Flotilla, Israele ha sequestrato illegalmente 12 italiani: il governo Meloni muto

Dal blog https://www.lindipendente.online

19 Maggio 2026 Dario Lucisano

Il copione è lo stesso dell’ultima volta: mentre navigavano in acque internazionali, le navi della Global Sumud Flotilla sono state intercettate dall’esercito israeliano. Questa volta, il convoglio è stato attaccato in pieno giorno, a circa 250 miglia dalle coste palestinesi. Israele ha sequestrato oltre 40 navi e più di 330 persone: tra queste ultime sono presenti almeno anche 12 italiani.

Di fronte al sequestro illegale di una dozzina dei propri concittadini, dal governo è arrivata solo una dichiarazione di Tajani, che ha affermato di avere chiesto a Israele di «tutelare» gli italiani «fermati», così «come è accaduto per l’episodio di qualche settimana fa», ossia quando gli attivisti erano stati rapiti al largo delle coste greche per venire messi in isolamento, ammanettati e presi a pugni. A esporsi è stata, piuttosto, la stampa di area governativa, con il direttore di Libero nonché ex portavoce di Meloni, Mario Sechi, che ha definito la Flotilla un gruppo di «provocatori» che «indebolisce le democrazie europee».

L’operazione israeliana di abbordaggio delle navi della GSF ha avuto inizio attorno alle 10 di ieri, 18 maggio. Il numero preciso degli attivisti sequestrati non è ancora noto: secondo il sito della GSF, sarebbero stati rapiti almeno 337 attivisti; il medesimo sito ha rilasciato i videomessaggi di SOS di alcune delle persone coinvolte, 7 dei quali italiani. Ieri mattina, tuttavia, Tajani ha affermato che sarebbero stati «fermati» 9 italiani, mentre nel pomeriggio il team legale del gruppo ha confermato ad Askannews la detenzione di almeno 12 concittadini.

Non è chiaro neanche cosa Israele intenda fare delle persone rapite: ieri, in occasione dello sciopero generale, Maria Elena Delia, portavoce del gruppo italiano, ha affermato che la marina israeliana potrebbe portarli nel porto israeliano di Ashdod, ma tale notizia non è ancora confermata. Per quanto riguarda le navi, la GSF riporta che sono state sequestrate almeno 41 imbarcazioni; se si aggiungono alle 21 intercettate durante la precedente operazione, Israele ha sequestrato o reso inutilizzabile un totale di 62 navi. Altre dieci, invece, starebbero proseguendo la rotta verso Gaza.

Il fatto che l’esercito israeliano si sia mosso in pieno giorno costituisce un inedito: nelle ultime operazioni di abbordaggio, le navi dello Stato ebraico hanno agito col favore del buio, a notte inoltrata. Nella sera tra domenica e ieri, gli attivisti avevano segnalato la presenza di imbarcazioni non identificate, ma non erano stati approcciati.

Sebbene non sia chiaro se l’Italia fosse a conoscenza dell’operazione israeliana, non è da escludersi che il ministero degli Esteri fosse stato avvisato preventivamente: durante un breve punto stampa, il ministro Tajani ha infatti affermato di stare «seguendo la vicenda da questa notte con la nostra ambasciata a Tel Aviv, con il nostro consolato e con la nostra ambasciata d’Italia a Cipro», e dunque di avere avuto contatti indiretti con Israele ore prima dell’abbordaggio.

Seppur per qualche secondo, Tajani è stato l’unico esponente del governo a parlare della questione: «Abbiamo già mandato i nostri messaggi: abbiamo chiesto che venissero comunque tutelati i nostri concittadini, e liberati il prima possibile. Pare che siano 9 gli italiani che sono stati fermati. Noi chiediamo che vengano immediatamente rilasciati», diceva ieri mattina il ministro; a oggi, a parte le «richieste» a Israele, non risulta che il ministero degli Esteri abbia attivato l’unità di crisi né che si sia mosso in altri termini.

Nel corso del punto stampa, Tajani ha chiesto che i cittadini italiani vengano tutelati «così come accaduto per l’episodio di qualche settimana fa»: il riferimento del ministro è all’abbordaggio condotto nella notte tra il 29 e il 30 aprile, quando Israele ha rapito 175 attivisti, tra cui alcuni anche italiani. La maggior parte delle persone prelevate era stata rilasciata dopo qualche ora, lasso di tempo nel quale alcuni di essi sono stati presi a calci e pugni, detenuti in isolamento e ammanettati; in una manciata di ore, alcuni degli attivisti sono ricomparsi davanti al pubblico con volti tumefatti, scapole lussate e coste incrinate.

Se da parte dell’esecutivo sono arrivate solo le brevi dichiarazioni di Tajani, a parlare più chiaramente è stato Libero, giornale di proprietà dell’imprenditore e deputato leghista Antonio Angelucci e diretto da Mario Sechi, già capo dell’ufficio stampa della Presidenza del consiglio nel 2023, sotto il governo Meloni: «Gli organizzatori della Flotilla inseguono solo il clamore, sono provocatori a caccia della provocazione, non hanno alcun aiuto umanitario per Gaza, recitano la parte delle vittime, sapendo che l’abbordaggio israeliano è scontato», scrive lo stesso Sechi nell’editoriale che oggi apre l’edizione cartacea del quotidiano, titolata “La Flotilla boicotta l’Italia”.

«Questo tragico teatrino estremista ha delle conseguenze: l’indebolimento delle democrazie europee attraverso la mobilitazione dell’odio come collante politico». A «indebolire la democrazia», insomma, è una missione umanitaria, non la sistematica e impunita violazione delle leggi internazionali da parte di Israele, Stato sotto processo per genocidio davanti alla Corte Internazionale di Giustizia e il cui leader politico pressoché indiscusso da quasi 20 anni è accusato di crimini contro l’umanità e ricercato dalla Corte Penale Internazionale (istituzione a cui l’Italia aderisce, e il cui stesso statuto prende il nome dalla capitale italiana).

Né Tajani, né lo stesso Sechi hanno infatti speso una parola per precisare che l’attacco di ieri mattina è avvenuto a circa 250 miglia nautiche dalle coste gazawi, e, dunque, in acque internazionali, dove Israele – almeno dal punto di vista teorico – non avrebbe alcuna giurisdizione; almeno due delle navi sequestrate battevano bandiera italiana e per tale motivo sarebbero piuttosto dovute essere sotto tutela legale di Roma.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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