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Gianluca Riccio 13 Giugno 2026
Una batteria che è un silos di pietra ollare ha riscaldato un comune finlandese per un anno intero. Senza una singola interruzione.
“E come scaldi la sabbia a 600 gradi, con le scoregge dei cinquemila abitanti?”. Il commento, parafrasato per pudore, è uno dei tanti arrivati un anno fa sui commenti Facebook dagli scienziati pret-a-porter, quando raccontammo l’avvio della batteria di sabbia più grande del mondo. Era giugno 2025.
Adesso è giugno 2026, l’impianto di Pornainen ha chiuso il primo anno di esercizio e Polar Night Energy ha pubblicato i numeri. Inutile girarci intorno: hanno tenuto. Il gasolio per il riscaldamento è scomparso, le emissioni sono scese del 70%, il teleriscaldamento non si è mai fermato.
Conviene tornarci sopra con calma, perché la storia che esce dai dati è meno semplice, un po’ più interessante di “ha funzionato, tiè”.
Cosa ha fatto davvero la batteria di sabbia di Pornainen
Per chi si fosse perso la notizia l’anno scorso: la batteria di sabbia è un silos, è alto tredici metri e largo quindici, contiene duemila tonnellate di pietra ollare frantumata, e sta a un’ora d’auto a est di Helsinki. Dentro, una rete di tubazioni: ci passa l’energia in eccesso dalle rinnovabili, che porta la pietra a circa 600 gradi. (“e come la riscaldano, gne gne”). Quando serve calore, il sistema lo rilascia sotto forma di acqua bollente, vapore o aria calda, e lo manda nella rete di teleriscaldamento del comune. Non c’è niente, niente di magico: solo capacità termica e isolamento, e fisica sui livelli del liceo, ma applicata su larga scala industriale.
I dati del primo anno li ha comunicati Loviisan Lämpö, l’azienda municipale che gestisce l’impianto, insieme a Polar Night Energy. Sono soddisfatti, e si capisce perché.
Le cifre di Pornainen, anno uno
Operatore: Loviisan Lämpö, in collaborazione con Polar Night Energy. Avvio: giugno 2025. Dimensioni: 13 metri d’altezza, 15 di diametro, 2.000 tonnellate di pietra ollare frantumata (scarto dell’industria edile).
Risultati a 12 mesi: efficienza oltre l’85%, affidabilità del teleriscaldamento al 100%, emissioni climatiche della rete locale ridotte del 70%, consumo di biomassa giù del 60%, uso del gasolio da riscaldamento eliminato.
Capacità di accumulo dimostrata: circa un mese di fabbisogno termico cittadino in estate, una settimana in pieno inverno.
Il numero che nessuno si aspettava
Sauli Antila di CapMan Infra, il fondo che ha co-investito nell’impianto, l’ha detta senza enfasi: la corrente per caricare la batteria, mediamente, l’hanno comprata a un prezzo del 70-80% inferiore alla media dello spot di mercato. In alcuni mesi, oltre il 90% in meno.
Perché alla fine la batteria di sabbia non è solo uno strumento di decarbonizzazione, amici campioni dei commenti Facebook: è un meccanismo di arbitraggio. Carica quando l’elettricità costa pochissimo o nulla, perché vento e sole stanno sovrapproducendo, e restituisce calore quando il calore serve davvero.
Una struttura passiva, sostanzialmente priva di parti in movimento, che lavora contro la volatilità del mercato energetico. Per un’azienda di teleriscaldamento, è la differenza tra subire i prezzi e dettarli.
Si può copiare? Dipende da dove vivi
Perché il sistema funziona così bene a Pornainen, e potrebbe non funzionare uguale altrove? Per tre condizioni, tutte presenti in Finlandia, e tutte assenti in buona parte dell’Italia. Ma non ovunque.
La prima: serve una rete di teleriscaldamento. Mezza Scandinavia ce l’ha, da decenni: da noi è una rarità, concentrata in alcuni capoluoghi del Nord. Senza tubature che già portano acqua calda nelle case, una batteria di sabbia scalda il vuoto.
La seconda: serve sovrapproduzione da rinnovabili a prezzi negativi o quasi, abbastanza spesso da rendere conveniente caricare. La Finlandia ha eolico, idroelettrico e nucleare; noi un mix diverso e una rete che cura meno gli sbilanci stagionali.
La terza: serve una scala minima. Pornainen ha cinquemila abitanti e un’unica centrale termica da decarbonizzare; la cosa è ingegneristicamente leggibile. Una città grande è un’altra storia.
Non sono obiezioni totali, intendiamoci: sto semplicemente osservando una realtà. Dunque, se è vero che per parecchi babbei indottrinati perfino una soluzione del genere era impossibile, è altresí vero che la batteria di sabbia, in versione attuale, è una soluzione per i comuni piccoli e medi del Nord Europa con teleriscaldamento esistente. Non per tutti, non per tutto.
In Italia esiste un cugino interessante, la MGTES di Magaldi a Buccino (Salerno): fa parte praticamente della stessa famiglia tecnologica (sabbia silicea fluidizzata) ma è pensata per il calore di processo industriale (food & beverage, carta, tessile) tra 120 e 400 gradi. L’applicazione è diversa, ma c’è la stessa intuizione di fondo: l’accumulo termico è il fratello povero e onesto delle batterie chimiche, e in molti scenari fa quello che le altre non sanno fare.
Quanto può crescere
Orizzonte stimato: 3-7 anni per impianti repliche nei paesi nordici e baltici, 7-15 anni per una diffusione significativa altrove. Polar Night Energy parla di installazioni future fino a 20 GWh di accumulo, con la sabbia portata a 1.000 gradi.
Ostacoli reali: assenza di teleriscaldamento in molti paesi (Italia compresa, in larga parte), serve sovrapproduzione rinnovabile per rendere conveniente la ricarica, e l’efficienza scende quando si vuole rigenerare elettricità invece che calore (qui resta sotto il 40%).
I primi beneficiari saranno operatori municipali nordici e baltici, poi industria pesante (anche con tecnologie simili, come quella MGTES di cui vi parlavo).
Il tempo è galantuomo
È un fatto: un cilindro di acciaio pieno di pietre tritate ha tenuto in caldo un paese intero per dodici mesi, comprando corrente a meno di un quinto del prezzo medio.
Sissignora la prima batteria-pilota da 8 MWh di Kankaanpää, che abbiamo raccontato nel 2022 con lo stesso commento di sapientoni giudicanti, sembrava un esperimento da fiera della scienza e 3 anni dopo la sua versione adulta gestisce sul serio il riscaldamento di un comune.
E i commenti del giugno scorso, quelli che parlavano di cavolate propagandistiche, oggi sono ancora là sotto l’articolo, datati 52 settimane fa. Internet, per chi sa aspettare, è un archivio paziente.
Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto – Studi e competenze per scenari futuri. Seguilo su LinkedIn
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