Prendo in prestito una parte di un articolo scritto da Marcello Veneziani su https://www.ariannaeditrice.it ripetto al ragazzo che ha accoltellato la prof di francese .
>Senza rendersene conto il tredicenne che ha accoltellato la sua insegnante a Bergamo, ha scritto il manifesto della nostra epoca, ha riassunto in poche battute il lato oscuro della nostra società. E che va al di là della solita questione dei social e della tecno-dipendenza. Quello che è accaduto non è un semplice fatto di cronaca, ma è un sintomo di un modo diffuso di intendere la vita. In quattro frasi, probabilmente copiate, il ragazzino sintetizza bene la sindrome che affligge il nostro tempo. Eccole, in sintesi: “Non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizia, mancanza di rispetto e banalità. Ucciderò la mia insegnante di francese. Sono unico, non imito casi precedenti. Voglio essere riconosciuto perché vado contro la norma. L’unica cosa che conta sono io, nessun altro conta, nessuna vita conta oltre la mia. E la vita è inutile se decidi di viverla come un topo. Le regole non sono cose da seguire ma da infrangere, perché devo vendicarmi”. Ecco il manifesto ideologico dell’odio o dell’io che si crede dio (che sembra poi l’estensione di quel che traduciamo in sintesi con odio). Aggiungete a tutto questo la percezione d’impunità del tredicenne: sono minore, non possono farmi niente, sono immune, esonerato dalla pena.
Proviamo a decifrare il messaggio di quelle frasi. C’è il disagio e il disprezzo della realtà e c’è la considerazione di sé come Unico, che sembra un’espressione mutuata dal pensatore dell’anarchia Max Stirner, vero teorico dell’Individuo Assoluto, senza limiti e freni. Poi traspare in quelle parole la voglia di emergere e distinguersi andando contro la norma e le regole, vendicandosi del mondo. Infine la regola regina dell’egoismo, anzi dell’egolatria presente: conto solo io e la mia vita, non gli altri e la loro vita; non voglio vivere come loro una vita da topi.
Questo non è il manifesto di un isolato, disturbato e invasato ragazzino, con una vita difficile alle spalle e la solita separazione dei genitori eletta a motivo e pretesto dei suoi comportamenti (quei genitori che sognava di uccidere, come la sua prof). Questa è la sintesi esplicita di un modo di vivere e di s-ragionare assai diffuso, frutto di una miscela ormai tristemente risaputa di solipsismo, egocentrismo ed egoismo, narcisismo patologico. “Conto solo io” è la versione più esplicita di una massima che viene citata come segno di equilibrio e di saggezza: la cosa più importante è stare bene con se stessi. Ma si può stare bene con se stessi a prescindere dal mondo, dagli altri, dalle persone a noi più vicine?<
Ecco purtroppo il giornalista rimane poi a discutere del ragazzo in questione e non va a fondo sul riflesso sociale cui accenna, come contributo determinante alla situazione psicologica del tredicenne.
Personalmente vedo questo riflesso in Trump e nel risultato moderno dell’evoluzione degli USA.
Provate a pensare al “Conto solo io” e provate a trasferirlo a questo bambino cattivo, assassino e ladro, nelle sue manifestazioni internazionali conosciute. Con la differenza che mi pare che lì sia assente, anche se condita dall’ideologia MAGA o Woke, un aspetto psicologico.
Li, negli USA si parla di potere, dominio, di miliardi pompati nelle proprie tasche giocando su borsa e criptovalute che ovvio, hanno certamente riflessi psico-comportamentali . Ce li hanno nell’allargamento disgregato degli oltre 100 milioni di poveri, nella partecipazione obbligata di migranti per non essere espulsi alle logiche imperiali e militari interne (ICE) ed esterne, nell’evoluzione della dipendenza che i governi Europei fanno crescere dalle energie fossili e da un mercato delle merci che cambia alla velocità della luce.
ECC,ECC….
Vogliamo pensare a come un ragazzino senza una famiglia “normale “che se ne occupa e una società costruita sui “valori del liberalismo”che gli mette davanti solo muri, in una scuola dove gli insegnanti vanno per lo più solo per lo stipendio, mentre non ci sono strutture di aggregazione e condivisione giovanile ( dove possono giocare o fare sport, dove fare musica o arte, ecc?). Sono impossibilitati oggettivamente a svolgere una attività sociale di ingresso alla vita, e il consumismo mercantile segna ogni azione h24, le relazioni interpersonali sono un avventura per chi inizia a vivere, fra telefono e i piccoli gruppi di bulli, gli unici che si prendono spazi, fra sentimenti ricacciati perché non c’è una gestione adulta e così pare strano sentirsi come il ragazzo descrive se stesso e poi possa anche esplodere perché tenere dentro dubbi e problematiche è fatica ?
Non è certo una giustificazione, ma il parallelo fra i due, uno ragazzino reale, l’altro bambino immaginario secondo me calza a pennello. Trump rappresenta l’altra faccia del mondo che ha creato con quel sistema economico, ambientale e culturale e persegue ancora oggi abituandoci come mai prima d’ora a vedere in diretta tv bombardamenti, distruzioni, fame , malattie senza epilogo.
Abituando i ragazzi che certo in tv si vedono gruppi di ascolto e aiuto, ma sappiamo tutti che il continuo taglio delle spese sociali ha deprivato in concreto ogni possibilità concreta nel sociale , nelle periferie delle città, nei paesi semi-abbandonati. L’umanità che sceglie armi invece che sostegni ai ragazzi non ha futuro e non perché lo dico io
Nel mezzo ci siamo noi che non abbiamo ancora deciso in quale mondo alternativo vorremmo stare, abitando in questo, consegnato all’ignavia in cui non si vede luce
Gianni Gatti
13/04/26 Alessandria