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26 Maggio 2026 Stefano Baudino
In seguito al netto insuccesso del referendum sulla separazione delle carriere, il governo trova un parziale sollievo nei risultati delle elezioni comunali. Il centrodestra conquista a sorpresa Venezia al primo turno e strappa Reggio Calabria al centrosinistra con un margine schiacciante.
Il centro-sinistra rimane competitivo in altri centri, mentre si registra la netta vittoria di Vincenzo De Luca a Salerno, con corsa solitaria senza il simbolo del Partito democratico. Resta però difficile leggere in questi voti un chiaro segnale nazionale, dato il peso determinante delle dinamiche locali, delle liste civiche e delle alleanze atipiche.
Ciò che emerge, comunque, è una generale tenuta del centrodestra, che consente ai suoi rappresentanti di rivendicare il risultato.
A Venezia, unico capoluogo di regione al voto, il candidato del centrodestra Simone Venturini ha superato ogni previsione: tre sondaggi tra aprile e maggio davano in vantaggio lo sfidante del centrosinistra Andrea Martella, ma il 38enne espressione dell’area Brugnaro ha invece raccolto il 51% dei voti, staccando Martella di dodici punti ed evitando così il ballottaggio.
Per il campo largo la sconfitta è doppiamente amara, perché la città lagunare era considerata un obiettivo alla portata. A Reggio Calabria il successo è stato ancora più netto: Francesco Cannizzaro, sostenuto dalla coalizione di centrodestra, ha sfiorato il 66% delle preferenze, lasciando il principale avversario Domenico Battaglia al 22%, e chiudendo un ciclo di oltre undici anni di amministrazione guidata da Giuseppe Falcomatà.
Il centrosinistra, dal canto suo, può consolarsi con Prato – dove Matteo Biffoni è tornato sindaco dopo un anno di commissariamento – e con Pistoia, strappata al centrodestra. Si tratta però di vittorie che non riescono a compensare le perdite nei due capoluoghi più importanti in palio. A Salerno, poi, il quadro è ancora differente: Vincenzo De Luca ha vinto per la quinta volta con il 58%, ma correndo senza il simbolo del PD e appoggiandosi a liste civiche, presentandosi come una sorta di candidato “fuori dagli schieramenti” (che, però, resta nell’area progressista).
E a Messina, altro caso anomalo, è stato rieletto Federico Basile, candidato di Sud chiama Nord (il movimento di Cateno De Luca), una forza che non appartiene né al centrodestra né al centrosinistra tradizionali.
Proprio su tale spaccato si gioca la difficoltà nel leggere le amministrative in chiave nazionale. Mentre i giornali mainstream cercano in queste ore di trarre conclusioni generali e definitive, occorre ricordare come il voto locale sia per sua natura segnato da questioni territoriali, dall’influenza delle singole personalità, dalla forza di liste civiche che spesso superano i partiti e da alleanze costruite sui territori che poco hanno a che vedere con quelle nazionali.
A ogni modo, il centrodestra ha tenuto: oltre a vincere a Venezia e Reggio, infatti, ha trionfato a Crotone, mostrandosi in forze in molti dei 18 capoluoghi al voto. I ballottaggi del 7 e 8 giugno (Arezzo, Lecco, Chieti, Macerata, Trani, Agrigento) potrebbero comunque ridisegnare ancora qualche equilibrio.
Infine, c’è il caso Vigevano, diventato uno dei temi più discussi del dopo voto.
Nella città lombarda, storica roccaforte della Lega, il risultato ottenuto da Furio Suvilla ha acceso il dibattito sul cosiddetto “fattore Vannacci”. Suvilla, ex esponente del Carroccio sostenuto dalla lista civica “Vigevano Futura”, vicina all’area politica di Roberto Vannacci, ha sfiorato il 14 per cento, un dato molto più alto rispetto a quello raccolto nelle precedenti amministrative.
Durante la campagna elettorale l’eurodeputato aveva partecipato personalmente a iniziative e comizi in città, puntando soprattutto sui temi della sicurezza e dell’identità. Il voto però va letto dentro una situazione locale molto particolare.
A Vigevano il centrodestra si è presentato diviso: Forza Italia ha sostenuto Paolo Previde Massara, mentre Lega e Fratelli d’Italia hanno appoggiato Riccardo Ghia. Proprio questa frammentazione ha favorito la crescita della lista legata a Suvilla e ha contribuito all’esclusione dal ballottaggio del candidato sostenuto ufficialmente da Lega e FdI.

Stefano Baudino
Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.