Parlamento UE, via libera a Trump per rovesciare Cuba: “la crisi è solo colpa del regime”

Dal blog https://www.lindipendente.online/

19 Giugno 2026 Dario Lucisano

«L’emergenza umanitaria non è il prodotto di alcun embargo esterno, ma la diretta conseguenza del modello e dei fallimenti del regime stesso».

Recita così un passaggio delle premesse della dura mozione su Cuba approvata ieri, 18 giugno, dal Parlamento Europeo. La mozione chiede il rilascio dei detenuti politici nel Paese caraibico e l’attuazione di riforme economiche per aprire Cuba ai mercati.

Nel testo, il Parlamento avanza una lettura della crisi umanitaria interna al Paese, addossando l’intera responsabilità alla repressione del governo verso i cittadini e alla gestione della politica interna, discolpando al contempo gli Stati Uniti e il loro embargo contro l’isola, che dura ormai da oltre sei decenni.

Nel contesto attuale, la mozione fornisce un tacito appoggio alle possibili operazioni militari degli Stati Uniti sull’isola, specie davanti alle continue dichiarazioni di Washington, che da tempo minaccia un intervento armato contro Cuba.

La mozione del Parlamento Europeo è stata approvata ieri con 283 voti favorevoli, 199 contrari e 85 astensioni. In sede di votazione, i parlamentari italiani di PD, M5S e AVS hanno quasi tutti votato contro, eccezion fatta per l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino (Verdi).

Ad astenersi anche i parlamentari della Lega, mentre quelli di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Vannacci hanno votato a favore; a livello europeo, la mozione ha ricevuto l’appoggio pressoché incondizionato del PPE (i popolari di centrodesra, il partito di FI), ed è passata grazie al largo sostegno di ECR (i conservatori, partito di Meloni) e Renew Europe (centristi di area macroniana, in Italia rappresentati dalla sola Pina Picierno, ex membro di spicco del PD); Patrioti per l’Europa (il partito della Lega) si è in larga parte astenuto, così come Europa delle Nazioni Sovrane (il gruppo di Vannacci).

La mozione chiede a Cuba «l’immediato e incondizionato rilascio di tutti i prigionieri politici e di tutte le persone arbitrariamente detenute per aver esercitato i propri diritti fondamentali», esorta l’isola ad attuare riforme per liberalizzare il mercato e minaccia il ritiro dal PDCA, l’accordo di dialogo politico tra UE e Cuba.

Nel testo, i parlamentari lanciano dure critiche a La Havana: secondo l’Eurocamera, Cuba è un Paese pressoché «fallito» a causa delle politiche socialiste implementate nel corso degli ultimi decenni, che tutto quello che avrebbero portato sarebbe fame, malattie, povertà e mancato rispetto dei diritti umani. Ecco perché Cuba deve aprire i mercati e orientare il Paese verso una «transizione democratica».

Il linguaggio che gli eurodeputati riservano a Cuba è degno di quello destinato ai peggiori regimi dittatoriali. L’UE contesta aspramente la repressione interna al Paese e attribuisce alle autorità cubane l’intera responsabilità della crisi che sta vivendo l’isola.

In sei pagine di mozione, l’embargo statunitense viene menzionato in un solo passaggio e con un fine ben preciso: per discolpare gli Stati Uniti. Eppure, le stesse Nazioni Unite, che l’UE cita per parlare della repressione interna a Cuba, hanno affermato a più riprese che a determinare la crisi economica del Paese è proprio l’embargo.

Dopo tutto, il blocco del commercio globale con Cuba imposto da Washington va avanti ormai da oltre 60 anni; a gennaio, dopo il rapimento del presidente venezuelano Maduro, gli USA hanno ulteriormente inasprito la stretta attorno al Paese, imponendo un embargo totale sulle importazioni di carburante dell’isola, fondamentale per fare funzionare proprio quelle cucine e quegli ospedali che, secondo l’UE, non funzionerebbero per colpa dell’amministrazione cubana.

Il contenuto politicamente orientato della mozione arriva in un momento storico particolarmente delicato per l’isola, non solo per la crisi umanitaria tuttora in corso, ma anche per le continue minacce di Trump. Sin dall’indomani del rapimento di Maduro, il presidente degli Stati Uniti ha iniziato ad affermare che Cuba sarebbe stata «la prossima della lista», anche a costo di intervenire militarmente; nei mesi Washington ha dispiegato navi da guerra attorno all’isola e fabbricato prove su un presunto riarmo di Cuba, in quelle che paiono azioni orientate proprio a spianare il terreno per un eventuale intervento militare.

A fine febbraio è arrivata la guerra contro Teheran e Trump ha archiviato la questione de La Avana, pur sempre sottolineando che «dopo l’Iran prenderò Cuba». Una risoluzione dai toni tanto aggressivi che non affronta le responsabilità degli Stati Uniti nella crisi in corso a Cuba e che, anzi, discolpa Washington e critica aspramente le politiche del Paese caraibico non fa che alimentare la narrazione per cui a Cuba – tutto sommato – non sarebbe male una operazione di cambio regime.

L’UE sembra insomma stare fornendo un semaforo verde agli USA nel caso in cui questi volessero prendere l’isola con la forza.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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