Questa è una breve risposta al lungo articolo dell’amico Cavalchini su un tema di rilevanza nazionale sull’inquinamento a Spinetta Marengo fatto da industrie importanti SyEnsQo (ex Solvay) che nel tempo hanno e ancora continuano a produrre PFAS . https://parolelibere.blog/2026/04/01/ma-ci-sono-alternative-ai-pfas/
Per non continuare a ripetere cose ormai note sulla vicenda che da anni vede una battaglia fra una parte della popolazione e una industria chimica che ha cambiato nome e ragione sociale diverse volte a Spinetta Marengo provincia di Alessandria sulla vicenda dei PFAS inquinanti cancerogeni e difficili da eliminare.
Ci sono degli aspetti che, chi non è del luogo fatica a capire, ma a cui certamente poco importa le componenti biologiche di quella produzione e del perchè da anni non si riesce a mettere fine a quella produzione, mentre i loro effetti concreti sono reali e misurabili i loro effetti.
Lasciando fare a fior di avvocati internazionali succhiasoldi, un processo che definire lungo una vita (dei deceduti) non è esagerato, si arriva solo a descrivere storie che creano confusione per mascherare che impunemente continuano senza tregua a produrre e a “seminare in giro (acqua, aria, terra) limitando la discussione su aspetti tecnici che la controparte ribatte in un gioco vorticoso e continuo.
Perchè questo è un luogo di inquinamento certo di materiali chimici prodotti da anni con problemi duraturi di inquinamento in fabbrica e nei dintorni in una zona detta “la Fraschetta” proprio perchè c’è una falda acquifera importante (la terza per grandezza nel Piemonte) che ha fatto da veicolo. E non manca niente dal cromo al fosforo ai florurati.
C’è una natura violata e ci sono quote di popolazione che sono ricattate dalla necessità di lavoro senza alternativa concreta . Inoltre poichè anche in Piemonte la sanità è ormai privatizzata al massimo, ci sono serie difficoltà per chi è più sensibile a quei prodotti e si è beccato un cancro.
E’ una storia che potrebbe essere scritta sul tema “la terra dei fuochi, o l’Ilva di Taranto , ecc…., la storia dello sviluppo industriale in Italia (ma anche nel mondo) fatta soprattutto da grandi aziende senza scrupoli così amate da Salvini & Co
Solo gli elementi che le descrizioni pratiche, tecniche addotte da parti sociali diverse invece di chiarire confondono e servono da alibi a queste industrie assassine per continuare impunemente avendo file di avvocati di grido a difesa, ma soprattutto avendo come spesso succede, i sequestrati in casa, cioè i lavoratori di quel sito (circa 500 + altrettanti di indotto e cooperative all’interno) come perno di contratto anche con la magistratura che ad Alessandria, come ovunque a livello nazionale, avendo poca struttura e capacità operativa trascina da anni.
Una seria indagine epistemiologica locale non è mai stata fatta, anche se richiesta da associazioni, così ovvio non c’è mai stata una decisione di salvezza pubblica sanitaria. I dati e le localizzazioni in anni di tormento sono presenti fra morti, malati zona per zona, ma mi pare che ne ASL, ne Regione, ne Comune hanno mai davvero esibito ed usato per decidere ovvietà!
Questo inquinamento va avanti da quando è nata questa fabbrica di morte prima Montedison, poi Ausimont, poi Solvay Solexis ora SYENSQO con produzioni di florurati Acido Solforico, Acido Fluoridrico, pigmenti inorganici (ad es. di Piombo e Cadmio) e Biossidi di Titanio( questi ultimi sono state dismessi nei primi anni ‘80).
Ad ogni produzione un carico pesante per l’ambiente e per le persone che nel tempo ha accumulato quantità e qualità, ma la cui bonifica ancora la “stanno studiando sui libri”
Ora la cosa chiara è che non è una anomalia, ma un caso fra tanti in Italia e nel mondo di produzioni nocive conclamate che prosegue con un pò di fastidio, ma continua da decenni.
Questa è la morte di ogni teoria padana o italiana del “prima le imprese”( un pò come il motto trumpiano America First ) perchè se passa questo concetto, se cosa produrre e come, non ha gestori che invece mettano prima di tutto al sicuro la salute delle persone e dell’ambiente circostante siamo ad una guerra dichiarata fra profitto e popolazione.
Qui in vari modi gli enti istituzionali comunali o provinciali o regionali fanno a gara con le anguille per sfuggire a decisioni . Il comune di Alessandria(assieme a quello di un paese limitrofo Montecastello) in cambio di 100.000 euro miserabili ha patteggiato con l’allora Solvay, uscendo dal proceso in corso. Il sindacato in questa fabbrica dove negli anni 70 su oltre 4000 dipendenti c’era una forte cellula dell’allora PCI oggi è silenziato, l’RSU è con le spalle al muro senza alternativa.
E’ un discorso certamente locale (il PFAS era anche alla Molteni di Brescia ora chiusa, ma che ha inquinato anche li), però si potrebbe applicare a tutte quelle industrie che hanno costruito profitti sulla pelle dei lavoratori e degli abitanti della zona. Stesso metodo di disinformazione e di ricatto economico, stessi fumosi racconti dei partiti e delle istituzioni, soprattutto senza conseguenze giuridico amministrative.
Certamente ci sono alternative, si può fare a meno di quei materiali cancerogeni, ma manca una gestione istituzionale, manca la coscienza sociale della politica che non va oltre le parole e non sposta una sola risorsa per risolvere.
I TG addomesticati parlano ogni giorno di incidenti d’auto di morti singoli per omicidi/femminicidi, ma in questa realtà ormai internazionale non c’è legislazione né Europea, né nazionale che ci salvi anzi tutto è permesso, al limite criticato, ma supportato in nome del diritto delle imprese a fare business.
In questo modello sociale dove la salute è una merce e si vende a buon peso, non c’è soluzione e nessuna struttura istituzionale oggi è in grado( ne ha volontà ) di gestire soluzioni, mentre ha buona possibilità questa finanza di produzione di morte di continuare indisturbata ancora.
Parlarne e informare non serve più, è ora di cambiare, ora di cercare un altro modello sociale!
Le imprese che mettono al centro l’uomo per qualunque produzione devono poter lavorare mentre quelle nocive devono essere fermate che si chiamino ILVA o SYENSQO. Ormai la lista è lunga e dimostra uno sviluppo che tale non è, perchè rende l’intera zona inabitabile senza conseguenze sulla salute, l’Eternit di Casale Monferrato insegna!
Intanto, buona lettura e buon ascolto; questa storia è la nostra storia! ( da https://pungolorosso.com)
Gianni Gatti
01/04/26