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05 Aprile 2026 Giovanni Punzo
Che il mondo abbia un grosso problema con l’attuale presidente degli Stati Uniti e con le sue trovate roboanti, sconclusionate, pericolose e anche perdenti, è ormai un dato acquisito. Malattia o caratteraccio che sia, l’America e il mondo si trovano adesso nel grosso guaio Iran la cui portata finale non riesci neppure ad immaginare, tremando. E allora, Pasqua di speranza per i credenti, le follie storiche del potere da cui l’umanità è comunque sopravvissuta. Mentre la Casa Bianca cerca di smentire le voci – circolate sui social – secondo cui il presidente Trump sarebbe stato ricoverato al Walter Reed National Military Medical Center di Bethesda.
L’imperatore Eliogabalo
Che Caligola fosse arrivato a nominare senatore il proprio cavallo, è un episodio molto noto, ma meno si ricorda invece la figura di Marco Aurelio Antonino Augusto, meglio conosciuto come Eliogabalo, imperatore di Roma dal 218 al 222 d.C. Di origine orientale e precisamente siriana, Eliogabalo era salito al trono sottraendolo a Macrino grazie ad una sollevazione militare suscitata da due false voci: la prima sosteneva che si trattasse di un figlio illegittimo dell’imperatore Caracalla, mentre la seconda, confidando nelle immense ricchezze della famiglia, assicurava premi generosi a chi lo avesse aiutato nell’impresa.
Sempre per questioni familiari inoltre il giovane, prima di salire sul trono, aveva ricoperto il ruolo di sommo sacerdote di un culto solare che si celebrava a Emesa (oggi Homs, in Siria), tentando in seguito di portarlo a Roma per sostituire quello dell’antico Giove Capitolino.
L’operazione non riuscì, ma Eliogabalo fece di tutto: ad esempio collocò un proprio ritratto in Senato nelle vesti di sacerdote sopra la raffigurazione di una divinità romana in modo che, onorando la seconda, fosse venerato anche lui e soprattutto – cosa inaudita per i Romani – pretese che la madre assistesse con lui alle sedute del Senato.
Un altro aspetto più scabroso riguardò i suoi costumi sessuali: sebbene i Romani ai tempi dell’impero praticassero meno assiduamente la ‘virtus’ repubblicana, riuscì a scandalizzare l’intera città raccogliendo a palazzo intorno a se meretrici di ogni sorta e chiamandole ‘amiche e sorelle’ e senza fare misteri della sua relazione con un auriga.
Non stupisce che l’irritazione della guardia pretoria arrivasse al culmine giungendo a manifestare apertamente a favore del cugino Alessandro: nonostante le minacce indirizzate ai rivoltosi, Eliogabalo alla fine fu assassinato assieme alla madre ed entrambi i corpi furono sfigurati e smembrati, mentre il Senato ribadì alle donne il divieto assoluto di entrarvi.
La ‘quasi’ follia di re Giorgio
Giorgio III, a dispetto della follia che gli fu poi attribuita, in realtà regnò dal 1760 al 1820, periodo piuttosto lungo, ma tutt’altro che facile per un monarca inglese visti gli avvenimenti che lo caratterizzarono. Per prima cosa la Guerra dei Sette anni (1756-1763) con la Francia, poi il distacco e la perdita delle prosperose colonie americane nel 1785 dopo una guerra durata dodici anni e infine le guerre della Rivoluzione Francese e quelle napoleoniche che si conclusero solo a Waterloo nel 1815.
Dopo una prima crisi passeggera intorno al 1765, a partire dal 1789 si parlò apertamente di problemi mentali: in pratica il sovrano parlava ininterrottamente per ore procurandosi seri problemi alla voce e dormiva pochissimo.
La medicina del tempo rispondeva alla situazione suggerendo dei salassi per eliminare gli umori nocivi, ma ovviamente senza risolvere nulla. Nel frattempo, di fronte alle difficoltà del governo, si era acceso uno scontro tra il figlio – che rivendicava la reggenza – e il primo ministro che non voleva concederla, tanto più che non mancarono momenti di apparente normalità in cui il sovrano godette dell’appoggio popolare contro i suoi stessi ministri.
Sulla malattia si è discusso a lungo e oggi sembra che la spiegazione sia da ricercare in uno scompenso proteico che provocava gravi alterazioni nel comportamento, in estrema sintesi una malattia genetica. Studi molto recenti hanno infine confermato nei resti esaminati tracce di arsenico, probabile residuo di un farmaco rudimentale somministrato nei momenti di crisi. L’immagine popolare odierna più benevola nei confronti del re sottolinea invece la sua grande passione quasi maniacale per gli strumenti scientifici e in particolare astronomici: del resto senza la misura esatta del tempo e dei moti degli astri la marina di sua maestà britannica non avrebbe ‘misurato’ il globo e fondato l’impero.
Ludovico II di Baviera, tra stravaganze e romanticismo
Il regno di Baviera si trovava in un quadro geopolitico particolare: nel sud della Germania, a maggioranza cattolico e legato all’impero d’Austria, subiva però anche l’influenza del nord protestante e soprattutto della Prussia sempre più determinata a completare l’unificazione tedesca ridimensionando il ruolo austriaco. A metà del XIX secolo la guida della Prussia divenne comunque una realtà, ma rimasero con l’Austria legami politici, culturali e soprattutto familiari: l’imperatrice Elisabetta, principessa bavarese meno stravagante, ma altrettanto ‘originale’, aveva sposato ad esempio Francesco Giuseppe d’Asburgo ed era cugina di re Ludovico e la stessa madre dell’imperatore austriaco era un’altra principessa bavarese.
Sul piano internazionale il re cercò sempre di evitare le guerre, o meglio gli scontri diretti con stati tedeschi godendo per questo di una certa popolarità tra i suoi sudditi. Il vero problema del sovrano furono le spese folli e il mecenatismo.
Costruì sontuose residenze ispirandosi alla reggia di Versailles, e al Re Sole che divenne un suo modello personale, ed esaudì tutti i desideri – o quasi – del compositore Richard Wagner che da un punto di vista finanziario si rivelò un pozzo senza fondo. Ad un certo punto, anche di fronte ad altre bizzarrie del sovrano come la passione per Lohengrin – il cavaliere del cigno dell’opera wagneriana -, una commissione governativa lo prese ‘sotto tutela’ rinchiudendolo in un castello dal quale però scomparve la sera del 13 giugno 1886.
La sera il re fu trovato morto e circostanze del ritrovamento diedero origine a diverse ipotesi: il corpo del re, presumibilmente annegato, fu ritrovato a poca distanza da quello dello psichiatra-carceriere von Gudden. Omicidio-suicidio? Il mistero resta, ma ancora oggi in Baviera si festeggia l’anniversario della nascita del re il 25 agosto