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Guido Ruotolo 12 Maggio 2026
Colpisce il silenzio della politica. E il letargo della magistratura che, dopo la scorpacciata “giustizialista” della fine del secolo scorso, sembra impacciata, incerta, ammutolita. Da due anni è in corso un “golpe interno” al Grande Oriente d’Italia (vedi qui, qui, qui e qui), la più importante associazione massonica in Italia, tanto devastante che una sua significativa componente, la “vittima” del “golpe”, si è rivolta al mondo “profano”, cioè alla giustizia civile e alla procura della Repubblica per denunciare i “brogli” elettorali e le infiltrazioni mafiose. Chiediamo sottovoce: è il caso che se ne occupi la Commissione parlamentare antimafia?
L’ultima volta che affrontò il tema delle infiltrazioni mafiose nella massoneria calabrese e siciliana, palazzo San Macuto produsse una relazione che, a rileggerla oggi, è impressionante. Anticipa tutto quello che la componente della massoneria che si è rivolta allo Stato ha denunciato dieci anni dopo.
Non sappiamo se la battaglia di Leo Taroni, candidato nel 2024 a Gran Maestro del Goi, con una lista che aveva al centro del suo programma la lotta alla mafia, alla ’ndrangheta e alla camorra (che hanno messo radici dentro la massoneria), finisca con una scissione per inagibilità dentro il Goi. Di certo, molti suoi “fratelli” sono stati cacciati, processati, condannati dalla giustizia massonica. E tanti altri hanno abbandonato il Goi.
Taroni quelle elezioni le aveva vinte, ma il grumo di interessi di potere (così ha denunciato Taroni) ha “modificato” l’esito elettorale. Nella relazione dell’Antimafia, presieduta da Rosi Bindi, il 21 dicembre 2017, si ricorda l’ipotesi da cui erano partiti i lavori della Commissione: “La massoneria quale possibile chiave, secondo alcune inchieste delle procure di Trapani e Palermo, per la composizione di interessi mafiosi, politici e i imprenditoriali, compresi quelli riconducibili a Matteo Messina Denaro”.
Ora, dieci anni dopo quella relazione, il candidato a Gran Maestro vincitore ma deposto dalla cordata del Gran Maestro uscente, Stefano Bisi, denuncia che il medico personale di Matteo Messina Denaro, il capomafia stragista per trent’anni e passa latitante, era iscritto al Goi. Il medico Alfonso Tamburello, un massone protetto dal Gran Maestro Bisi, che non lo ha messo sotto processo massonico quando Messina Denaro e lui stesso furono arrestati.
Insomma, l’Antimafia che sta indagando sulla strage Borsellino dovrebbe essere interessata ad approfondire anche questo filone d’inchiesta. Per la prima volta, nella storia della massoneria, un alto suo dirigente, che è stato sovrano Gran Commendatore (cioè il presidente, il legale rappresentante) dell’Associazione Rito Scozzese Antico e Accettato (Rsaa), Leo Taroni, ha denunciato alla magistratura italiana le infiltrazioni mafiose dentro il Goi.
Taroni si è rivolto a Roma e a Palmi. Ha esposto episodi concreti, ha fatto nomi e cognomi. In questi mesi, è stato solo per una manciata di minuti sentito dalla procura di Roma. Anche per questo è il caso che la Commissione Antimafia lo convochi.