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di Lorenzo Borrè – 06/04/2026
Fonte: Lorenzo Borrè
Milioni di morti nell’ ultimo secolo sono stati causati da menzogne prese a pretesto per aggredire nazioni nemiche o per scatenare guerre o per intervenire in conflitti tra altri Stati.
E quasi sempre le menzogne sono state fabbricate a tavolino dai governi degli Stati Uniti, equanimemente bugiardi sia durante le amministrazioni repubblicane che in quelle democratiche.
John Mearsheimer nel suo ultimo saggio, “Politiche della Menzogna” (LUISS , 2026), sciorina i casi venuti alla luce dagli archivi nazionali e dalla memorialistica, offrendoci un quadro desolante non solo per il panorama che ne esce fuori, ma perché ancora oggi, nonostante la conclamata, spudorata tendenza a mentire dei tiranni planetari, i governi degli Stati satellite fanno a gara a chi si dimostra più credulone, perdendo così credibilità a loro volta agli occhi dei loro cittadini.
Franklin Roosevelt nell’ estate del 1941mentí all’ opinione pubblica americana per mobilitarla alla guerra contro i tedeschi , sostenendo che nell’ Atlantico del Nord un U-Boot aveva cercato di affondare il cacciatorpediniere USS Greer lanciandogli un siluro senza avvertimento.
I fatti però, e Roosevelt lo sapeva, erano andati diversamente: la Greer si era unita ad un aereo militare britannico che stava inseguendo il sommergibile della Kriegsmarine; l’ aereo sganciò delle bombe si profondità, ma poi dovette interrompere la caccia perché stava per finire il carburante. La Greer invece continuò a inseguire il sottomarino, che a quel punto cercò di silurarla e la nave rispose lanciando bombe di profondità. Nessuno dei due colpí l’ altro, ma il presidente americano, consapevole del fatto che non c’ era neanche prova concreta che il sottomarino si fosse reso conto della nazionalità della nave, affermò il contrario. Gli storiografi ricordano in proposito che qualche mese prima Roosevelt aveva incontrato Churchill (un Netanyahu ante litteram) che gli aveva esposto la necessità di creare un incidente per giustificare la decisione di aprire le ostilità contro i Paesi dell’ Asse.
Non diversamente Lyndon Johnson nel 1964 , ad agosto, giustificò l’ intervento armato contro il Vietnam del Nord sostenendo che la marina vietnamita aveva attaccato il cacciatorpediniere Maddox nel Golfo del Tonchino, attacco di cui non vi erano prove secondo lo stesso comandante della nave americana. La guerra provocò centinaia di migliaia di morti tra i civili vietnamiti.
La necessità di mentire come “diritto fondamentale” di uno Stato (e cioè degli USA) per salvarsi da minacce nucleari (o asserite tali) non è però un’invenzione di Trump, ma è stata elevata pubblicamente a principio da un membro dell’ amministrazione Kennedy, Arthur Sylvester, e circa venti anni dopo di lui il portavoce di Jimmy Carter confermò che “in certe circostanze il governo non solo ha il diritto, ma anche il vero e proprio dovere di mentire” (Jody Powell, the other side of the Story, Morroe, 1984).
E un altro Powell, Colin, segretario di Stato USA, il 5 febbraio 2003 mentì spudoratamente all’ ONU sostenendo che era fuori discussione che Saddam Hussein possedeva armi biologiche di distruzione di massa e aveva la possibilità di produrne molte altri. Queste bugie liberali (o meglio: deliberate) furono poi affiancare da quelle di Dick Cheney che l’ 8 settembre 2002 affermò che l’ amministrazione americana sapeva “con assoluta certezza che l’ Iraq stava sfruttando la Sua rete di approvvigionamento per acquisire l’ attrezzatura necessaria ad arricchire l’ uranio e costruire una bomba nucleare”…. Proprio la stessa menzogna che Netanyahu e Trump (e molti leader di governi occidentalisti) hanno usato per giustificare la violazione del diritto internazionale e le stragi di civili (e in primis quella della scuola di Minab) in Iran.
Eppure , nonostante i precedenti, nonostante i milioni di morti innocenti, una parte dell’ opinione pubblica -stando a quel che si legge sui social media – è ben disposta a credere a questa menzogna criminale.
Ma probabilmente si tratta, in buona parte, degli stessi che ancora oggi, nonostante i responsabili abbiano riconosciuto di aver mentito sull’arsenale di distruzione di massa di Saddam, credono che l’ Iraq stesse lì lì per avere una bomba nucleare. Nessuno, come ai trinariciuti di Guareschi, ha ancora dato loro il contrordine.