Quale cambiamento è produrre per la guerra?

06/04/26

Immagine di quadro di Magritte ( Harper’s Bazaar )

A mio giudizio non c’è nulla di ideologico nella trasformazione della produttività nazionale ed Europea da civile agli armamenti o sistemi complessi di difesa/attacco infrastrutture comprese

E’ un cambiamento sistemico interno che modifica e credo per l’ultima razio il modo di fare affari con finanza e produzioni industriali, ma che intacca alla radice tutta la società

Come scritto in https://parolelibere.blog/2026/04/06/volkswagen-verso-il-business-della-guerra-con-le-aziende-israeliane/ ci sono progetti già oggi in atto che vanno concretamente su questa direzione che la politica, pur con accenti diversi da Dx e da SX, protegge e amplifica, avendo la possibilità sotto l’egida della EU, di dirottare quote sostanziose delle nostre tasse per finanziare il militarismo crescente ( in Germania i Verdi sostengono il governo Merz e vorrà dire qualcosa). Le guerre come quella in IRAN su scelta di Israelee USA sono solo accelleratori.

I grandi fondi e le banche, anche nostrane, stanno ragionando su questo “nuovo modo” e investendo quote importanti come descritto anche da Alessandro Volpi in alcuni documenti di sostanza economica dettagliata vedi ( https://parolelibere.blog/2026/04/03/la-bancarotta-in-pillole-n-10/ )

Risulta ormai il segreto di pulcinella, chiunque sia minimamente interessato alla socialità sa di questo percorso…gli altri sono allo stadio o a tifare Jannik Sinner davanti alla tv, felici.

Con questa breve premessa vorrei riportare la difficoltà fuori dalla logica del governo Meloni, poiché capisco D’Urso o Lollobrigida ministri certo incapaci, ma soprattutto impotenti.

Non hanno loro il controllo delle risorse e tanto meno le idee decisive (vedi ILVA di Taranto)

Provate a pensarci! Come fai, dentro un sistema che riconosce solo progetti che rendono profitto al mercato a caambiare passo improvvisamente? Poiché diversamente sarebbero ancora costi senza guadagni, dentro un bilancio miserabile e pieno di debiti, neanche si sognano di investire sulle persone o sui servizi. Anche trascinati dalla follia capitalistico finanziaria dei vari King autoeletti nel mondo, con scelte di disarticolazione dello stesso sistema finanziario in corso con dazi, limitazioni, politiche di aggressione, stracciamento di ogni regola e diritto per non parlare di colpi di stato o guerre provocate (alla faccia dei Nobel). Fanno scelte possibili obbligate, ma dentro un sistema globale non raccogli che cocci!

Solo cambiando il perno del modo di ragionare e allocare risorse forse, nel tempo, se ne verrebbe a capo..ma chi e come comincia non è ancora nato….o naviga disperso nel mare dell’opposizione fra consenso necessario e ribellione indispensabile.

Ci dovrebbe essere una gestione che mette territori e servizi ai cittadini al centro, una gestione della produzione pur privata con forme inusuali (e impossibili oggi) di cambiamento dell’intero sistema di interesse modificando regole, accordi, consuetudini, ecc.

Tocchi la sfera pubblica, ma di conseguenza anche la finanza e le banche che sono private ( e legate a fondi globali di investimento che ti uccidono piuttosto) Come convinci ad esempio CDP a maggioranza statale di controllo (ma di fatto gestita da manager bancari) che serve spostare risorse a sostegno dei cittadini piuttosto che navigare dentro le linee europee della progettualità militare del business?

Certo qui ha buon margine chi non vuole cambiare il “sistemi”, ma solo migliorarlo pian piano, però da decenni fanno questa manfrina e non pare di vedere novità, anzi peggiora.

Cambiare il senso del lavoro è davvero una impresa immane che può fare solo una gestione politica convinta, autonoma da pressioni e che abbia davvero a cuore il benessere dei cittadini che li ha votati.

La versione attuale però si rivela perdente da tempo e non offre appigli, perché non ci sono mediazioni possibili, basta guardare i programmi elettorali e poi confrontarli con la realtà di ognuno: UN ABISSO! Solo gestione di emergenza e dictat dovuti alle grandi potenze.

Oltretutto l’Italia ha ormai una netta rarefazione delle fabbriche produttive, con la preminenza di lavoro artigianale e precario e circa 6 milioni di poveri certi..

Il sindacalismo confederale che ha di fatto (assieme a questa sinistra destrorsa) cancellato da ogni lotta l’idea del salario minimo garantito poi continua nel solco della “tradizione “.

Al di là dei paroloni di Landini hanno firmato 22 contratti al di sotto dei 7/8 euro/h. Non basta, c’è anche la parte di condimento ideologico da mandare giù a forza, cioè il salario minimo sarebbe nemico della contrattazione aziendale diretta ( che ha l’unico scopo di mantenere le redini in mano al sindacato, ma con svantaggi e possibili ricatti per i lavoratori ) Ci aveva provato Conte, ma con l’opposizione di PD e sindacato, appunto, aveva desistito.

Ora ci vogliono più dentro al sistema globale e lo fanno paventando cifre enormi in possibile aiuto di spesa per contrastare le chiusure di fabbriche, ma solo se la produzione diventa militare.

Una follia trumpiana? NO, un sistema che si evolve per costruire cose che servono a distruggere le stesse cose prodotte assieme alla vita di chi le usa o le subisce.

Quasi 600 grandi aziende nazionali italiane sono diventate straniere, comprate con l’acquiescenza dei vari governi nessuno escluso. La ricerca e l’università si stanno muovendo assieme ai grandi players dell’informatica con l’I.A. per espellere ancora produzioni e intere categorie di lavoro sono spazzate via o sotto ricatto, dalla meccanica, all’editoria, alle stesse banche, ecc.

L’energia che serve a questo sistema militarista è solo fossile, poiché serve in tempi brevi e in quantità, questo giustifica che non c’è in concreto nessun progetto di energia sostenibile e meno che mai di rendere padroni gli utenti che usano energia.

Tutto l’apparato farmaceutico e sanitario si sta conformando ad un idea banale, ma reale di cura come business, non servizio, allontanando ogni senso logico e agganciandosi a guerre ipotetiche

La sicurezza sociale è “solo” quella che viene da un esercito o dal militarismo efficiente e mentre la malavita organizzata siede in consigli di amministrazione dentro a banche o grandi finanziarieo nel parlamento, lo stato non gestisce, ma diventa esso stesso azienda, mentre taglia ogni spesa sociale.

Il buon senso è stracciato come il diritto o la democrazia, la magistratura e la giustizia servono a difendere solo “questo stato delle cose” senza neppure un riguardo per chi ci lavora, uno per tutti con il definanziamento alla polizia stessa, nel tempo.

La creazione di continue emergenze serve a rincorrere questo metodo di politica, a creare diversificazioni e depistaggi per una massa che non ha più orientamento, al massimo si esprime contro, ma senza costruire futuro e l’idea di un processo di cambiamento non si sviluppa con lotte sindacali (o non solo) mentre la politica diventa una colla appiccicosa che lega le mani.

So di essere sinteticamente banale, ma non vedo formule al momento che indichino modi radicati e popolari riconosciuti, anche se, ovvio, il fuoco sotto alla cenere è ben acceso, va coltivato con uno sviluppo di pensiero e cultura che superi i vari momenti contingenti o almeno li inquadri in una forma di piano parallelo senza cadere nella retorica mediatica.

Gianni Gatti

06/04/26 Alessandria

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