Antifascist* di tutto il mondo

Dal blog https://jacobinitalia.it/

Salvatore Cannavò 07/’04/26

Oltre 4.000 mila partecipanti alla Conferenza internazionale antifascista di Porto Alegre. Nasce un comitato di convergenza tra le lotte contro il nuovo autoritarismo e la guerra

La prima Conferenza Internazionale Antifascista, svoltasi a Porto Alegre dal 26 al 29 marzo è stata garantita dall’intesa tra il Psol locale, il Partito del socialismo e libertà brasiliano, scissione a sinistra del Pt, e la sezione di Porto Alegre di quest’ultimo. Alla marcia inaugurale hanno partecipato circa 7.000 persone, rinverdendo la tradizione altermondialista di Porto Alegre, sede dei vari Forum sociali mondiali di inizio millennio. La conferenza ha poi visto 4.000 partecipanti registrati, 11 panel tematici, un forum con la presenza di istituzioni e parlamentari, 150 attività autorganizzate. E, oltre al ruolo dei due partiti di sinistra principali del Brasile, ha coinvolto anche il piccolo partito comunista PCdoB, il grande movimento dei Sem Terra, Mst, la Fondazione Lauro Campos e Marielle Franco e la Fondazione Rosa Luxemburg. A livello internazionale ha dato un apporto fondamentale il  Comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi (Cadtm), in grado di tessere rapporti tra le varie reti politiche internazionali a partire da quelle legate alla Quarta Internazionale, ma anche ai Democratic Socialist of America (Dsa) statunitensi, a una forte presenza francese con la France Insoumise, Npa, Après, Attac e a una nutrita delegazione argentina, fino al Sudafrica e all’Australia.

Come scrive il sociologo brasiliano Israel Dutra, del Psol, nello stesso fine settimana della conferenza, si è riunito il Cpac (Conservative Political Action Conference), «la nascente rete neofascista internazionale negli Stati uniti di Trump, e Flávio Bolsonaro vi ha tenuto un discorso, affermandosi come rappresentante del trumpismo in Brasile». In questo senso, la conferenza di Porto Alegre è stata anche un contrappunto a questo forum stabilendo un collegamento con le manifestazioni del 24 marzo in Argentina, con il convoglio di Nuestra America che ha portato solidarietà e pannelli solari a Cuba, con l’enorme manifestazione antifascista che si è svolta a Londra contro la guerra in Iran. «E soprattutto – aggiunge Dutra – con la grande manifestazione No Kings» del 28 marzo negli Stati uniti e che si è svolta anche a Roma

Sul piano europeo, la conferenza è anche una prima risposta ai venti di autoritarismo che soffiano sul continente, dei quali l’Italia rappresenta ancora una volta una prova generale, e che soffiano però anche in paesi dalla tradizione repubblicana più antica come la Francia. Si veda il caso delle accuse alla eurodeputata Rima Hassan, convocata dalla polizia per presunte attività terroristiche, mentre in Italia continua la campagna di criminalizzazione nei confronti di Ilaria Salis, che è intervenuta a distanza alla Conferenza di Porto Alegre, per la sua attività antifascista, con il quotidiano Il Giornale che cerca di montare un caso mediatico contro i firmatari e le firmatarie, tra cui la stessa Salis e Mimmo Lucano, dell’appello che ha indetto la Conferenza brasiliana.

L’incontro di Porto Alegre si è chiuso con una «Carta» che ricorda il ruolo di «città simbolo delle lotte internazionali» della capitale del Rio Grande do Sul, oltre al fatto che quasi ogni paese vede all’opera «minacce fasciste e neoliberiste (che) assumono forme particolari, ma hanno punti in comune: l’eliminazione delle libertà democratiche, la distruzione dei diritti dei lavoratori, l’esplosione della disoccupazione strutturale, lo smantellamento della sicurezza sociale, la repressione dei sindacati e delle organizzazioni popolari, la privatizzazione dei servizi pubblici, le politiche di ‘austerità’ che eliminano qualsiasi investimento sociale, il negazionismo scientifico e climatico, l’espropriazione dei contadini a beneficio dell’agroindustria, lo spostamento forzato delle popolazioni indigene per promuovere un estrattivismo sfrenato, politiche migratorie ultra-restrittive e un enorme aumento della spesa militare». 

