A Gaza due sorelle trasformano le macerie della guerra in materiali da costruzione

Dal blog https://www.lindipendente.online

27 Maggio 2026 Gloria Ferrari

Tra accampamenti temporanei, edifici distrutti e milioni di tonnellate di detriti che oggi occupano il posto di interi quartieri, da Gaza arriva una storia che parla di ricostruzione nel senso più concreto del termine. Due sorelle adolescenti hanno ideato un sistema per trasformare le macerie degli edifici colpiti in mattoni riutilizzabili, con l’idea di creare nuovi materiali partendo da quello che la guerra ha lasciato dietro di sé. In un territorio dove reperire risorse per ricostruire è sempre più difficile e i tempi della ripresa restano incerti, il progetto prova a dare una funzione nuova a quello che oggi rappresenta soprattutto distruzione. 

Tala Mousa, 17 anni, e Farah Mousa, 15, oggi vivono in una tenda. La loro casa è stata distrutta durante la guerra e, come molte famiglie di Gaza, hanno dovuto abituarsi a una quotidianità fatta di spostamenti forzati e quartieri ridotti in macerie. Proprio quei detriti, per mesi il segno più evidente della perdita, hanno iniziato ad assumere per loro un significato nuovo, un materiale da cui provare a ripartire, da cui ricostruire

Ne è nato Build Hope – Palestine, un progetto che punta a dare una seconda vita alle macerie. Il processo parte dal recupero dei detriti, che vengono frantumati e setacciati per separare il materiale ancora utilizzabile. La parte selezionata viene poi mescolata con elementi facilmente reperibili sul territorio, come argilla, cenere e polvere di vetro, fino a ottenere blocchi leggeri e modellabili. Sono pensati per usi non portanti, quindi non per sostenere edifici multipiano, ma per realizzare divisori, pavimentazioni, aiuole, sistemazioni temporanee e piccoli interventi di recupero urbano. L’idea ha inoltre portato le due sorelle a vincere il premio regionale per il Medio Oriente di The Earth Prize, competizione internazionale dedicata ai giovani che sviluppano soluzioni ambientali. Il premio prevede un finanziamento di 12.500 dollari che le due sorelle vogliono utilizzare per organizzare laboratori e insegnare il metodo ad altri ragazzi del territorio, con l’idea di costruire una piccola rete locale capace di contribuire, almeno in parte, alla ricostruzione delle comunità in cui vivono.

Le ragazze hanno iniziato a testare il materiale vicino alla loro tenda, utilizzandolo anche per stabilizzare strutture leggere e verificarne il comportamento in condizioni reali. L’obiettivo non è sostituire l’industria delle costruzioni, ma mettere a disposizione una soluzione semplice e replicabile in un contesto in cui reperire materiali è diventato difficile e costoso. Secondo le stime delle Nazioni Unite e della Banca Mondiale, la guerra ha prodotto a Gaza decine di milioni di tonnellate di macerie e danni economici per decine di miliardi di dollari. Gran parte delle abitazioni, insieme a scuole, ospedali e infrastrutture essenziali, è stata danneggiata o distrutta. Solo liberare le strade dai detriti potrebbe richiedere anni. Le macerie occupano infatti spazio e rallentano il ritorno alla quotidianità, e provare a riutilizzarle significa trasformare almeno una parte di quello che oggi racconta una perdita in una risorsa da cui ripartire.

Avatar photo

Gloria Ferrari

Laureata in Culture e Letterature del mondo moderno a Torino. Scrive di diritti umani e ambiente per diverse testate giornalistiche italiane. Collabora con L’Indipendente dal 2021.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.