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Brais Fernandez – José Ignacio García – Martín Mosquera 19 Maggio 2026
Parla José Ignacio García, tra i fondatori di Adelante Andalucia, organizzazione anticapitalista che ha sfiorato il 10% alle elezioni del 17 maggio che hanno visto la flessione di Pp e Psoe e la vittoria della destra di Vox
Alle elezioni in Andalusia perde il Partito popolare al governo a beneficio della destra di Vox, si verifica un calo significativo del Partito socialista cui non corrisponde la tenuta della sinistra di Podemos e Sumar (in coalizione) ma l’exploit della lista anticapitalista di Adelante Andalusia. Quella che segue è un’intervista pubblicata da Jacobinlat pochi giorni prima del voto in cui l’organizzazione spiega cos’è e come lavora.
Rifondata nel 2021 sotto la guida di Teresa Rodríguez, Adelante si definisce nazionalista andalusa, anticapitalista, femminista ed ecosocialista. Riunisce organizzazioni come Anticapitalistas Andalucía, Defender e Izquierda Andalucista, insieme a un numero crescente di membri indipendenti organizzati in assemblee locali. La sua missione è tanto semplice da enunciare quanto difficile da sostenere: articolare la difesa della maggioranza lavoratrice, la sovranità andalusa e una strategia di rottura, senza diluire nessuno dei tre pilastri all’interno degli altri.
A guidare la candidatura è José Ignacio García, consulente educativo, membro di Anticapitalistas Andalucía e cofondatore di Adelante. In questa intervista, discutiamo della situazione attuale in Andalusia, del rapporto tra nazione e classe, della valutazione del ciclo iniziato con il movimento 15M e delle sfide poste dall’ascesa dell’estrema destra.
L’Andalusia appare spesso come una periferia interna dello Stato spagnolo: subordinata nella divisione territoriale del lavoro, afflitta da precarietà lavorativa, bassi salari e deterioramento dei servizi pubblici. Come descriveresti la situazione attuale in Andalusia e cosa esprime, in termini più profondi, questa posizione subordinata?
L’Andalusia è una nazione subordinata all’interno dello Stato spagnolo. Si parla di «zona di sacrificio», in cui alcuni territori dello Stato svolgono il ruolo che alcuni accademici, come Delgado Cabeza, hanno definito il «cortile di casa» dello sviluppo capitalistico. Ma l’elemento fondamentale per comprendere la configurazione territoriale dello Stato spagnolo e il ruolo dell’Andalusia è che questa non ha favorito le classi popolari di altre parti dello Stato, bensì ha rappresentato un enorme vantaggio per i vincitori del capitalismo spagnolo.
Lo Stato spagnolo è una macchina composta da due elementi complementari: la contraddizione di classe e la contraddizione territoriale-nazionale, insieme alle questioni di genere e razza. Questi due elementi hanno plasmato una serie di territori le cui economie sono fondamentalmente estrattive, fungendo ora da fonti di manodopera a basso costo, di estrazione di materie prime, di espansione di settori produttivi con enormi impatti sociali e ambientali negativi, ora da fonte di un vasto esercito di riserva di manodopera attraverso le migrazioni interne.
In diversi momenti storici, questo estrattivismo ha spostato la maggior parte delle risorse verso l’uno o l’altro di questi settori, ma il processo di espropriazione della ricchezza dalle classi lavoratrici andaluse verso le oligarchie è rimasto simile. Queste oligarchie possono provenire dall’esterno o dall’interno dell’Andalusia, ma hanno sempre un enorme interesse a mantenere la configurazione territoriale dello Stato e, in Andalusia, a continuare a svolgere il ruolo di «cortile di casa».
