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Branko Marcetic 2 Aprile 2026
Usa e Israele, nelle guerre contro Iran e Libano, distruggono infrastrutture civili, massacrano bambini e assassinano operatori sanitari. Esportano così le pratiche brutali adottate nella Striscia
Uno degli aspetti più agghiaccianti del genocidio di Gaza – oltre al massacro quasi senza precedenti di bambini e altri innocenti e al quasi totale annientamento di un’intera società, evento senza eguali nell’era moderna – è che i funzionari sia degli Stati uniti che di Israele speravano apertamente di farne il nuovo, orribile, modello per la guerra moderna. Come stiamo vedendo in questo momento in Iran e in Libano, non stanno perdendo tempo nell’applicare lo stesso modello anche altrove.
L’anno scorso, mentre Gaza era tra le rovine con oltre il 10% della sua popolazione uccisa o ferita, il New Yorker ha pubblicato un articolo agghiacciante sul genocidio di Gaza. Secondo quanto riportato, diversi avvocati militari ed esperti legali statunitensi consideravano la scia di omicidi e distruzioni perpetrata da Israele a Gaza non solo un modo del tutto accettabile di condurre una guerra, ma anche una «prova generale» per un futuro conflitto con un avversario degli Stati uniti come la Cina: ovvero, un conflitto senza freni, senza rispetto del diritto internazionale e senza scrupoli nell’uccidere civili. In altre parole, ciò che Israele ha fatto a Gaza con il pieno appoggio degli Stati uniti dovrebbe diventare la nuova normalità in tempo di guerra, almeno quando a farlo è «la nostra parte».
Il rapporto si inseriva in modo stridente nel contesto di una consolidata prassi di funzionari statunitensi e israeliani intenti a invocare i bombardamenti a tappeto degli Alleati durante la Seconda guerra mondiale per giustificare il loro genocidio. Per quasi tutto il periodo successivo alla guerra, quei bombardamenti sono stati universalmente considerati crimini di guerra e un orrore morale – persino da Curtis LeMay in persona, il generale psicotico che guidò i bombardamenti incendiari del Giappone e che in seguito invocava una guerra nucleare con l’Unione Sovietica – un orrore che il mondo civilizzato mise immediatamente al bando dopo la guerra, creando il sistema di diritto internazionale che oggi sopravvive a stento.
Fu un evento talmente orribile che persino Richard Nixon sentì il bisogno di fingere con la stampa nel 1972 che il bombardamento incendiario di Dresda fosse andato troppo oltre e che non avrebbe mai fatto una cosa simile al Vietnam, anche se ne avrebbe avuto tutte le ragioni (per la cronaca, lo fece). Eppure, negli ultimi tre anni, i falchi americani e israeliani non si sono nemmeno più preoccupati di fingere. Ciò che sta accadendo in Iran e in Libano è proprio questa dottrina in azione.
L’Iran come Gaza
Sebbene le stime varino, c’è un consenso generale sul fatto che gli Stati uniti e Israele abbiano sganciato circa un migliaio di bombe al giorno sull’Iran nei primi giorni della guerra, un ritmo simile a quello dei primi giorni dei bombardamenti israeliani su Gaza. Anzi, se la stima israeliana di aver sganciato 15.000 bombe sull’Iran nei primi ventisei giorni fosse corretta, la media giornaliera di 577 bombe sganciate sull’Iran supererebbe quella del primo mese di bombardamenti su Gaza nel 2023, quando ne furono sganciate poco meno di cinquecento al giorno.
Secondo Airwars, il gruppo di monitoraggio indipendente che tiene traccia dei bombardamenti contro i civili, se si utilizza la misura leggermente diversa del numero di obiettivi colpiti, le prime cento ore della guerra israelo-americana contro l’Iran sono state due volte più feroci dello stesso periodo a Gaza tre anni fa. Israele ha colpito a Gaza circa la metà degli obiettivi colpiti in Iran nei primi quattro giorni di questa guerra (quattromila). Bisogna tenere presente che Gaza, soprattutto nei suoi primi giorni e settimane, è stata teatro della campagna di bombardamenti più intensa di questo secolo, superando Iraq, Afghanistan, Libia, Siria, la guerra contro l’Isis e la guerra della Russia contro l’Ucraina, e persino molte guerre del secolo scorso. Il metodo di guerra statunitense-israeliano in Iran condivide una serie di caratteristiche che, all’epoca, erano considerate senza precedenti e uniche per la guerra di Gaza.
