Guerra dei droni: i costosi Reaper Usa decimati

Dal blog https://www.remocontro.it/

20 Maggio 2026 Ennio Remondino

Il micidiale ma costosissimo ‘MQ-9 Reaper’ dell’USAF ridotto a circa 135 velivoli a causa delle perdite subite in Iran, che hanno decimato l’UAS armato più utilizzato dall’USAF.  ’56 linee di combattimento in tutto il mondo’ con l’USAF che sta cercando di rimpiazzare le perdite e creare un velivolo più economico e facilmente sostituibile. I tagli del Pentagono sull’Europa.

56 ‘linee di combattimento’ per controllare il mondo

«Le 56 orbite di intelligence, sorveglianza e ricognizione che l’USAF mantiene 24 ore su 24 per i suoi comandi operativi in ​​tutto il mondo». E l’azzardo militare nel Golfo Persico che lascia la flotta attuale con circa 54 aerei in meno rispetto al necessario, pur rimanendo molto richiesta in altri comandi operativi, lamenta il generale. «L’USAF sta collaborando con il Dipartimento della Difesa per finanziare il programma di riacquisto entro la fine dell’anno fiscale», ha aggiunto.

Reaper troppo costoso

E il generale responsabile militare per il futuro dell’Aeronautica Militare annuncia un successore al Reaper, per il tipo di spazio aereo conteso che ha portato alle perdite nell’«Epic Fury», la poco epica e sfortunata guerra all’Iran. «Un MQ-9 attuale con un pacchetto completo di sensori può arrivare a costare fino a 50 milioni di dollari a esemplare», ha detto. Un successore modulare consentirebbe all’Aeronautica Militare di rimuovere i pacchetti di fascia alta per operare in ambienti ad alto rischio, riducendo il prezzo a un livello tale da rendere la perdita di uno o più velivoli operativamente e finanziariamente sostenibile.

Nuovi ‘droni ​​sacrificabili’

«Velivoli ISR ​​aviotrasportati a basso costo, di rapida messa in servizio e di rapido dispiegamento, per aumentare la flessibilità e la capacità di impiego delle missioni».  Il nuovo velivolo UAS sarà più piccolo e semplice dell’MQ-9, sacrificherà la sofisticata serie di sensori e il lungo raggio d’azione del Reaper in favore di costi, velocità di messa in servizio. Meno Cia e più parte militare. L’MQ-9 è stato il drone di punta dell’USAF (e della CIA) per le missioni di sorveglianza e attacco nel Comando Centrale degli Stati Uniti per quasi due decenni, ma il velivolo è stato progettato per i cieli senza concorrenza dell’era post-11 settembre.

Le perdite subite durante l’Operazione Epic Fury hanno messo in luce la vulnerabilità che i pianificatori dell’USAF conoscevano da tempo, ma che non sono mai stati costretti a correggere.

Massimo Nava e i ‘dettagli grotteschi’

«Il grande gioco della guerra moderna ha aspetti sempre più tragici, ma offre anche risvolti grotteschi, paradossali, per non dire ridicoli se il rispetto per le vittime imponesse di non usare l’aggettivo». Lanci e rilancio tra Russia e Ucraina di ondate di droni che costano poco e se ne producono a migliaia in poco tempo. «I due nemici perfezionano una strategia che mira a distruggere reciprocamente i centri di produzione di quest’arma letale e In questo senso si può appunto parlare di tragico e grottesco gioco dell’oca: al lancio di migliaia di micidiali strumenti di guerra moderna, corrisponde la necessità di produrne rapidamente altrettanti e di assicurare forniture esterne in caso di blocco o distruzione delle fabbriche che li sfornano a getto continuo».

Unione europea in guerra

«Intanto, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato altri 6 miliardi all’Ucraina nuovi droni. Come riporta il sito di intelligence militare «Armes», in aprile l’Ucraina ha preso di mira vari impianti di produzione in territorio russo. A inizio maggio, la Russia ha rivendicato sei attacchi con droni contro impianti di assemblaggio e lancio di droni d’attacco dell’Ucraina, le cui capacità produttive e tecnologiche sono notevolmente aumentate negli anni di guerra. Mentre la Russia, almeno a parole, minaccia di colpire o meglio sabotare i numerosi centri di produzione e componenti anche in Europa e Regno Unito. Diversi Paesi europei, compresa l’Italia, stanno moltiplicando gli sforzi in questo campo che ormai costituisce il futuro della guerra. Sempre meno caduti in divisa e sempre più vittime civili».

Facili da produrre ma non molto precisi

L’esperienza ucraina ha rivoluzionato il modo di condurre una guerra e cambiato i piani di produzione militare in tutto il mondo. Con molti problemi ancora da risolvere. Benché telecomandati su obiettivi selezionati, «non sempre i droni… rispettano le consegne». Grave il caso dei droni ucraini destinati a colpire la Russia e finiti invece nel Baltico in territorio lettone. Vicenda che ha portato alle dimissioni della prima ministra Evika Silina. La Silina ha visto crollare la sua maggioranza, dopo che il Partito Progressista ha fortemente protestato per la destituzione del ministro della Difesa, Andris Spruds, accusato di non aver dispiegato il sistema di difesa antidroni lettone.

I droni di chi e contro chi

Già nel primo anno di guerra, la Russia ha impiegato droni acquistati dall’Iran, paese all’avanguardia in questo tipo di tecnologia. Gli Shahed iraniani sono stati impiegati da gruppi sostenuti da Teheran. Successivamente, la Russia ha avviato una produzione su licenza iraniana. A sua volta l’Ucraina ha sviluppato un sofisticato sistema di veicoli leggeri capaci di intercettare e colpire droni a bassa quota. Inoltre Kiev è all’avanguardia nei sistemi che consentono di deviare le rotte dei droni nemici. Anche se in qualche caso la «deviazione» può avere conseguenze indesiderate. Il valore della produzione ucraina è passato da un miliardo di dollari nel 2002 a 35 miliardi nel 2025.

‘I droni le nuove armi nucleari’

Il New York Times cita il ministro Fodorov della Difesa di Kiev: «Le armi autonome sono le nuove armi nucleari. I Paesi che le possiedono saranno protetti». E Massimo Nava ci illumina: «Fedorov, che proviene dal mondo della pubblicità digitale, è il referente dell’Ucraina per la Silicon Valley, promuovendo la guerra come banco di prova per le tecnologie di difesa. Sta collaborando con Alex Karp, amministratore della società di analisi dei dati Palantir per integrare l’intelligenza artificiale nell’esercito ucraino. Fedorov ha anche incontrato Eric Schmidt, ex amministratore delegato di Google che ha fondato un fondo di venture capital, D3, incentrato sullo sviluppo di armi in Ucraina».

Tags:DroniReaper Usa

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