Questo è ciò che il movimento operaio andaluso tradizionalmente denunciava nei confronti dei grandi latifondisti, come la Casa d’Alba o il Ducato di Infantado. Oggi, in Andalusia, la terra è in mani meno numerose rispetto a mezzo secolo fa. La situazione dei lavoratori agricoli rimane molto difficile e stiamo assistendo a quella che potremmo definire l’«uberizzazione» dell’agricoltura, con l’arrivo di nuovi proprietari terrieri sotto forma di fondi di investimento e capitali stranieri. Ma ci sono altri settori in cui questo processo è chiaramente visibile nella situazione attuale. Uno di questi è il turismo. Nella divisione internazionale del lavoro, l’Andalusia è relegata a un modello turistico profondamente iniquo. Questo modello si basa su condizioni di lavoro estremamente precarie, sulla crescente concentrazione della ricchezza nelle mani di grandi catene alberghiere e su un settore dell’ospitalità sempre più concentrato e strettamente legato al mercato immobiliare. Ciò ha portato alla nascita di fenomeni come il settore degli appartamenti turistici: l’Andalusia vanta il maggior numero di questi appartamenti in Europa, e il mercato tende a essere monopolizzato da grandi proprietari terrieri e fondi di investimento.
Un altro esempio interessante è il ruolo che ci è stato assegnato nella transizione ecologica guidata dal cosiddetto capitalismo verde. In questo momento, nell’Andalusia rurale, è in corso un gravissimo conflitto perché vengono installati impianti fotovoltaici e a biogas su larga scala con un impatto ambientale devastante, che distruggono i mezzi di sussistenza di molte regioni e ricattano la popolazione, costringendola spesso a scegliere tra lavoro e salute. Hanno deciso che l’Andalusia diventerà la «batteria» dell’Europa meridionale, producendo energia per le multinazionali mentre uliveti secolari vengono distrutti. Tutto ciò accade contemporaneamente alle proteste che si svolgono nei quartieri di Siviglia, Cordova e Granada a causa dei frequenti blackout durante la calda estate.
Adelante Andalucía tenta di articolare anticapitalismo e nazionalismo andaluso all’interno di un unico progetto. In una sinistra che ha spesso oscillato tra la priorità data alle questioni sociali e a quelle nazionali, quale novità strategica introduce questa articolazione e come si immagina, in questo quadro, il rapporto tra nazione e classe? Più specificamente, come può la questione nazionale fungere da forza mediatrice per radicalizzare il conflitto sociale e promuovere una prospettiva socialista, anziché annacquarla?
Se siamo consapevoli della costruzione dello Stato spagnolo con questi due ingranaggi ben oliati della macchina, ossia le contraddizioni di classe e nazionali, e del fatto che entrambe relegano l’Andalusia a una posizione subordinata e la trasformano in zona di sacrificio, la risposta deve necessariamente sovvertire entrambe le contraddizioni. In Adelante Andalucía parliamo del legame indissolubile tra emancipazione di classe ed emancipazione nazionale. In Andalusia, questo è particolarmente evidente; è profondamente radicato nel popolo andaluso e nelle sue lotte. La bandiera verde e bianca della lotta operaia è da sempre il simbolo dell’Andalusia. È simbolica, ma non insignificante. Rappresenta lo sviluppo storico del capitalismo, le istituzioni sociali che sono state costruite e le lotte che sono state condotte, elementi che hanno plasmato l’Andalusia come nazione.
Vogliamo costruire un’organizzazione politica che rappresenti gli interessi della classe lavoratrice andalusa, della stragrande maggioranza della popolazione che soffre sotto questo sistema, riconoscendo che la contraddizione di classe attraversa l’Andalusia come nazione e che ciò implica ammettere che non tutti in Andalusia condividono gli stessi interessi. Un fondo di investimento che possiede migliaia di ettari, per quanto andalusi possano essere i suoi azionisti, non è la stessa cosa di un bracciante agricolo; così come il proprietario di una grande catena alberghiera non è la stessa cosa dei suoi dipendenti. Il nostro progetto è molto chiaro: rifiutiamo la politica interclassista.