La guerra è iniziata con un massacro di bambini, in quello che è stato ora confermato essere un bombardamento mirato da parte degli Stati uniti contro una scuola, in cui sono morte più di cento bambine. Ora sappiamo che è iniziata anche con il bombardamento di una palestra e di un’altra scuola elementare, che ha causato la morte di ventuno persone, tra cui due bambini, utilizzando un nuovo missile a corto raggio il cui primo impiego in combattimento risale proprio a questa guerra. Da allora, gli eserciti statunitense e israeliano hanno sganciato pesanti bombe su interi edifici residenziali e distrutto interi isolati, nonostante l’evidente pericolo per i civili, seppellendo i cittadini iraniani sotto le macerie. Secondo la Mezzaluna Rossa iraniana, Israele ha danneggiato o distrutto oltre 90.000 unità abitative in tutto l’Iran, più di trecento strutture sanitarie e mediche, oltre settecento università e scuole e una serie di altre strutture civili. Tra queste figurano farmacie, numerose stazioni di polizia e altri siti di sicurezza, nonché le infrastrutture utilizzate per pagare gli agenti, un impianto di desalinizzazione che contribuisce a fornire acqua potabile e siti storici secolari. Israele ha inoltre bombardato almeno tre volte alcuni impianti nucleari iraniani, rischiando un terribile incidente. Sia Israele che Donald Trump hanno successivamente minacciato di distruggere le altre infrastrutture energetiche iraniane.
Israele ha bombardato impianti petroliferi a Teheran in quello che equivale a un attacco chimico, provocando nubi di fumi tossici che hanno avvolto la città, rendendo l’aria irrespirabile per giorni, e piogge acide e nere che si sono riversate sulla popolazione. Ora ha preso di mira anche infrastrutture cruciali per l’approvvigionamento alimentare dell’Iran, un impianto per la produzione di farmaci antitumorali e la produzione di acciaio, fondamentale sia per l’economia del paese che per la sua capacità di ricostruirsi dopo la guerra. Esistono solide prove che almeno parte della causa della carneficina indiscriminata e illegale sia da attribuire alla dipendenza dall’intelligenza artificiale per l’individuazione dei bersagli, mentre il Segretario alla Guerra Pete Hegseth ha annunciato che l’esercito statunitense, a corto di munizioni di precisione, avrebbe iniziato a utilizzare bombe di enorme potenza da 500, 1000 e 2000 libbre, in grado di causare danni più indiscriminati.
Tutto ciò dovrebbe suonare familiare. Bombardamenti indiscriminati senza riguardo per il pericolo rappresentato dai civili, l’uso dell’intelligenza artificiale e di bombe di grande potenza in aree densamente popolate, il massacro apparentemente casuale di bambini, l’impiego di armi chimiche e della fame come strumenti di guerra, attacchi a infrastrutture civili cruciali per il funzionamento della società, tra cui la produzione di energia, le strutture sanitarie e i siti storici: sono tutti tratti distintivi della guerra di Israele contro Gaza.
Non si tratta solo di replicare i metodi della guerra di Gaza: da parte degli Stati uniti, si tratta anche di stesso uso della retorica. Hegseth ha abbandonato le dichiarazioni di facciata che i funzionari statunitensi riservavano alla guerra etica e alla preoccupazione per i civili, e sta invece lanciando avvertimenti sempre più cupi, in stile israeliano, sull’uccisione collettiva di tutti gli iraniani, minacciando che «morte e distruzione tutto il giorno dal cielo» si abbatteranno sul paese e avvertendo che «gli unici che devono preoccuparsi ora sono gli iraniani che pensano di sopravvivere». Solo una settimana fa, ha letteralmente pregato Dio di «spezzare i denti agli empi» e di scatenare «una violenza travolgente contro coloro che non meritano pietà».
