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19 Maggio 2026 Stefano Baudino
Una vera e propria organizzazione transnazionale che, dietro il pagamento di somme comprese tra gli 8.500 e i 13 mila euro per ogni persona, prometteva visti d’ingresso in Italia attraverso il sistema dei “Decreti Flussi”, costringendo poi i lavoratori agricoli a turni massacranti e a condizioni di vita degradanti. È quanto emerso da un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Potenza, che ha portato all’esecuzione di dodici misure cautelari nei confronti di cittadini italiani e di nazionalità indiana, accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, intermediazione illecita e sfruttamento lavorativo. Gli investigatori hanno parlato senza mezzi termini di «moderna schiavitù».
L’inchiesta è stata avviata nell’estate di tre anni fa dai carabinieri del comando provinciale di Potenza e da quelli per la Tutela del lavoro di Napoli. Le indagini, in particolare, presero le mosse da un controllo in un’azienda agricola di Grumento Nova, nel Potentino. In quella circostanza venne accertato l’impiego di numerosi extracomunitari in condizioni di grave sfruttamento. I militari non si limitarono a contestare sanzioni amministrative, ma fornirono alla magistratura i primi elementi per ipotizzare un fenomeno ben più radicato, con ramificazioni di portata internazionale.
Le successive indagini hanno disegnato il modus operandi della rete: intermediari in India selezionavano giovani vulnerabili, spesso già indebitati con le famiglie, e li inducevano a versare le ingenti somme richieste. Una volta arrivati in Italia, i braccianti venivano «privati della libertà personale» e fatti lavorare in allevamenti e raccolta di ortaggi con «turni estenuanti», spesso oltre le dodici ore giornaliere, ricevendo paghe irrisorie. L’operazione ha smantellato un sistema che, secondo gli investigatori, aveva trasformato uno strumento pensato per regolare l’ingresso legale dei lavoratori in un meccanismo di reclutamento forzato e spietato. Le dodici misure cautelari – due custodie in carcere, cinque arresti domiciliari e cinque obblighi o divieti di dimora – sono state eseguite all’alba di lunedì 18 maggio nelle province di Potenza, Matera, Salerno, Piacenza e Lecco.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti impegnati nell’inchiesta, l’organizzazione gestiva decine di pratiche migratorie contemporaneamente, sfruttando illegalmente le disposizioni dei “Decreti Flussi” – lo strumento normativo destinato a regolare l’immigrazione per motivi di lavoro – e coordinando i tempi di ingresso con le esigenze stagionali di datori di lavoro complici. Le aziende agricole «compiacenti» presentavano domande di assunzione per lavoratori stagionali dietro compensi illeciti stimati tra i 3.500 e i 4.000 euro per ogni singola pratica. La soggezione delle vittime, hanno evidenziato gli investigatori, non era soltanto fisica: le persone venivano alloggiate in strutture definite «fatiscenti e spesso prive di servizi essenziali», ma soprattutto vivevano una prigionia «economica e psicologica», alimentata dal «timore di non poter onorare il debito contratto con l’organizzazione» e dalla minaccia di perdere il permesso di soggiorno. Nel corso della conferenza stampa, il procuratore della Dda di Potenza, Camillo Falvo, ha rivolto un appello sia alle vittime sia ad altri imprenditori agricoli, invitando a «denunciare» ogni forma di abuso.

Stefano Baudino
Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.