D’altro canto, Adelante incorpora intrinsecamente una prospettiva sovranista nella nostra proposta. La lotta di classe si svolge all’interno di un contesto specifico, di una struttura nazionale e di un luogo particolare nel mondo. Non esiste in astratto. Ciò implica che la classe lavoratrice andalusa ha i suoi problemi specifici e subisce oppressione territoriale e nazionale. Pertanto, è essenziale che la risposta miri anche a sovvertire il ruolo subordinato che l’Andalusia riveste nella configurazione dello Stato. La sinistra spagnola ha spesso fallito nel comprendere la necessità di articolare una risposta sovranista da e per l’Andalusia. A volte, a questo proposito, faccio un esempio che, pur potendo sembrare esagerato, chiarisce la visione che altre correnti di sinistra hanno sempre avuto dell’Andalusia. Immaginate che in futuro si instaurasse una repubblica socialista nello Stato spagnolo, se questo processo non fosse condotto in un’ottica di sovranità andalusa, ovvero dalla prospettiva della capacità dei lavoratori andalusi di pianificare e decidere la vita nella nostra terra: alla fine ci sarebbe una compagnia energetica statale che riempirebbe le campagne andaluse di pannelli fotovoltaici.
L’identità politica che Adelante Andalucía sta forgiando deve essere definita come segue: l’andalunismo del XXI secolo deve essere anticapitalista, e l’anticapitalismo a sud di Despeñaperros deve essere andaluso. Tutto ciò senza dimenticare la sua intersezione con il femminismo e l’antirazzismo.
È proprio all’interno del femminismo che si è sviluppata per la prima volta un’innovazione affascinante, che ha illuminato il cammino da percorrere. Intorno al «femminismo andaluso» si è sviluppata, attraverso la teoria e la pratica di autrici, educatrici, collettivi e altri attori, una simbiosi che unisce il pensiero femminista alle pratiche comunitarie delle donne andaluse, alle loro lotte storiche, alla reinterpretazione delle tradizioni e ad altri elementi.
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Podemos torni a fare opposizione
Una forza sovranista andalusa si trova immediatamente ad affrontare la questione dell’internazionalismo in un contesto di crisi della globalizzazione capitalista e di escalation di guerre e militarizzazione. Come si può coniugare una strategia sovranista con una internazionalista che vada oltre la solidarietà formale e articoli la lotta sulla scena internazionale?
Questo è un punto importante. Siamo una forza sovranista in Andalusia, ma non siamo indifferenti a ciò che accade fuori dall’Andalusia, né lo consideriamo un problema secondario. Fin dalla sua nascita, Adelante Andalucía si è definita internazionalista e antimperialista. Sebbene all’interno di Adelante vi siano compagni che possono avere opinioni diverse su alcuni aspetti della politica internazionale o sull’interpretazione di certi conflitti attuali, condividiamo un forte accordo strategico. In questo senso, siamo convinti che il nostro primo compito, in linea con l’internazionalismo e l’antimperialismo, sia quello di contrastare la potenza imperialista di cui l’Andalusia fa parte, ovvero gli Stati uniti e la Nato.
Ma attenzione, in Andalusia questo non può essere separato dalla prospettiva sociale. Affrontare la questione dal basso ignorando che essa rappresenta una forma di ricatto nei confronti delle classi lavoratrici nelle regioni colpite è solo metà della battaglia. Con la stessa forza con cui dobbiamo opporci alla Nato e all’esistenza delle basi aeree di Morón e Rota, dobbiamo esigere piani per l’occupazione, un’industrializzazione sostenibile e modelli di sviluppo alternativi per queste regioni. Naturalmente, l’internazionalismo e la costruzione di movimenti di solidarietà, soprattutto con la Palestina e il Sahara Occidentale, che ha stretti legami con l’Andalusia, sono priorità politiche in questo contesto.
Vorrei aggiungere un altro aspetto che ritengo altrettanto importante. Dobbiamo integrare questa prospettiva internazionalista in tutti i nostri assi politici quando analizziamo la configurazione territoriale dello Stato spagnolo. Il nazionalismo spagnolo in Andalusia si è spesso mascherato da un presunto «andalusianesimo» che non è altro che anticatalanismo. Essi colgono un impulso reale che esiste nel popolo andaluso, un dolore che ha una base materiale nel modo in cui l’Andalusia è stata emarginata, e che viene incanalato contro un altro popolo anziché contro le élite politiche ed economiche.
L’ascesa dell’estrema destra è un fenomeno globale e la Spagna non è immune a questa tendenza. Come la interpreti? Qual è, a tuo parere, la vera minaccia? E, data la possibilità di un governo con la partecipazione di Vox , questo costringe la sinistra a ripensare le proprie tattiche o la propria strategia?
