E’ importante a mio avviso, ragionare sulle elezioni regionali in Andalusia e quindi per la Spagna dentro questa Europa. Perchè?
Tutti i media concordano a dire dei buoni risultati in generale ottenuti da Sancez che è stato l’unico leader europeo ad opporsi nettamente agli USA in piu occasioni sulla guerra e non solo. Risultati sul piano sociale (energia sostenibile, lavoro, ecc) che sono una diversità rispetto ai dati di quasi tutte le nazioni della EU, anche se ovvio, quel tipo di socialismo è molto relativo, ma i numeri dicono che ci sono vantaggi nella politica di Sancez, ma anche che non sono apprezzati da quote importanti di popolazione spagnola e anche li, riesumati dalle tombe franchiste, prendono spazio neofascisti.
Vedi articolo di https://www.remocontro.it/2026/05/19/spagna-un-paese-dal-socialismo-incompreso/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=gli-ultimi-newsletter-total-articoli-dal-nostro-blog_262
Ho già scritto sulla democrazia elettorale moderna e che impazza non solo sulla Spagna, ma dentro tutte le nazioni europee, Italia compresa e la mia tesi è che non è piu rappresentativa.
La verticizzazione delle decisioni, i centri di politica che contano davvero, hanno, anche attraverso un capovolgimento mediatico, la capacità di leggere, meglio far leggere, gli stessi dati oggettivi e soggettivi macroeconomici e politici deviando i flussi di consenso.
Aver sgomberato il campo da quello che, nell’epoca del potere finanziario-economico-militare è la rappresentanza popolare, da la percezione di essere inutili agli elettori e questo è ancora piu colpevole la parte della sinistra politica (sempre piè destrorsa).
Questo, volendo, vale per la destra che proprio allontana ogni legame con la popolazione, ma anche per questo Campo Largo che coinvolge solo per imbrigliare e recuperare consenso elettorale.
Comanda il globale, comanda il centro del parlamento, le regioni, mentre i comuni sono resi senza risorse (con qualche eccezione ) e qui prendiamo dati Italiani noti:”Nel corso del 2024 sono stati 65 i Comuni italiani a dichiarare una crisi finanziaria, di cui 31 con la procedura di riequilibrio e 34 in dissesto, rispetto ai 75 registrati nel 2023. Cinque i casi in cui si è verificata una “falsa partenza”, con tre comuni calabresi e uno campano che non sono riusciti ad approvare il Piano di riequilibrio e sono finiti in dissesto, e uno in Sicilia, dove è stata revocata in autotutela la procedura. Il dato emerge dall’ottavo Rapporto dell’Università Ca’ Foscari di Venezia sui Comuni italiani curato dal Centro Governance & Social Innovation in collaborazione con Fondazione Ifel ed edito da Castelvecchi, che sarà illustrato e discusso nel corso del Festival della Statistica, il 16 ottobre a Treviso. Quanto allo stock del debito, le procedure attivate dal 1989 (anno di istituzione del dissesto finanziario) e dal 2012 (anno di introduzione della procedura di riequilibrio) sono state 1.383 al 31 dicembre 2024, corrispondenti a 1.001 comuni. Anche quest’anno si conferma la forte connotazione territoriale, con una prevalenza del fenomeno nel Mezzogiorno – in particolare Calabria, Campania e Sicilia – mentre il numero dei piccoli comuni coinvolti prevale in valore assoluto, ma non in rapporto alla classe di popolazione di appartenenza, dove si può notare la maggiore incidenza della criticità finanziaria in quelli più grandi “.
Vuol dire in sintesi, che fra i centri decisionali di allocazione risorse o semplici progetti (compreso PNRR) non c’è nessuna istituzione fisica che discuta e riporti le ragioni dei territori. Può sembrare populista questo modo, ma è un fatto, non una opinione .
Sono stati spazzate tutte le appendici, anche solo consultive di associazioni, gruppi civici, comitati, ecc dentro al panorama politico.
Ci sono ovviamente esempi diversi, ma ininfluenti nel contesto o resi tali dall’aver tagliato risorse in modo corposo ai comuni da parte di Roma, che sono il luogo istituzionale piu di prossimità dei cittadini per limitarne i movimenti, oltre che da una forma unificata di “metodo” politico di attuare amministrazione in senso ideologico e culturalmente influenzato dal refrene “prima le imprese”.
Ogni progetto è subordinato alla necessità di rendita di profitto. Il centro dei progetti non è mai la cura o l’interesse delle persone o dell’ambiente in senso generale.
Essere diventati marginali ai cittadini, ha disabituato le persone a farsi portatori di opinioni e battersi sui territori mantenendo un rapporto istituzionale vivo e territoriale, al massimo si fa mugugno sui social.
Chi scrive è stato per 2/3 anni nella “consulta delle associazioni” ad Alessandria che ancora prima del 2015 dava questo spazio, senza aver cavato un “ragno dal buco” in termini di soddisfazione sociale e ascolto.
La riforma elettorale nazionale ultima è di Renzi e le varianti di cui si parla sui media oggi, sinistra destrorsa compresa non prevedono cambi sostanziali, anzi la partecipazione decisionale è vista come fumo negli occhi, la parola d’ordine è SEMPLIFICARE, SVELTIRE perchè le decisioni globali, le manovre finanziarie, le guerre, le conversioni produttive in armi, cui mai nessuno ha dato consenso se richiesto, spostano le priorità sugli affari.
Il massimo della proposta di sinistra sono le PRIMARIE di capibastone preselezionati.
Tutte le decisioni sociali, da tempo sono fatte dalla destra o dalla sinistra (dove ancora ha controllo), con questa logica che esula anni luce dalla necessità di confronto con le varie tesi su energia, sanità, istruzione, ricerca, trasporti, lavoro, gestione rifiuti, dissesto idrogeologico, ecc
Inutile qui fare pipponi sul disastro sociale in cui versa la popolazione oggettivamente e di come soggettivamente risenta del peso complessivo di elementi negativi.
Su ogni aspetto tematico non c’è prevenzione a priori, non c’è progetto mirato nel tempo che non sia raggiungere obiettivi di profitto ovviamente per pochi…
Uno per tutti gli enormi utili ricavati dalle grandi aziende (parastatali e non solo) dall’uso dell’energia fossile, mai trasformati in benefici economici in bolletta per utenti oppure le difficoltà di cura sanitaria, esulano dalla trasformazione privatizzata della stessa, essendo ormai affermata e vincente ovunque ed è una realtà consolidata che ci passa al tritacarne…
SE non c’è la struttura formale orizzontale e democratica, non ci sarà risposta divergente dalla continuità richiesta dai grandi investitori economici e la fotografia delle elezioni non sarà rappresentativa in nulla della volontà popolare, che non è neppure richiesta.
La dicotomia proporzionale o maggioritario posta da alcuni come cambiamento non lo sarà a mio giudizio, poichè mancano i meccanismi di attuazione e di controllo, questo è il tema. Mentre si parla di progetti sociali e programmi elettorali fatti da relatori che da decenni cercano di convincerci, poi alla prova dei fatti, non trovano riscontro nella pratica quotidiana, una truffa avvolgente e reiterata.
Gianni Gatti
Alessandria, 20/05/26