuvanti del processo di polimerizzazione per la produzione di plastomeri ed elastomeri fluorurati.   Questi inquinanti sono analizzati da Arpa e dalla Ditta da marzo 2019 su richiesta di Arpa stessa a seguito di approfondimenti che l’Agenzia aveva condotto sulla falda di sua iniziativa e del conseguente ritrovamento di queste sostanze nelle acque superficiali e sotterranee.

Dal 2020 nel Piano di Monitoraggio delle acque di falda e della barriera idraulica approvato dal Comune di Alessandria sono stati introdotti i PFAS e altre sostanze xenobiotiche (clorofluorocarburi).   All’interno del sito – nel livello più superficiale della falda – i tensioattivi perfluoroalchilici sono presenti a concentrazioni elevate nelle aree di utilizzo dei composti.

Le sostanze fluorurate sono state ritrovate anche nell’acquifero superficiale esterno allo stabilimento. 
Tali composti hanno raggiunto anche il livello intermedio dell’acquifero, mentre il livello più profondo non sembra essere stato interessato, a parte il ritrovamento in tracce di cC6O4 in un piezometro che ha subito un intervento di ricondizionamento in quanto ammalorato e attualmente in fase di dismissione perché ritenuto non più rappresentativo del reale stato di qualità del Livello più profondo.   All’esterno del sito, nel livello più superficiale della falda (livello A), le ultime campagne confermano  la presenza di contaminanti lungo la direzione del deflusso di falda oltre l’area di influenza della barriera idraulica, sia per quanto riguarda i PFAS che per gli inquinanti storici.

Relativamente agli inquinanti storici, i dati di Arpa mostrano la presenza di alcuni di essi in concentrazioni elevate in piezometri distanti dallo stabilimento ubicati lungo l’asse di propagazione della falda. In particolare, si segnalano superamenti dei limiti di legge o fissati da pareri ISS per i parametri Cromo VI, Cromo totale, Cloroformio, Tetracloruro di Carbonio, Tetracloroetilene, Tricloroetilene. Si registra, inoltre, la presenza di Triclorofluorometano, Diclorodifluorometano.

Monitoraggio e controllo 

L’Agenzia effettua campagne di monitoraggio per la verifica della qualità delle acque sotterranee in aree interne ed esterne al polo chimico, segue le attività di bonifica avviate in diverse aree dello stabilimento (tecnologia di Riduzione Chimica in situ ISCR tramite l’iniezione di un agente riducente nei terreni insaturi per il trattamento del Cromo esavalente e di Declorurazione Riduttiva Potenziata ERD attraverso l’iniezione nelle acque sotterranee di una microemulsione biologica per la degradazione dei solventi clorurati e verifica l’efficacia delle opere di pompaggio poste a presidio (barriera idraulica).

Negli ultimi anni l’Agenzia ha incrementato notevolmente le attività in termini sia di frequenza di campionamento (divenuta trimestrale) sia di numero di piezometri monitorati (ubicati sia in area interna che in area esterna allo stabilimento).   Nel corso del 2024 è proseguito il monitoraggio trimestrale delle acque di falda cui sono stati affiancati monitoraggi straordinari della falda e dei terreni a seguito del ritrovamento nel corso della campagna di marzo 2024 di concentrazioni anomale di cC6O4 in alcuni piezometri interni allo stabilimento.

Esistono alternative alle plastiche prive di PFAS  rispetto a PTFE  e PVDF?

Per concludere il nostro (periodico) passaggio nel mondo dei PFAS, ecco quanto viene – oggi, non l’anno scorso o dieci anni fa – risposto dal Servizio Tecnico del Ministero dell’Economia tedesco riguardo alle possibili alternative…Un esempio di “galleggiamento” in condizioni di mare difficili. Sempre a galla anche se le domande non possono avere se non una risposta… l’impegno a non usare più quei prodotti per motivi economici, tecnici, di salute e di impatto ambientale…Comunque…mettiamo alla prova questa “spara sentenze” e vediamo di farci un’idea della situazione….

(In risposta alla domanda dell’ultimo titolo) “Questa e altre richieste simili sono state ricevute sempre più frequentemente dal nostro ufficio tecnico applicativo negli ultimi mesi (a partire dal gennaio 2024) e non è possibile fornire una risposta generale. Pertanto, raccomandiamo una valutazione individuale specifica per l’applicazione al fine di individuare potenziali alternative. Tra le altre cose, occorre considerare proprietà quali il comportamento termico, la resistenza chimica e le proprietà meccaniche. I fluoropolimeri, in generale, presentano una combinazione unica di proprietà. Ad esempio, non esiste un polimero che abbia esattamente le stesse proprietà del PTFE. Pertanto, un potenziale sostituto di questo materiale potrebbe richiedere modifiche al progetto. Alcune aziende specializzate (la SyEnsQo potrebbe essere tra queste?) offrono un’ampia selezione di termoplastiche e diversi processi produttivi per trovare un’alternativa adatta alle  applicazioni oggetto di prossima eliminazione. “  Il processo di sostituzione, perciò, non è né facile né indolore e non solo per i costi di trattamento per lo meno triplicati per ottenere prodotti simili e, a cascata, per la necessità di evitare la produzione di tali elementi chiudendone definitivamente la vita industriale e commerciale…Ricordate il “moplen”  di Brameriana memoria? O il DDT super insetticida ammazza-tutto….finchè si scoprì che era un potentissimo cancerogeno… Restate collegati con noi e alle prossime puntate proveremo a vedere che succede negli USA e in Francia (per cominciare) anche lì alle prese con “cambi” non facili.

.1. https://www.cittafutura.al.it/sito/solvay-syensqo-ancora-incidenti-procedure-accelerare/

.2. https://www.lastampa.it/alessandria/2020/06/05/news/solvay-e-l-inquinamento-da-cromo-completata-la-bonifica-dell-area-1-1.38932395/

.3. https://relazione.ambiente.piemonte.it/2025/sito-di-spinetta-marengo