Il Libano come Gaza
Sarebbe già abbastanza grave se questo fenomeno si limitasse all’Iran. Ma stiamo assistendo alla stessa cosa anche in Libano dove l’esercito israeliano ha illegalmente emesso ordini di evacuazione forzata nei confronti dei civili, minacciandoli di morte certa a causa dei bombardamenti indiscriminati, provocando lo sfollamento di oltre un milione di persone, ovvero un’incredibile percentuale del 20% della popolazione libanese. L’ obiettivo è quello di occupare a tempo indeterminato un’ampia porzione del territorio libanese, creando una «zona cuscinetto» e radendo al suolo tutte le case e gli edifici abbandonati dai precedenti residenti, non prima però che i soldati israeliani li saccheggino divertendosi.
Nel corso di queste operazioni, Israele sembra aver preso di mira deliberatamente operatori sanitari e giornalisti libanesi, uccidendone finora decine, tra cui nove paramedici uccisi nel Libano meridionale lo scorso fine settimana in una serie di attacchi contro strutture sanitarie. Vi sono inoltre prove dell’utilizzo di fosforo bianco su aree residenziali. Tutti questi crimini, un tempo inaccettabili, sono diventati tristemente frequenti nella devastazione di Gaza. E si affiancano ad altri parallelismi tra cui attacchi a strutture sanitarie, edifici residenziali e altre infrastrutture civili come centrali elettriche, impianti idrici e fognari e i terreni agricoli da cui dipende la produzione alimentare. I funzionari israeliani sono stati espliciti al riguardo, indicando le loro azioni a Gaza per spiegare i piani di guerra in Libano e arrivando persino a invocare la distruzione genocida del territorio come una minaccia. Forse l’aspetto più agghiacciante è che una delle statistiche più raccapriccianti sulla condotta delle forze israeliane a Gaza – secondo cui avrebbero ucciso ogni giorno un numero di bambini equivalente a quello di un’intera classe scolastica, stando al direttore generale dell’Unicef – è quasi identica alla statistica che il vicedirettore dell’Unicef ha appena usato per descrivere ciò che Israele sta facendo attualmente in Libano.
Ora siamo tutti Gaza
Quello a cui stiamo assistendo in Medio Oriente è la gazificazione della guerra. È chiaro che Israele e Washington sono determinati a rendere alcuni dei comportamenti israeliani più ripugnanti, azioni che un tempo consideravamo esempi unici e di portata storica di sadismo umano, la nuova normalità per tutte le loro guerre future. Ed è abominevole a livello puramente umano. Il principio del diritto internazionale è che tutti concordino tacitamente su determinate regole di base, in modo da garantire che certi comportamenti in guerra siano vietati, a prescindere da chi sia coinvolto. Ma una volta avviate delle eccezioni allora anche gli avversari si sentiranno autorizzati a seguire quella strada, con risultati tutt’altro che piacevoli, come si vede negli attacchi di rappresaglia iraniani contro le infrastrutture civili e le improvvise accuse da parte dei neoconservatori e dei funzionari israeliani secondo cui, imitandoli, l’Iran starebbe commettendo crimini di guerra.
Il rispetto del diritto internazionale non è un interruttore da accendere e spegnere a piacimento. Cercando di stravolgere questo concetto, Israele e i funzionari di Trump non si limitano a commettere crimini efferati. Stanno creando un mondo più brutale, in cui il loro stesso popolo corre un rischio maggiore di subire gli stessi torti che stanno ora perpetrando: un mondo in cui i futuri avversari degli Stati uniti avranno meno scrupoli nell’attaccare le scorte alimentari degli americani o le infrastrutture che li tengono al caldo d’inverno, o nel distruggere o neutralizzare le strutture sanitarie su cui fanno affidamento quando sono malati, tutto a causa di una guerra impopolare iniziata da leader che la maggior parte degli americani non apprezza nemmeno. La gazificazione della guerra da parte di Trump e Israele è una grande scommessa. E sono le nostre vite, le vite dei nostri figli, delle nostre famiglie e di altri cari che stanno mettendo in gioco come pegno.
*Branko Marcetic lavora a JacobinMag ed è autore di Yesterday’s Man: The Case Against Joe Biden. Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.