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Gianluca Riccio 24 Giugno 2026
Euro digitale approvato in commissione, 43 sì e 14 no. La promessa? Meno Visa e Mastercard. Le banche italiane, intanto, storcono il naso.
Quando passate la carta sul POS, 6 volte su 10 il pagamento esce dall’Europa e fa un bel viaggetto largo: passa per i server di Visa o Mastercard, ad esempio, entrambi americani. È il 61% dei casi, per essere precisi, secondo la BCE. Ed è anche la ragione (ufficiale) per cui è stato varato l’euro digitale: ieri la commissione ECON del Parlamento europeo lo ha approvato, con 43 voti contro 14. Dal 2029, in teoria, la nostra carta parlerà un’altra lingua. Quella di Francoforte.
Lo stesso pomeriggio, dall’altra parte dell’Atlantico, il Senato americano votava un divieto quadriennale per qualunque moneta digitale di banca centrale. A quanto pare, Trump ha scelto le stablecoin private agganciate al dollaro, e “para” il colpo con largo anticipo. Nel 2022 raccontammo qui che la proposta sarebbe arrivata entro pochi mesi: ci è voluto molto più tempo ma eccola, quattro anni dopo, al voto in Commissione.
Cosa sarà davvero l’euro digitale
Niente bitcoin europeo, ve lo potete scordare: come potete scordarvi la blockchain libera. L’euro digitale è una moneta pubblica emessa dalla BCE, che il cittadino tiene in un portafoglio digitale dedicato e usa per pagare online o offline. Il valore è identico a quello della banconota: un euro digitale uguale un euro di carta. La novità non è il prodotto, ma il fornitore. Oggi quando paghi con Apple Pay, i soldi sono in un conto bancario e l’autostrada è di Visa; col nuovo sistema i soldi saranno direttamente moneta della Banca Centrale, e l’autostrada di Francoforte. La distribuzione, però, resta alle banche commerciali: l’app la apriranno loro, con tanto di commissioni.
Interessante la funzione offline: pagamenti da telefono a telefono senza connessione, con la stessa privacy del contante. Bello, almeno sulla carta. L’advisor BCE Alessandro Giovannini ha aggiunto un dettaglio che il comunicato non dice: se perdi il telefono con dentro gli euro digitali offline, quei soldi non li recuperi più. Come se ti scivolasse il portafoglio sotto un tram.
I numeri che banche e BCE raccontano diversi
Occhio a questo paragrafo, che qui si scoprono le carte. Le tre federazioni bancarie europee, in uno studio commissionato a PwC, hanno calcolato che adeguarsi all’euro digitale costerà al settore 18 miliardi di euro nei primi quattro anni. La BCE dice che ci vorranno “solo” 4-5,8 miliardi: un terzo del conto. La differenza, dice Francoforte, la fa il modello di compensazione; i banchieri invece rispondono che PwC ha contato cose che la BCE si è “dimenticata” di considerare, dall’offline ai costi operativi a regime.
C’è poi un numero che ancora non c’è, ed è il più importante di tutti: il limite di tenuta, cioè quanti euro digitali ogni cittadino potrà conservare nel portafoglio. Lo deciderà la Commissione su proposta della BCE, e regola da solo il rischio sistemico più temuto dalle banche: la fuga dei depositi. Se il tetto sarà 3.000 euro a testa, saremo dentro un esperimento controllato; se diventa 10.000 le banche commerciali inizieranno ad avere fastidio. Il regolamento approvato, guarda un po’, non scrive ancora il numero. E rinvia il problema. Vedremo.

Sovranità… “fino a un certo punto” (cit.)
La parola che si è sentita più volte in commissione è “autonomia strategica”. Difficile darle torto, in un anno in cui le sanzioni americane contro magistrati europei hanno mostrato cosa significa avere i binari del denaro in mano altrui. Ma “sovranità” è una parola grossa, e l’euro digitale la realizza solo a metà: l’infrastruttura sarà BCE, l’app la fa la tua banca, il telefono è Apple o Google. Senza una sovranità sui dispositivi e sui sistemi operativi, una parte del binario continua a passare oltreoceano. È una battaglia parallela a quella per un indice di ricerca europeo, e va combattuta su quei fronti.
In sintesi: l’euro digitale arriva nel 2029 per liberarci dalla dipendenza americana sui pagamenti. Per farlo ci servono cinque anni, ventuno governi, e una cifra di costo che balla di tre volte a seconda di chi la racconta. Intanto Visa e Mastercard continuano a fare il 61% del lavoro, e Tether emette stablecoin agganciate al dollaro alla velocità di Silicon Valley. Oggi battagliamo a metà strada tra gli annunci e la realtà. Tra 5 anni vedremo se l’Europa, partita seconda, ha imparato a correre. O se starà ancora discutendo del limite di tenuta in una sala di Strasburgo.
I tempi reali, oltre il comunicato
Orizzonte stimato: 3-4 anni per il lancio operativo, se nessuno mette il piede sul freno.
Cosa serve adesso: voto in plenaria a Strasburgo a inizio luglio, summit con i 27 Stati membri entro fine anno, programma pilota nel 2027 con commercianti selezionati, emissione potenziale nel 2029. Chi ne beneficia per primo: i commercianti, con commissioni (almeno quelle annunciate) più basse di Visa/Mastercard. La BCE ci lavora dal 2021: scrivemmo qui i primi annunci. Il limite di tenuta, ancora non deciso, è il dettaglio politico che farà la vera battaglia nei prossimi mesi.
Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto – Studi e competenze per scenari futuri. Seguilo su LinkedIn
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