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Dalila Villella 04 Aprile 2026
Gli eventi meteorologici di questi ultimi giorni hanno ormai poco di imprevedibile, meno ancor le loro conseguenze sui territori di Abruzzo, Molise e Puglia. Le piogge hanno allagato anche il ghetto di baracche di Rignano Garganico, ultimamente rinominato Torretta Antonacci, dove vivono oltre mille persone. Lo sfruttamento lavorativo e le condizioni assurde in cui sopravvivono quelle persone sono ben note, ma nessuno ha mai voluto metterle davvero in discussione. Eppure esiste da oltre vent’anni e la regione in tutto questo tempo non è stata amministrata da Orbán o Salvini. In quel ghetto, due giorni fa, Alagie Singathe si è impiccato. Aveva ventinove anni
Come scrive Italo Di Sabato in Un territorio già provato, gli eventi meteorologici di questi ultimi giorni non hanno nulla di imprevedibile così come non hanno nulla di imprevedibile le loro conseguenze. Dopo un inverno troppo secco, il terreno non può assorbire l’acqua che si riversa, causando frane, inondazioni e smottamenti. Se la natura non si può domare, è altrettanto vero che è possibile arginare gli effetti delle attività capitaloceniche, principali responsabili di questi fenomeni meteorologici avversi, e anche prevenirli con adeguate politiche ambientali. Le conseguenze dei fenomeni alluvionali degli ultimi giorni hanno messo in luce, per l’ennesima volta, il fallimento delle istituzioni che non hanno saputo prevenirli adeguatamente.
Tuttavia, gli eventi degli ultimi giorni rendono evidente che ad aver fallito non sono solo le politiche ambientali ma anche le politiche sociali, come dimostra la drammatica situazione nei ghetti del foggiano. Qui da molti anni sorgono, sotto gli occhi di tutti, incluse le istituzioni, insediamenti informali, veri e propri slum, dove vivono migliaia di braccianti stranieri, schiavi del caporalato, sfruttati nei campi agricoli. Le forti piogge degli ultimi giorni hanno causato gravi allagamenti tra le baracche di questi slum, costruite con materiali di scarto – inclusi quelli contenenti eternit – rendendo ancora più difficile l’esistenza delle donne e degli uomini invisibilizzati dalle istituzioni che vivono in questi agglomerati in assenza dei minimi servizi igienici.
Nonostante numerose siano le associazioni e i sindacato che da tempo lottano per dare dignità e riconoscimento giuridico a queste persone, le misure adottate dalle istituzioni restano insufficienti per contrastare il complesso sistema di sfruttamento in cui sono intrappolati questi lavoratori invisibili, messo in piedi da organizzazioni mafiose italiane ed estere e produttori agricoli senza scrupoli.
Alla Provincia di Foggia era stato assegnato un finanziamento da Fondi PNRR proprio per risolvere il grave problema dei ghetti sul territorio. Tuttavia, gli investimenti fatti hanno lasciato la situazione pressoché inalterata. Addirittura, una parte di questi fondi – circa 100.000 euro, secondo il sindcato USB, che dovevano essere investiti a Rignano Garganico, ultimamente rinominato Torretta Antonacci, uno dei ghetti del foggiano – dovranno essere restituiti all’Unione Europea per inutilizzo. Oggi, Torretta Antonacci è completamente isolata. L’unica strada che porta all’insediamento è completamente allagata.
Questa situazione mostra quindi il doppio fallimento delle istituzioni, nella provincia di Foggia come altrove. Da un lato, rivela l’incapacità delle istituzioni di attuare politiche ambientali volte a prevenire e limitare l’impatto di fenomeni avversi, sollevando non poche questioni morali, politiche ed ecologiche, dal momento che, come spiegano gli scienziati, questi fenomeni di emergenza climatica saranno sempre più frequenti, mettendo quindi i cittadini da nord a sud in ginocchio sempre più spesso. Dall’altro lato, questa situazione rivela un certo razzismo istituzionale, la de-umanizzazione dei migranti, la non-volontà di riconoscerli come soggetti, come umani.
Torretta Antonacci, in questi giorni, non è rimbalzata nei titoli di (alcuni) giornali solo per l’alluvione, ma anche per il suicidio di Alagie Singathe, un bracciante gambiano di ventinove anni che viveva nel ghetto da qualche anno. La sua morte è il sintomo di una politica che non funziona, una politica arrogante che non rispetta né la vita né il pianeta. Se è vero che non possiamo sapere le ragioni del suo gesto, è altrettanto vero che il contesto di forte marginalità e grave vulnerabilità sociale quale è quello dei ghetti della Capitanata, ha sicuramente avuto un ruolo determinante.
Tutto questo ci invita a riflettere sull’emergenza climatica e sull’emergenza sociale, sul nostro ruolo come collettività, così come sul ruolo delle istituzioni su cui ricadono responsabilità ben precise.
Dalila Villella, Université Grenoble-Alpes