Esiste una minaccia reale, e qualsiasi forza politica di sinistra che tenti di ignorarla o minimizzarne la pericolosità si sbaglia. Il peggio non è mai il meglio. Inoltre, ho la sensazione che alcuni a sinistra prevedano che Vox, una volta al governo, subirà la stessa sorte delle forze a sinistra del Psoe quando occuparono i ministeri: rimanere elementi esterni al vero e proprio «stato profondo», senza la capacità di attuare trasformazioni sociali, oppure finire per essere cooptati dal progressismo più liberal-socialista.
Purtroppo, credo che con Vox non sarebbe così. Perché Vox non è un elemento esterno allo stato capitalista o alla classe che ha sempre detenuto il potere. Al contrario, Vox è la progenie e l’erede di tutto ciò, e questo è radicato nel suo stesso DNA. Vox non è separato dai vertici delle forze di sicurezza statali, dalla gerarchia giudiziaria, dai settori dominanti dello stato o dalle principali potenze economiche. Ne fa parte, e il suo ingresso nel governo non sarebbe un elemento esterno in lotta contro tutto ciò, ma piuttosto il suo complemento perfetto. Pertanto, non sottovaluto in alcun modo il pericolo rappresentato da Vox. Ed è anche per questo che non ritengo utile la strategia di creare un cordone sanitario in alleanza con altri partiti di destra, che pone Vox come elemento esterno alla democrazia liberale, perché penso che dimostri una mancanza di comprensione della vera natura di tale pericolo.
Qualcuno potrebbe quindi chiedersi perché, se siamo così preoccupati dalla minaccia dell’estrema destra, non perseguiamo una strategia di unità elettorale con altre forze di sinistra. È una domanda legittima che richiede una spiegazione. Dobbiamo valutare la situazione politica per formulare la nostra strategia. È proprio in questo contesto che crediamo che l’estrema destra in Spagna stia guadagnando terreno, tra l’altro, grazie all’enorme malcontento popolare e alla delusione nei confronti di una sinistra che, in generale, dopo quasi otto anni al governo, non è riuscita ad attuare riforme profonde che migliorerebbero la situazione delle classi lavoratrici di fronte ai problemi principali. All’interno della sinistra, intesa nel suo senso più ampio, si sta verificando un’enorme crisi di credibilità: sembra un gruppo che promette molto e mantiene ben poco. Questo sta alimentando lo spostamento a destra delle classi lavoratrici.
Riteniamo che il modo più efficace per arginare l’emorragia di giovani e lavoratori che si avvicinano al discorso di estrema destra sia proprio quello di proporre un’alternativa che metta in discussione lo status quo , ma da sinistra. Il modo migliore per combattere l’estrema destra è attraverso l’emergere di forze come Adelante Andalucía, che propongono una sfida a uno status quo ingiusto e lo fanno partendo da un’identità come quella dell’Andalusia, che funge da rifugio in tempi di incertezza neoliberale e di scomparsa delle grandi comunità del XX secolo.
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Da dove viene la rottura di Podemos
Eoghan Gilmartin – Antonio Maestre
Ripensando al ciclo iniziato con il movimento 15M , l’ascesa di Podemos, le alleanze municipaliste e la sinistra indipendentista, sembra chiaro che questa sequenza abbia fatto il suo corso. Quale valutazione strategica fai di questo ciclo? Quali sono stati i suoi principali successi, i suoi limiti e le sue speranze?
Abbiamo imparato da quel ciclo. La prima cosa da capire è che quel ciclo è finito. Dal mio punto di vista, si è concluso con l’ingresso di Podemos nel governo del Psoe alla fine del 2019. Quel momento segna la fine del ciclo. Noi di Adelante Andalucía siamo convinti di non considerarci un epilogo di quel ciclo, ma qualcosa di nuovo. Abbiamo imparato da quell’esperienza, con successi e fallimenti, e dal 2021, con la rifondazione di Adelante, ci siamo costruiti un progetto politico completamente distinto dal passato.
