dal blog https://pagineesteri.it
Marco Santopadre 03/06/2026
Dopo le proteste contro lo scempio ambientale, la magistratura anticorruzione apre un’indagine sul progetto turistico di Jared Kushner
Probabilmente Jared Kushner, il miliardario genero di Donald Trump, pensava di essere accolto in Albania come un benefattore. Sua moglie, Ivanka Trump, aveva descritto con queste parole, in un video, il progetto di resort di lusso che il marito progetta di costruire sulla costa del paese mediterraneo: «sono cinque miglia di spiaggia, con la laguna da una parte e l’oceano (!) dall’altra».
Il problema è che il villaggio turistico per ricchi dovrebbe sorgere a Zvërnec, nel distretto di Valona, su una porzione protetta di territorio, il che ha mandato su tutte le furie migliaia di albanesi che nei giorni scorsi hanno cominciato a scendere in piazza per impedire lo scempio.
Erano state le associazioni ambientaliste, nelle scorse settimane, a denunciare che il progetto prevede un massiccio intervento sull’isola disabitata di Sazan e su centinaia di ettari dell’area protetta di Vjosa-Narta, che ospita fenicotteri e foche e nella quale nidificano le tartarughe marine. Il complesso turistico di lusso prevede la costruzione di una serie di edifici per un totale di stanze compreso tra sei e diecimila.
Domenica migliaia di persone sono partite in corteo dalla sede principale della polizia di Tirana sfilando fino a quella del Ministero dell’Interno. Il giorno prima centinaia di persone hanno manifestato fuori dal cantiere già avviato, assaltando le recinzioni sormontate da filo spinato e rimuovendole in diversi punti. Neanche la reazione violenta dei vigilantes privati assunti dall’azienda ha spaventato i manifestanti, visibilmente arrabbiati, che sono penetrati all’interno dell’area recintata.
Alcune guardie di sicurezza hanno aggredito e picchiato i manifestanti, trascinandone uno per diversi metri, mentre chi protestava lanciava pietre e slogan contro l’abuso ambientale, l’arroganza dei miliardari americani e la complicità del governo socialista albanese. Alla fine una quindicina di persone sono state fermate e denunciate dalla polizia.
Lunedì un migliaio di persone ha di nuovo protestato nella capitale, concentrandosi davanti al Ministero dell’Interno e sfilando in corteo fino alla residenza ufficiale del capo del governo. Al grido di «La nostra patria non è in vendita», i manifestanti hanno chiesto l’immediato congelamento del cantiere e le dimissioni del primo ministro Edi Rama, che appoggia lo scempio promettendo di trasformare l’Albania in una destinazione turistica di primo livello.
Di fronte alle probabilmente inaspettate proteste, che hanno avuto grande eco sia negli Stati Uniti sia nel resto d’Europa, l’impresa di Kushner – la Affinity Partners – ha utilizzato i classici argomenti di giustificazione della speculazione turistica: «l’investimento supererà i 4 miliardi di euro, contribuendo ad aumentare il Pil albanese del 3-4% nei prossimi anni»,
Ma le manifestazioni hanno costretto le autorità, compiacenti, a puntare ufficialmente i riflettori sul progetto speculativo. Intanto sono state revocate le licenze a due imprese di sicurezza privata per gli abusi dei vigilantes contro i manifestanti, e uno di questi ultimi è stato arrestato. Il capo della polizia locale è stato inoltre rimoso dal suo incarico.

Le proteste sono servite a convincere la Spak, la procura speciale anticorruzione albanese, a interessarsi del progetto, avviando un’indagine sulle modifiche apportate nel 2024 ai criteri di protezione dell’area marina per permettere la realizzazione della lottizzazione turistica.
Anche Edi Rama, che in un’intervista al giornale americano Politico aveva recentemente confermato l’accordo con Kushner (che opera come inviato speciale della Casa Bianca in teatri di crisi come Gaza, Iran e Ucraina, con una micidiale commistione tra politica e affari) per portare a termine velocemente il megaprogetto speculativo, ha cercato di smarcarsi.
Lunedì il primo ministro, grande alleato di Giorgia Meloni, è intervenuto al parlamento di Tirana spiegando che il resort di lusso non coinvolge la riserva naturale protetta e che comunque il progetto definitivo deve essere ancora presentato dalla Affinity Partners, un’azienda finanziata in gran parte da capitale saudita. È noto però che già all’inizio di maggio le ruspe hanno iniziato ad abbattere la pineta nella zona protetta di Vjosa-Narta, per aprire nuove strade di accesso all’area, nel frattempo interdetta dalle recinzioni.
È stato proprio l’inizio dei lavori, nonostante l’assenza di una valutazione di impatto ambientale del progetto e di un’approvazione definitiva, a scatenare a maggio le prime proteste delle organizzazioni ambientaliste.
Ora gli investitori temono che le proteste facciano saltare l’affare, come è già avvenuto a Belgrado, dove il genero del presidente degli Stati Uniti ha dovuto rinunciare a costruire una “Trump Tower” dopo che le proteste popolari hanno “attivato” la magistratura. I giudici serbi hanno ipotizzato che l’approvazione della legge che aveva autorizzato la trasformazione in un albergo di lusso dell’ex quartier generale dell’esercito jugoslavo – divenuto un simbolo dopo i bombardamenti della Nato del 1999 – sia stata ottenuta dall’impresa di Kushner corrompendo un certo numero di responsabili politici. – Pagine Esteri

* Marco Santopadre, giornalista e saggista, si occupa di geopolitica e movimenti sociali. Scrive anche di Spagna e movimenti di liberazione nazionale. Collabora con Pagine Esteri, il Manifesto, Terzo Giornale, El Salto Diario e Berria