Il neofascismo su scala internazionale utilizza ovunque le stesse dinamiche: da un lato sfrutta il malcontento popolare per le «disastrose conseguenze del neoliberismo», e dall’altro applica quelle stesse politiche. Ancora una volta l’Italia ne è un esempio evidente, oltre ovviamente agli Stati uniti di Trump. Così i disastri del neoliberismo costituiscono l’ingrediente base per indirizzare rabbia e frustrazione contro «i gruppi oppressi ed emarginati: migranti, donne, persone Lgbtq+, beneficiari di programmi di inclusione, persone razzializzate e minoranze nazionali o religiose». Ne viene fuori un aggregato basato su «nazionalismo esasperato, razzismo, xenofobia, sessismo, omofobia, incitamento all’odio e banalizzazione della crudeltà». 

Questo mix si fa sempre più pericoloso e inquietante se si osserva il progressivo sviluppo del militarismo e il ritorno di un imperialismo bellicoso che non fa mistero di voler posizionare la guerra all’orizzonte dell’umanità. La lettera finale riconosce la diversità di forze che si battono contro l’ascesa dell’estrema destra – e in alcuni dibattiti della Conferenza si sono manifestate ampie divergenze con forze di tipo «campista» che non hanno esitato, per rafforzare l’opposizione alle destre e all’imperialismo, a invocare la difesa e il supporto a regimi indifendibili come l’Iran o il Venezuela – ma «l’esperienza ci insegna che, pur riconoscendo queste differenze, è essenziale articolare in modo unitario la lotta contro i nostri nemici». Ovviamente coinvolgendo e includendo nelle iniziative tutte le forze disponibili, siano essi lavoratori e lavoratrici, «i migranti, le donne, le persone Lgbtq+, le persone razzializzate, le minoranze nazionali o religiose oppresse e i popoli indigeni». Quindi «la Conferenza antifascista per la sovranità dei popoli si impegna a proseguire la lotta e a essere uno spazio per costruire unità contro l’ascesa dell’estrema destra e l’aggressione imperialista. Di fronte alla barbarie, innalziamo la bandiera della solidarietà internazionale, della lotta dei popoli e di un futuro socialista, ecologico, democratico, femminista e antirazzista».

Tra le prooposte e le iniziative unitarie emerse dall’incontro si trovano «la creazione di un tavolo di coordinamento internazionale» anche in vista di una seconda Conferenza; una conferenza latinoamericana da tenere in Argentina in data da stabilire ma anche una Conferenza del Nord America «che coinvolga organizzazioni provenienti da Messico, Stati uniti, Canada, Caraibi e America Centrale»; è stato ribadito il pieno sostegno alla nuova missione della Sumud Flotilla a fianco del popolo palestinese unitamente alla solidarietà a Cuba, alla condanna dell’invasione del Venezuela, alla condanna dell’attacco militare all’Iran. Tra gli appuntamenti da sostenere, l’incontro anti-Nato che si terrà in Turchia, il contro-vertice G7 che si terrà in Francia e Svizzera, gli incontri ecosocialisti contro il negazionismo climatico in corso di preparazione e il sostegno al prossimo Forum sociale mondiale in Benin nell’agosto del 2026.

*Salvatore Cannavò già vicedirettore de Il Fatto quotidianoe direttore editoriale di Edizioni Alegre, è autore tra l’altro di Mutualismo, ritorno al futuro per la sinistra (Alegre, 2018) e Si fa presto a dire sinistra (Piemme, 2023).

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