Credo che il ciclo abbia avuto l’enorme pregio di riuscire a coinvolgere molte persone nella politica in senso democratico, il che è stato molto positivo. Tuttavia, i meccanismi necessari per impedire che questo potenziale venisse assorbito dal liberalismo sociale, o reso impotente, non sono stati creati o non sono stati creati. Forse l’errore, tra gli altri, è stato quello di basare tutto sull’«illusione». Credo che i tempi siano stati interpretati male e che l’avversario sia stato sottovalutato. Si pensava addirittura che sarebbe stata una battaglia rapida, con una vittoria immediata, e che dipendesse dall’astuzia di individui molto intelligenti e abili (molto neoliberista, in effetti). E partiti e organizzazioni sono nati proprio per questa concezione della politica.
E quando quel rapido successo non si è concretizzato, la frustrazione collettiva e personale ha portato a conseguenze come l’integrazione nel blocco dominato dal Psoe, o la disaffezione nei confronti della politica.
C’è un altro elemento importante. Non credo che l’estrazione sociale dei leader nelle organizzazioni sia una questione di poco conto. È fondamentale che i rappresentanti politici vivano come coloro che rappresentano, un principio che la sinistra ha abbandonato, tra l’altro, e a cui Adelante si attiene rigorosamente.
Di fronte alla fine di questo ciclo e all’ascesa della destra, la questione fondamentale torna a essere come ricostruire una forza popolare con radici reali. Che tipo di sinistra è necessaria oggi per riconnettersi con la maggioranza dei lavoratori? Come immagina questa ricomposizione?
Queste cose non si dichiarano, si costruiscono. In altre parole, non si dicono, si fanno. Detto questo, cercherò di spiegare alcune caratteristiche della sinistra che stiamo cercando di costruire in Adelante Andalucía.
Per arginare la deriva dei lavoratori e lavoratrici verso l’estrema destra, abbiamo bisogno di una sinistra che sfidi il sistema e lo status quo attuale . A tal fine, è fondamentale l’indipendenza dal blocco dominato dal Psoe, così come il mantenimento di una posizione di netta distinzione qualitativa rispetto a tale blocco. Dobbiamo però evitare di cadere nel settarismo. Sappiamo che sono nostri avversari e che fanno parte del regime contro cui lottiamo. Siamo disposti a raggiungere accordi specifici che migliorino gli equilibri di potere a favore dei lavoratori, a promuovere politiche di fronte unito quando necessario e a colpire insieme la destra attraverso la mobilitazione sociale. Ma non abbandoneremo il nostro programma né la nostra strategia, che è chiaramente distinta.
È proprio questa indipendenza e fermezza nei nostri obiettivi che ci dà molta più fiducia nel raggiungere accordi su certe questioni che non cedono terreno alla destra o all’estrema destra. Siamo disposti a governare, ma per attuare il nostro programma e trasformare l’Andalusia a favore della classe lavoratrice, non per entrare in governi dominati dal PSOE, trasformando la governance in uno strumento al servizio del capitale e generando così più frustrazione che altro. Esistono già diversi esempi storici di questo errore strategico.
D’altro canto, abbiamo bisogno di una sinistra che recuperi le migliori tradizioni dei partiti militanti. Non si può ripetere l’errore di costruire organizzazioni che erano praticamente solo piccole macchine di comunicazione. Dobbiamo costruire partiti: qualcosa di molto più complesso e impegnativo, ma che promuova una cultura militante basata sulla partecipazione, la perseveranza, una visione a lungo termine, il pluralismo, il dibattito e la democrazia. Il nostro modello non è un grande gruppo Telegram.
C’è un altro aspetto a cui pensiamo molto: se stiamo costruendo un’organizzazione per la classe lavoratrice andalusa, dobbiamo in qualche modo integrarci, farne parte e non apparire come degli estranei. Questo richiede anche una riflessione critica, complessa e non convenzionale su tradizioni, feste e pratiche comunitarie. Il partito non è la classe, non la sostituisce, ma è parte della classe, se ne nutre, con tutte le contraddizioni, le eterodossie e le complessità che caratterizzano il nostro popolo.
*José Ignacio García è cofondatore di Adelante Andalucia. Brais Fernándezfa parte del comitato editoriale di Viento Sur. Martín Mosquera è direttore di JacobinLat. La traduzione è a cura della redazione.
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