Salario minimo garantito per tutti…ma proprio tutti

Un caro amico mi ha mandato una informazione:

in Sardegna la Tolle ha approvato il reddito minimo di salario fissato a 9 euro/h

La notizia buona evitata dalla maggioranza dei media in Italia, perché diventa un precedente “pericoloso” per chi ha in mano le leve del potere in Italia: confindustria, stato, finanziarie, ecc.

Si potrebbe obiettare che in Germania da anni hanno imposto 12,5 euro/h per “TUTTI” i lavoratori dipendenti, precari, artigiani, ecc e qui siamo ancora al gradino basso, però ha senso vedere questa novità positiva considerando la situazione attuale in Italia, come nel mondo, con guerre e lotte al coltello fra gruppi finanziari globali, importante in sé, ma certo non risolutiva.

Si può dire questo: tale iniziativa è un dato di fatto, non una opinione o un corollario da discutere, però va inquadrato in un sistema che è antagonista a qualunque riconoscimento economico alla massa della popolazione, con leggi e scelte di governi fatte solo per la solita elite di ricchi padroni “del vapore”.

Le regioni e l’autonomia di di questo stato, un modo “finto federale”, sia governate da sx sia di dx, non ce l’ha neppure in agenda e non so dire al di là di qualche amministrazione comunale più attenta che l’ha approvato, dove sia possibile ripetere questo esempio, magari con uno sforzo anche sindacale.

Qui ci sono due problemi distinti :

quello dei partiti istituzionali, compresi quelli con cui ha a che fare la Tolle del M5S, cioè con il “campo largo”, che al loro interno ha molte voci contrarie a questo riconoscimento di salario minimo e anzi sono proprio contrari. La cultura renziana che ancora si annida nel PD non fa sconti per i lavoratori e difende tuot court le imprese siano agricole, produttive o finanziarie.

con la contrarietà di molte componenti sindacali della CGIL e confederali (sempre riconducibili di massima agli stessi esponenti politici) che lo vedono come un limite alla contrattazione aziendale Per spiegare: a loro pare un limite messo alla loro forza di contrattazione che di fatto un po’ per scelta, un po’ per rapporti di forza meno consistenti del passato, un po’ per scelte ideologiche, in questo modo universale verrebbe bypassato! Ricordo che la CGIL nel tempo, ha firmato 22 contratti di categoria con un salario reale sotto i 7 euro/h e non per caso.

Dicevo della situazione in Germania, dove a tutti, ma proprio a tutti i lavoratori in forza attualmente da grandi imprese ad artigiani a precari viene applicato il minimo a 12,5 Euro/h. Qualcosa è cambiato pur nelle difficoltà nazionali e nelle scelte militariste del governo Merz fra la popolazione ancora attiva come forza-lavoro, ma è innegabile il miglioramento del reddito con relativo ricircolo monetario e di consumi derivati.

Alla luce di queste brevi note applaudo a questo tentativo, ma non mi nascondo che la strada è in salita, amplificare l’esempio sardo, sarà molto difficile.

Quindi non è certo la Tolle che ha sbagliato a fare questa norma regionale “anomala”, ma c’è un piano inclinato che ancora di più, in questo momento in cui le guerre sono diventate sistemiche e la crisi allargata a macchia d’olio al pianeta, che non permette cedimenti di sorta o concessioni per chi lavora, va già di lusso se non chiudono fabbriche e attività, mentre l’artigianato si autoalimenta con norme che prevedono condizioni generali di salario vergognoso.

Se non c’è neppure fra chi lavora una coscienza di questa realtà non avremo cambiamenti.

Inoltre siamo ormai alla rapina centralizzata del governo alle regioni stesse o ai comuni con cui si alimenta la precarietà in ogni campo, perché così il ricatto economico continua, mentre le necessità aumentano in ogni settore si ricorre alla privatizzazione come salvezza (sanità, energia, partecipate, beni comuni, welfare in generale).

Le stesse ditte che fino a ieri avevano difficoltà a campare pagando cifre minori ai propri dipendenti, adesso si trovano lanciate dentro allo stesso sistema, ma con cifre maggiorate, senza modifiche al sistema sociale, ne alle normative di gestione istituzionale, dura vedere reali modifiche se non nell’immediato, poiché stabilire una legge senza modificare il contesto di inserimento è arduo.

Chiaro che al momento è un vantaggio per chi lavora, ma quanto dura in un sistema che legalizza guerre e precariato anche con la complicità di una sinistra destrorsa per cultura ed ideologia liberista?

Infine quali possibilità di emulazione dell’esempio sardo ci sono, in un modello sociale che vede la produzione solo in termini militari e che sta affossando industrie determinanti come l’Ilva senza cambiare alcunchè nella base di massa, ne nell’ambiente, ne nelle infrastrutture esistenti?

Gatti Gianni

09/04/26 Alessandria

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